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Pubblicato il
3 lug 2018
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Simon Cracker punta sulle collaborazioni, l’e-commerce e l’Asia

Pubblicato il
3 lug 2018

Simon Cracker è il marchio di abbigliamento e accessori Uomo/Donna fondato nel 2010 dallo stilista cesenate Simone Botte, classe 1985, graphic designer di formazione, ma passato quasi subito alla creazione moda; una moda, la sua, intrisa d’ispirazioni artistiche. Per il suo marchio, Botte punta ora sui contatti stabiliti in Asia, sull’e-commerce e sulle tante collaborazioni creative che ha in cantiere.

Simon Cracker, PE 2018


Botte vanta precedenti collaborazioni, partite nel 2006, con la Central Saint Martins, la UAL - University of the Arts London, e come stylist, social media director e direttore artistico per vari designer emergenti (tra gli altri Alessia Giacobino, Jo No Fui, Who's Who, Mariù De Sica, MSGM), ma prima di tutto come grafico delle texture per la sua concittadina Camac, azienda che opera da oltre 30 anni nella fornitura di servizi di stampa per la moda, e nella produzione e distribuzione di abbigliamento promozionale.
 
“Dopo anni in cui non avevo le idee chiare su quale strada prendere, nel 2010 ho lanciato la mia linea sartoriale composta da accessori e abbigliamento”, racconta Simone Botte. “Venni selezionato quell’anno tra i nuovi talenti emergenti alla Settimana della Moda di Parigi, trovando buyer di Hong Kong e Giappone, dai quali il mio marchio è ancora venduto, mentre in Italia Simon Cracker si trova solo sull’e-shop, attivo in tutto il mondo”.

Simon Cracker, Resort Collection 2019


Simone Botte, che è stato anche editor e fotografo per la rivista “Moh Magazine” e oggi per “Cup Mag”, punta molto sulle collaborazioni, la principale delle quali è stata con Kappa (“Simon Cracker Destroys Kappa”, per la PE 2018). “Una partnership artistica fatta di 8 outfit: volevano vedere come reinterpretavo il marchio. Ho creato allora una collezione in stile sartoriale-punk, che presentava per esempio giacche crop con la classica banda laterale Kappa riprodotta su un completo elegante”. La linea concepita dallo stilista romagnolo ha riscontrato l’interesse di Kappa Cina, con cui ha stabilito dei contatti, anche per aprire potenzialmente dei corner. “Vedremo cosa succederà”, incrocia le dita Botte.

Altra collaborazione è quella con Thomas Mennell, stilista inglese che produce scarpe, borse e gilè. Questi ultimi sono tutti pezzi unici fatti a mano il cui retro è realizzato con sete e altri tessuti molto particolari. Dopo una prima calzatura dallo stile alquanto giapponese, Botte e Mennell hanno allo studio altri modelli di scarpe di materiali diversi e quasi sicuramente una serie di gilé.

Simone Botte (Simon Cracker) con alcune sue creazioni - G.B.-FashionNetwork.com


Non manca la collaborazione con il marchio di t-shirt e zainetti streetwear Ansia. Simone Botte ha creato una linea di magliette in edizione limitata di 7 pezzi destrutturati e rimontati per il brand, anch’esso romagnolo e nato nel 2010, che sta per uscire e che in una prima fase sarà distribuita quasi certamente solo tramite l’e-shop.
 
La collezione ‘commerciale’ di Simon Cracker si compone invece di 20 capi, “ma da 4 anni mi sono buttato su un’altra linea artistica che per me è come un figlio, se così si può dire, che non mi dà risultati commerciali, ma nella quale posso sbizzarrirmi ed esplodere in tutto me stesso raccontando le mie emozioni e memorie”, puntualizza lo stilista.

La calzatura in collaborazione con Thomas Mennell -G.B.-FashionNetwork.com


“Pezzi estremi, dalle interpretazioni stilistiche molto libere, tra materiali moderni, capi ispirati alle tende e alle tappezzerie delle vecchie case, influenze denim e streetwear, che mi hanno portato ad essere invitato alla Fashion Week della Lituania, a un contest a Lodz e a Fashion Clash (manifestazione che mescola arte e moda, quindi proprio la mia essenza) a Maastricht”, rivela lo stilista. “Sono creazioni che piacciono tanto alla stampa specializzata, ma che faticano ovviamente ad essere messe in evidenza dai dettaglianti fisici italiani, così poco coraggiosi nel proporre capi diversi dal solito. Comunque sento odore di cambiamento anche in Italia, dove sto vendendo più di prima negli ultimi tempi”.
 
Con un fatturato aumentato del 50% l’anno scorso, non solo grazie all’e-commerce, ma al fatto che la linea realizzata con Kappa ha fatto conoscere il marchio in Asia, Simon Cracker continuerà a produrre le sue creazioni nel suo atelier sartoriale di Cesena.

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