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Pubblicato il
21 giu 2013
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Xavier Clergerie:"Ci piacerebbe che il Pitti Uomo aderisse alla nostra partnership europea"

Pubblicato il
21 giu 2013

Xavier Clergerie, incontrato al Pitti Uomo, conferma di aver chiesto al salone italiano di aderire alla partnership avviata fra il Who's Next e i saloni di Copenhagen. E descrive cosa si aspetta dal salone di Parigi, in particolare in termini di presenze.

Xavier Clergerie (Foto: Pixel Formula)


FashionMag: Durante il Pitti Uomo, lei ha incontrato Raffaello Napoleone, il patron di Pitti Immagine e quindi del Pitti Uomo. E' stato d'accordo per unirsi alla partnership che avete recentemente annunciato insieme ai saloni di Copenhagen?
Xavier Clergerie: Noi glielo abbiamo proposto e io gliene ho riparlato, ma oggi nulla è stato concluso. Comunque è normale sperare di integrare il Pitti in questa partnership europea. Siamo vicini alla filosofia che promuove la fiera fiorentina.

FM: Perché questo avvicinamento fra saloni europei?
XC: Ci sono molte ragioni. Certamente, tutto ciò consente di discutere e comunicare a livello europeo, internazionalmente. Però, bisogna anche comprendere che i nostri saloni, leader nei loro Paesi, non si possono esportare. Saremo sempre meno validi, più piccoli, lontano da Parigi, per parlare per esempio del Who’s Next. E' per questo che, fra le altre cose, abbiamo scelto di non far proseguire il salone The Train a New York, che aveva lanciato Prêt-à-porter Paris. L’immagine che si dà in questo caso non è delle migliori. Bisogna semplicemente che noi riusciamo ad attirare in Europa buyer da tutto il mondo. Non necessariamente tutti i buyer, ma i migliori, i più alla moda. Questo è sostanzialmente l'obiettivo della collaborazione. Se si trattasse di proporre loro solamente i prodotti che trovano nei loro Paesi, a cosa servirebbe? Per esempio, i buyer migliori vengono a Parigi a trovare dei prodotti diversi. Bisogna dunque stimolarli a venire e partire da questo saper proporre loro ciò che cercano.

FM: Tra pochi giorni, Parigi ospiterà molti saloni, fra i quali il vostro, Who’s Next Prêt-à-Porter Paris. Che cosa vi aspettate? Temete la crisi economica?
XC: Non voglio insegnare nulla. I dettaglianti non hanno mai conosciuto una stagione come questa. Le nostre équipe, e io stesso, siamo andati a incontrare dei retailer in Francia. Il sentimento generale che è emerso è che i dettaglianti si sono in un certo senso pentiti di comprare in funzione del fatturato che pensano di fare e non sulla base dei loro gusti e desideri. Molti di loro ci hanno espresso il loro desiderio di trovare dei prodotti “eccezionali”. Quindi, non siamo troppo preoccupati riguardo ai visitatori. I retailer hanno bisogno di uscire dal guscio, di scoprire prodotti nuovi. I migliori punti vendita evolvono anche verso il lifestyle con un nuovo mix di prodotti. La fiera deve saper rispondere a questa richiesta.

FM: Cioè?
XC: Senza alcun dubbio, dobbiamo tendere ad andare sempre più oltre il vestito. Noi lo facciamo già da molto tempo al Who’s, con Première Classe e lo sviluppo del settore accessori. Ma bisogna sviluppare quest'idea ancora maggiormente. Peraltro, andremo ad inserire in questa sessione del salone un 'Who’s Next Shop', che metterà in primo piano temi di interesse di tutta la comunità con influssi messicani, visibili anche nella comunicazione del salone, e riferimenti al naturale, ovviamente all'abbigliamento, ecc. Si sta percependo in questo momento un bisogno di dare rilevanza ai vestiti. Oggi una boutique per guadagnare deve riuscire a far immergere il consumatore nel suo universo.

FM: Vi siete imposti un obiettivo, una sfida al momento dell'acquisto di Prêt-à-porter Paris, cioè aumentare la percentuale dei visitatori stranieri. A quale punto siete?
XC: Oggi le presenze straniere sono passate dal 35 al 40%. E il dato continua a crescere. Riceviamo sempre più visitatori dell'Europa del Nord, stiamo esplorando i paesi dell'Europa dell'Est. Tuttavia, è evidente, sarà necessario che dietro alla progressione della percentuale di stranieri non si nasconda un calo delle presenze francesi. L’effetto sarebbe automatico, ma questo non è certamente il fine che ci prefiggiamo! Ovviamente, il nostro obiettivo è anche che il numero totale delle presenze aumenti.

Bruno Joly (Versione italiana di Gianluca Bolelli)

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