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Ansa
Pubblicato il
12 dic 2014
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Valentino imbianca New York

Di
Ansa
Pubblicato il
12 dic 2014

È tutto bianco e leggero in passerella, come lo zucchero a velo, come la neve sottile che scende su New York. Il primo ad alzarsi, anzi a scattare in piedi per applaudire commosso, è proprio Valentino Garavani, il fondatore del marchio che oggi continua a camminare sulle strade più eleganti del mondo grazie a quelli che lui chiama "i due fantastici ragazzi", Maria Grazia Chiuri e Pier Paolo Piccioli.

Foto: Ansa


Siamo in una sala immacolata e abbiamo appena finito di ammirare, insieme con 600 ospiti, una collezione d'alta moda, apparentemente semplice ma lavoratissima, declinata in tutte le sfumature del bianco, creata appositamente per questo evento newyorkese: i due stilisti - non proprio ragazzi, ma con coniugi e figli anche grandicelli - hanno preparato tutto con "la cura di una bottega dell'arte italiana".


L'idea di dedicare a New York un'intera inedita collezione di haute couture - 47 uscite in passerella - ha preso forma lo scorso marzo, questo per dire quanto a lungo sia stato preparato l'evento.


Siamo sulla Madison Avenue, al prestigioso indirizzo che per cinquant'anni è stato del Whitney Museum (ora trasferito nel nuovo edificio di Renzo Piano) e che tra poco ospiterà la collezione contemporanea del Metropolitan: una costruzione disegnata da Marcel Brauer, tutta cemento, spoglia ma bellissima. Qui la maison Valentino ha deciso di ambientare non solo la presentazione dell'evento Fornasetti (cinque oggetti d'arredo esibiti fra musica, visioni, sensazioni) ma anche la sfilata bianca in una sala bianca.


Il riferimento è all'omonimo salone di Palazzo Pitti dove nacque il rinascimento moderno della moda italiana, ma la suggestione del bianco viene da un insieme di ispirazioni.


Fu proprio Valentino a creare, quasi mezzo secolo fa - era il 1968 - una collezione bianca rimasta storica. Maria Grazia e Pier Paolo hanno mescolato la loro memoria con quella del brand, ma senza nostalgie. La collezione odierna non ha stagione, non è invernale e non è estiva, ma ha tante icone di riferimento: sono quelle donne che lo scrittore Truman Capote chiamava "i miei cigni": erano le "socialite" del suo tempo, le signore affascinanti e dal lungo collo aristocratico come quello di Marella Agnelli (qui ricordata con un abito bianco stucco, in tela di lana e seta) o la mitica Babe Paley, come anche Gloria Guinness e CZ Guest.


La sfilata Valentino le cita una per una, ogni uscita un nome: ci sono le Vanderbilt, Rothschild, Campbell, non mancano Mona Bismarck, Millicent Rogers e la Begum Aga Khan, icone di eleganza Valentino. È ovviamente citata Jackie Onassis, con una cappa in cashmere che sembra quasi un marmo di Carrara tutto venature, portata su un abito di mussola e pizzo.


Chiarore e luce, fiorellini di pelle come plumetis sull'organza, cashmere double o infeltrito e a taglio vivo, lievi motivi con logo nella trama, abiti che sono solidi sul bustino ed evanescenti nel pizzo della gonna, cappe grafiche e silhouette monacali alternate a romantici accostamenti anche molto nudi, con schiene scoperte e garbati reggiseni sotto il pizzo virginalr. E ci sono gli accessori essenziali come i mocassini bianchi con tacco in metallo dorato, ispirato a Brancusi, l'artista per il quale "la semplicità è una complessità risolta".


"È la prima volta che facciamo qualcosa di così importante qui a New York - dicono Maria Grazia e Pier Paolo - e abbiamo voluto dedicare la collezione alle donne americane che hanno fatto grande e internazionale il marchio Valentino. È stata una sfida realizzare un abito che potesse competere con quello famoso, a fiori, di Marisa Berenson, e che fosse altrettanto eclatante ed elegante, ma senza nostalgie verso il passato. Il bianco è una scelta importante, è un colore molto couture, esalta i dettagli e le lavorazioni, e rappresenta anche un genere di glamour molto americano".


E infatti l'uscita finale è un omaggio a New York e alla pop art, con un prezioso intarsio di cashmere candido, un disegno che crea un effetto camouflage ton sur ton, ma che, a osservarlo bene, rivela le lettere che formano un "Love NY".

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