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Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
5 mar 2018
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Thom Browne e il suo sviluppo internazionale spiegato da Rodrigo Bazan

Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
5 mar 2018

Se c’è uno stilista che può vantare un successo indiscutibile in questi ultimi anni, quello è Thom Browne, che ha presentato il suo ultimo défilé a Parigi la scorsa domenica. Dopo aver debuttato come sarto eccentrico in un piccolo atelier del Meatpacking District, che produceva abiti per liceali riservati a una ristretta élite, la sua griffe è oggi una delle più influenti d’America, ed un’azienda fiorente. L’argentino Rodrigo Bazan è stato assunto due anni fa come amministratore delegato del brand.

Rodrigo Bazan - Photo: Thom Browne


Thom Browne costituisce un eccellente esempio del modo in cui oggi sia ancora possibile creare un nuovo impero della moda su scala mondiale. E il suo periodo di maggiore crescita è coinciso con l’arrivo di Rodrigo Bazan, che ne è diventato CEO il 1° maggio del 2016, dopo aver lasciato un incarico simile da Alexander Wang.
 
“Ho lasciato un lavoro il venerdì sera, e ho cominciato il nuovo il lunedì mattina seguente. Ma mi ero informato bene”, ricorda Rodrigo Bazan, che ha trascorso due weekend a guardarsi tutte le sfilate di Thom prima di approdare da Browne.

Tre mesi più tardi, ha presentato un piano di espansione con la chiave per il futuro: trovare un sistema di collegamento diretto con il consumatore. Al suo arrivo, Thom Browne otteneva il 75% delle vendite all’ingrosso. Ora il marchio è disponibile in 300 punti vendita nel mondo per l’uomo, e 200 per la donna. Ma in termini di negozi, tra flagship store e concessioni in Giappone o in Corea, l’azienda possiede 29 vetrine. Rodrigo Bazan ha promesso di aprirne sei in più nel 2018, e che proseguirà la forte crescita in doppia cifra della società. Secondo fonti di mercato, Thom Browne ha raggiunto la soglia simbolica dei 100 milioni di dollari di vendite nel 2016, per poi crescere ancora del 25% nel 2017.
 
“Costruire una rete distributiva per completare le vendite wholesale permette di svilupparsi in modo più duraturo. E abbiamo un’azienda davvero internazionale, che lavora per il 30% in Nord America, per il 40% in Europa, e per il 30% in Asia”, rivela Bazan.
 
"Non abbiamo necessariamente bisogno di negozi giganteschi, come a Milano, dove ci avvaliamo una posizione favolosa, vicino all’hotel Four Seasons. Ciò di cui abbiamo bisogno sono location dalle dimensioni giuste, e che le si associ alla tecnologia. Abbiamo ingrandito il negozio di NYC per includervi le linee femminili, e abbiamo istituito una gestione con una filiale in Giappone, dove apriremo più negozi in concessione dedicati alla donna”, spiega il manager, tornando su un’annata 2017 incredibilmente densa.
 
“Siamo passati da 16 a 29 monomarca in due anni, e sono tutti redditizi, nessuno escluso”, si entusiasma.
 
Nato in Argentina da padre spagnolo e madre italiana, Rodrigo Bazan ha studiato all’UCSD di San Diego, prima di andare a lavorare da Motorola a Londra all’età di 24 anni.
 
Dopo aver letto un reportage di “Time Magazine” nel gennaio 2001 su Domenico De Sole e Tom Ford, che raccontava “come uno stilista incredibilmente dotato e un CEO visionario hanno rimesso in piedi un’azienda sull’orlo del fallimento chiamata Gucci”, ha sentito il richiamo del lusso.
 
Tre mesi dopo, era consulente finanziario del gruppo Gucci a Firenze, in un periodo di massiccia espansione, grazie alla joint venture con Stella McCartney e all’acquisizione di Alexander McQueen e Balenciaga. Un anno dopo, è stato nominato direttore finanziario di McQueen, a Londra, a soli 27 anni, e sotto gli ordini della CEO Sue Whitley.
 
In un altro anno si è messo a dirigere i negozi, poi il team delle vendite all’ingrosso, poi a gestire le licenze, ma nel 2007 ha deciso di dirigere gli affari europei di Marc Jacobs, approdando così nel gruppo rivale LVMH, tre anni dopo che Domenico de Sole e Tom Ford sono stati messi alla porta da Gucci da parte dei proprietari francesi.
 
Nel dicembre 2010, Rodrigo Bazan era stato assunto da Alexander Wang come presidente. Lavorando per questo brand, Bazan ha apportato pratiche professionali a un'azienda a conduzione familiare, sviluppato una rete di 27 negozi quando al suo arrivo non ce n’era nessuno, creato un sito di vendite online e fatto collaborare il marchio con H&M.
  
Oggi vive a Tribeca, in Franklin Street, vicino allo store di Thom Browne, che gestisce dalla sede situata sulla Settima Avenue.
 
Rodrigo Bazan ha anche firmato un accordo strategico con Farfetch, e ha spostato una parte significativa delle sue sfilate a Parigi. “Era un passo chiave per il nostro marchio. Il brand è capito meglio a Parigi, e noi vendiamo per il 70% fuori dal Nord America, il che vuol dire che tocchiamo dei clienti e dei media che non passano molto tempo a New York”, spiega.
 
Thom Browne ha lanciato la propria griffe nel 2001, diventando in seguito lo stilista dell’anno di moda uomo per il CFDA nel 2006 e nel 2013. Nel 2016, Sandbridge Capital ha acquisito una partecipazione dominante nella società, comprata da Stripe International in Giappone, il primo sostenitore del designer, mentre Browne ne possiede "una quota considerevole". Sandbridge, il cui partner di gestione Ken Suslow è anche presidente di Thom Browne, ha investito anche in Derek Lam, Rossignol, Topshop e Karl Lagerfeld. Aspettatevi ancora più crescita da questa casa di moda.

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