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Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
13 feb 2018
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Zadig & Voltaire fa del girl power ispirandosi al movimento 'Me Too'

Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
13 feb 2018

Significativa vittoria francese a Chelsea, mentre il cielo tornava blu a Manhattan e Zadig & Voltaire metteva in scena una collezione “Girl Power” ruggente, energetica, dallo spirito davvero forte, e con un tocco di emancipazione femminile tratta dal recente movimento ‘Me Too'.

Zadig & Voltaire - Autunno-Inverno 2018/19 - Prêt-à-porter donna - New York - Instagram


L’idea alla base della collezione è quella della ragazza che pesca nel guardaroba del suo fidanzato, ma trasformando ogni capo trovato in qualcosa di audace.
 
L'atmosfera è stata impostata già prima dello show, quando c’è stato praticamente un pandemonio nel momento in cui Naomi Watts e poi Natalia Dyer, star della serie fantascientifica di Netflix “Stranger Things” sono arrivate tra il pubblico. La coppia di attrici ha fatto diventare frenetici i paparazzi, che si sono schiacciati in una calca degna di una mischia del Sei Nazioni di rugby dentro al Cedar Lounge a Chelsea. Su ogni seduta, era posata una delle magliette disegnate dal fotografo italiano Micol Sabbadini per la capsule collection di marzo 2017 “Women’s March”, i cui proventi vanno tutti all'organizzazione 'Every Mother Counts'.

Una volta ristabilito l’ordine, il cast di modelle è apparso dalle quinte, guidato da una bellezza bionda in una tuta da Avengers - la zip giù, e il reggiseno in vista – seguita da una festaiola party girl che indossava un giaccone da pilota oversize di montone, un abito t-shirt e collant di pizzo.
 
Giacche doppiopetto Principe di Galles erano prese in prestito dal proprio amante e indossate come mini-abiti da cocktail; un look dinoccolato e per donne dalle gambe lunghe, e tanto meglio così. Era tutto molto spinto e osé, ma mai cheap o volgare. Una collezione equilibrata e intelligente.
 
Non che gli uomini di questo défilé co-ed fossero tipi schivi; il loro stile era caratterizzato dalla giacca di tartan rossa in falso montone con grandi tasche che sembrava pregare di essere indossata dal chitarrista di un gruppo rock.
 
C’è stato persino un momento “Trash & Vaudeville” (dal nome del leggendario negozio newyorchese di culto per il movimento punk e le controculture, ndr.) fatto di grandi tessuti stampati con gatti, utilizzati su abiti, stivaletti e borse da motociclista, che avrebbero potuto essere pacchiani, e invece finivano per essere divertenti.
 
“Vestiti da boyfriend, certamente, ma con un tocco femminile”, ha sorriso la designer Cecilia Bonstrom, pochi secondi prima che un'enorme folla di fan si riversasse nel backstage prendendolo d’assalto.
 
Ne è seguito un fragoroso applauso per la stilista svedese, che sta lavorando per un marchio parigino mentre dà all’immaginario americano un tocco europeo continentale; un grande show, che ha un po’ riacceso una New York Fashion Week altrimenti piuttosto mediocre.

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