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Pubblicato il
22 feb 2012
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Sonia Rykiel nel giro di Fung Brands: è fatta

Pubblicato il
22 feb 2012

Fung Brands è ormai ufficialmente l'azionista di maggioranza di Sonia Rykiel. Dopo che l'annuncio dell'acquisto imminente dell'80% delle azioni della casa di moda era stato reso pubblico alla fine del mese di gennaio, i protagonisti della trattativa hanno confermato oggi l'esistenza di quella che definiscono "un'alleanza". Conservando il 20% delle quote della società, la famiglia Rykiel (sempre rappresentata da Nathalie Rykiel, figlia della fondatrice), resta, secondo le sue parole "un azionista importante, ma soprattutto molto attivo". Colei che in precedenza era la presidentessa di Sonia Rykiel è diventata adesso vicepresidente del consiglio d'amministrazione, mentre Jean-Marc Loubier, presidente del fondo Fung Brands, ha acquisito la guida dello stesso CdA.


Nathalie e Sonia Rykiel.

Intervistata da FashionMag.com, Nathalie Rykiel si è detta guidata in questa decisione dalla “sua ambizione per la maison. L'ho condotta più lontano che potevo tutta da sola”, ha dichiarato. “Oggi, per continuare a far crescere un marchio dotato di un DNA e di un'immagine tanto forti, avevamo bisogno di un supporto strategico e dunque di un azionista di spessore”. La forza d'urto di Fung Brands è dimostrata dal fatto che i suoi proprietari, la famiglia Fung, azionista di maggioranza anche del grande gruppo Li & Fung, hanno già mostrato in precedenza le loro ambizioni con l'acquisto in questi ultimi anni del brand Robert Clergerie, del pellettiere Delvaux e dell'italiana Cerruti.

Il fondo, guidato da Jean-Marc Loubier (ex Louis Vuitton, Céline, Escada), intende posizionare Sonia Rykiel come marchio globale, ancor più internazionale (oggi l'export rappresenta il 50% del fatturato), pronto a far concorrenza ad aziende più grandi. “Questa storia di famiglia è ben nota e ha vasta eco un po' dappertutto nel mondo”, afferma Jean-Marc Loubier, “c'è dunque un potenziale espressivo molto grande. La conquista geografica consisterà nel rendere più densa la presenza internazionale del marchio negli Stati Uniti per esempio, ma anche in Asia o nelle grandi nazioni europee”, puntualizza il dirigente.

Prima di tutto questo, Jean-Marc Loubier annuncia che bisognerà "garantire la solidità della proposta, della prima linea, che è imprescindibile, della contemporanea (Sonia by Sonia Rykiel) che deve essere al centro dell'attenzione, ma anche del settore accessori".

“Oggi, la forza della maison è certo rappresentata dal prêt-à-porter”, afferma Nathalie Rykiel, ma occorrerà sviluppare gli altri segmenti, come la pelletteria, i gioielli o a calzatura in modo che non siano più solamente dei complementi, ma possano esistere da soli". L'obiettivo manifesto di Fung Brands è quello di raddoppiare il fatturato di Sonia Rykiel, al momento costantemente cristallizzato da cinque anni a questa parte a poco meno di 90 milioni di euro.

Non è stato per ora annunciato alcun cambiamento di organigramma. "Lavoreremo fianco a fianco con Jean-Marc Loubier, io continuerò ad apportare la mia visione strategica e artistica", sottolinea Nathalie Rykiel. Rispetto alla questione del conservare o meno la direzione artistica che le faceva supervisionare il lavoro di April Crichton, direttrice creativa: “Non siamo ancora entrati nel dettaglio dei titoli esatti”, dice la Rykiel, “ma come dicevo, continuerò a dare il mio contributo artistico alla maison".

L'ammontare della transazione non è stato comunicato, ma Nathalie Rykiel ha spiegato perché alla fine ha scelto un candidato per una quota di maggioranza, piuttosto che di minoranza, come paventato in un primo tempo. "Non si devono fare le cose a metà. Studiando i dossier, mi resi conto che i soci di minoranza avevano una visione di breve periodo", ha spiegato.

Infine, a coloro che si rammaricano del passaggio di questa casa di moda molto parigina nell'orbita di un fondo di Hong Kong, Nathalie Rykiel ha voluto rivolgere un messaggio rassicurante. "Se noi li abbiamo scelti, è anche perché l'incontro con Jean-Marc Loubier e Victor Fung (uno dei due fratelli proprietari, ndr) mi ha confortato nell'idea che sono più che consapevoli che la forza della maison è che sia francese. Tuttavia, non ci si può più permettere di avere una visione esclusivamente franco-francese dell'epoca che stiamo vivendo se si vuole avere un proprio spazio sul mercato del lusso. E non si sente nessuno citare l'esempio di Lanvin, che pure è una delle più valide maison francesi, e che ha ottenuto successo grazie a un formidabile Alber Elbaz, ma soprattutto grazie a una grande businesswoman di Taiwan..."

Anaïs Lerévérend (Versione italiana di Gianluca Bolelli)

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