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Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
24 lug 2017
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Renzo Rosso ha fatto o no un’offerta per Belstaff?

Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
24 lug 2017

Negli ultimi tempi si è parlato molto di Jimmy Choo, visto che il gruppo JAB Holdings, da cui il marchio dipende, si prepara a liquidare i suoi marchi di lusso. Ma nell’ultimo weekend, tutte le conversazioni nell’ambiente vertevano sul futuro di Belstaff.

Belstaff


Tutto è partito da un reportage del quotidiano inglese “The Sunday Times”, il quale annunciava che il potente gruppo italiano OTB, diretto da Renzo Rosso, aveva intenzione di comprare il marchio di origine britannica. Altri articoli hanno immediatamente smentito la notizia – chi dice la verità, chi dice il falso?
 
Se Rosso fosse davvero interessato, si aggiungerebbe un altro grande nome a uno dei gruppi più dinamici nel settore del lusso, visto che attualmente Only The Brave possiede Marni, Maison Margiela e Viktor & Rolf. E darebbe un’accresciuta visibilità a Belstaff.

Non dimentichiamo però che le recenti acquisizioni di OTB, come Marni, riguardano marchi che si trovano in una situazione e posizione migliori di quelle di Belstaff oggi. JAB ha comprato Belstaff per circa 100 milioni di sterline nel 2011, e anche se l’importante gruppo austriaco non pubblica cifra disgiunte per ogni brand, sembra che il marchio sia in perdita. A dire il vero, quando la sua possibile vendita è stata paventata lo scorso anno, alcuni anlisti hanno addirittura suggerito che il brand potrebbe essere venduto per soli 3 milioni di sterline (stima che altri specialisti giudicano molto sottovalutata...).
 
Il marchio è in vendita, come Jimmy Choo o Bally, perché la ricchissima famiglia Reimann, che vive in Germania, vuole concentrare i propri investimenti nei settori della ristorazione e della bellezza, scelta che non sorprende, in quanto questi comparti oggi sono molto più redditizi.
 
Renzo Rosso e il suo team sarebbero proprietari ideali per il brand Belstaff: hanno più volte provato che il loro sapiente mix di creatività, marketing e senso commerciale è capace di rendere nuovamente profittevoli i marchi di cui si occupano.
 
Alla fine non si sa se OTB si trovi sulla lista dei potenziali acquirenti, né se un’altra azienda abbia espresso un interesse. Il prossimo proprietario, chiunque egli sia, possederà un brand che è enormemente cresciuto di gamma in questi ultimi anni, pur mantenendo dei forti legami con il suo heritage - Belstaff è stato fondato quasi un secolo fa e originariamente proponeva abbigliamento per motociclisti.
 
Molti cambiamenti si sono verificati da Belstaff in questi ultimi tempi: l’azienda ha riportato il suo quartier generale a Londra quasi due anni fa, e ha deciso di sospendere il suo ingresso in Borsa dopo il voto per la Brexit. All’epoca, il CEO Gavin Haig aveva deciso che questa operazione non costituiva una priorità, e che era meglio concentrarsi sulla crescita commerciale, senza contare su eventuali investimenti esterni. In quei giorni dichiarò: "Dopo la Brexit, vediamo l'instabilità del mercato del lusso, e del mercato in generale, come un’opportunità da cogliere – soprattutto per un marchio piccolo come Belstaff".
 
La direzione dell’azienda sembra fiduciosa. Per molte ragioni: la stilista Delphine Ninous al timone, una collaborazione con Liv Tyler, un nuovo slancio nel marketing, e vari progetti di negozi in Asia. Lo scorso aprile, Belstaff ha aperto il suo primo negozio a Tokyo, all’interno dell’immenso centro commerciale “Ginza Six”. Per la prima volta tutte le sue linee femminili sono disponibili in una delle capitali mondiali della moda, poco dopo l’arrivo del brand sul mercato nipponico.
 
Il mese scorso, Belstaff ha presentato le sue collezioni Uomo e Donna a Londra, durante la Settimana della Moda maschile. Ispirata alle straordinarie avventure vissute dai partecipanti alla Parigi-Dakar, la collezione combina tessuti tecnici ultramoderni e motivi stampati d’ispirazione più antica, in un'atmosfera che ricorda il passaggio tra il decennio degli anni ‘70 e quello degli ‘80.

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