Schmid: la moda sostenibile, primavera/estate 2020

Dopo aver consolidato le proprie scelte stilistiche, in questo periodo dell’anno i principali brand del settore Shoes&Bags stanno concludendo la produzione delle collezioni che presenteranno per la primavera/estate 2020. Con un salto nel futuro, siamo già in grado di dare uno sguardo alle tendenze che influenzeranno il mercato degli accessori per la prossima stagione. Un fatto è certo: un ritorno alla longevità, alla memoria e al folklore cercherà di superare il fast fashion, riportando la moda a una dimensione più essenziale. Il “mantra”? Sostenibilità. Rispetto dell’ambiente, riduzione nell’utilizzo delle risorse, produzioni “green”, attenzione alle modalità di lavorazione e alle condizioni in cui operano i produttori.


Schmid: la moda sostenibile, primavera/estate 2020

Un’estetica vera, dalle linee semplici e dirette dominerà la ricerca dell’outfit ideale, con la moda “sostenibile” come grande protagonista del prossimo anno. Come hanno dimostrato gli oltre mille brand presenti a Pitti Uomo 2019, l’attenzione sarà tutta orientata verso l’ambiente e, più in generale, verso il mondo green: dalle cravatte ricavate dalla fibra degli agrumi di Marinella, al piumino interamente riciclabile di Save the Duck, dalle sneakers Yatay prodotte con metodi altamente sostenibili, alle maglie Cividini realizzate con macchine rigorosamente spinte a mano.
Alla sostenibilità Ralph Lauren ha dedicato la sua strategia per i prossimi anni identificando i sedici obiettivi che guideranno la maison, all’insegna dell’impegno ambientale e sociale. Tra questi, utilizzare materiali al 100% sostenibili e ridurre l’emissione di gas serra. Ma anche azzerare le disparità di genere in azienda, dare impulso alla circolarità e all’inclusione.


Schmid: la moda sostenibile, primavera/estate 2020

Perché il concetto di sostenibilità non si collega solo al green, che anzi rischia di essere un concetto riduttivo e una via d’uscita “facile”. La vera sostenibilità è a tutto campo e deve includere anche la sfera sociale ed economica dell’impresa. Come spiega Paolo Ciccarelli, CEO di Schmid: «La sostenibilità nella moda è certamente un fenomeno che sta esplodendo ma non deve riguardare solo il prodotto, quanto essere un modello di fare impresa. Sostenibile dal punto di vista ambientale, ma che tenga anche conto del lato sociale e aziendale.  Se è certamente stimolante riciclare i prodotti naturali per farne dei tessuti, altrettanto importante è adottare modelli produttivi che garantiscano la sopravvivenza e lo sviluppo delle aziende, soprattutto di quelle medio-piccole che più difficoltà avranno ad adeguarsi a questa esplosiva domanda di sostenibilità e di eco-compatibilità. Se non saremo in grado di bilanciare queste esigenze, insieme alle aziende che faranno fatica ad adeguarsi, perderemo anche quel patrimonio di creatività che negli anni ha reso grande nel mondo il nostro Made in Italy».


Schmid: la moda sostenibile, primavera/estate 2020

Quindi sostenibilità ecologica, certo, ma anche sociale, recuperando il ruolo anche “etico” del fare impresa, tanto più importante in un settore caratterizzato da consumi compulsivi e da prezzi spesso scollegati dal valore intrinseco dei beni. «Serve un modello che sappia rispettare l’ambiente nel suo complesso, incentivando non solo l’aspetto green, ma anche spingendo verso filiere produttive sane, con esternalità positive sulle aree di riferimento, valorizzando la creatività e la produzione locale di qualità e aiutando dove le piccole imprese non possono farcela da sole» continua Ciccarelli. «Infine, mi piace pensare che esista anche una “sostenibilità nel tempo” che possa gestire in modo sano i passaggi generazionali, nell’interesse di tutti gli stakeholders che ruotano nel complesso ecosistema dell’impresa».

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