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Pubblicato il
4 set 2015
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Prada limita i progetti di espansione a Hong Kong e Macao ma non i chiude negozi

Di
Reuters
Pubblicato il
4 set 2015

Prada non vede per la Cina prospettive di lungo periodo negative e affronta le attuali difficoltà del paese, soprattutto per quanto riguarda Hong Kong e Macao, cercando di rinegoziare gli affitti dei negozi locali e limitando i progetti di espansione, ma senza tagliare i punti vendita.



Lo ha detto in un'intervista Carlo Mazzi, presidente del gruppo italiano del lusso quotato a Hong Kong. "La Cina rimane economicamente molto forte. Se da un lato c'è una congiuntura di crisi dall'altro c'è una situazione patrimoniale che fa immaginare che il paese sia in grado di reagire", ha sottolineato Mazzi.

Il gruppo - a cui oltre al marchio omonimo fanno capo anche i brand Miu Miu, Church's e Car Shoe - nel 2014 ha realizzato nell'area Greater China oltre un quarto dei quasi 3 miliardi di ricavi retail.

"La Cina non è in ginocchio, deve affrontare il momento di transizione ma non riteniamo ci sia una prospettiva di lungo periodo negativa".

Il settore del lusso è uno dei più colpiti dalla situazione della Cina, alle prese con il rallentamento della propria economia. Il comparto aveva già risentito degli effetti delle proteste a Hong Kong e di un raffreddamento dei consumi dopo il giro di vite del governo cinese sulla corruzione, che prendeva anche la forma di doni importanti. A questo si sono aggiunti la svalutazione della moneta locale il mese scorso e il recente crollo della borsa.

"Noi, come i nostri concorrenti, abbiamo cominciato a rinegoziare gli affitti dei negozi nei punti di maggiore debolezza come Hong Kong e Macao ma i locatori non sono molto ricettivi sul tema, sono piuttosto rigidi, forse perché pensano che nell'arco della vita del contratto il mercato locale si riprenderà", ha spiegato Mazzi.

Fiducioso che Hong Kong possa tornare su livelli di vendite visti in passato, pur con tassi di crescita inferiori, il gruppo sta al momento limitando i progetti di espansione nell'ex colonia britannica e a Macao.

Il tema di eventuali chiusure, ha tuttavia aggiunto Mazzi, "non è sul tavolo: anche con vendite ridotte i negozi in Cina continuano ad avere margini positivi, sebbene molto ridimensionati". Nel primo trimestre, chiuso il 30 aprile, i ricavi di Prada nell'area 'Greater China' sono scesi del 23% a tassi costanti.

D'altra parte, ha evidenziato Mazzi, Prada aveva già esaurito la fase di investimenti massicci nella rete avviata sei anni fa per avvicinarsi alla posizione di mercato dei concorrenti principali. Oggi il gruppo conta su oltre 600 negozi gestiti direttamente (di cui 22 a Hong Kong, 67 nella Cina continentale e 5 a Macao).

"L'incremento delle vendite in questo momento non è un obiettivo facile. Ma guardando avanti si deve attuare in altra maniera rispetto all'espansione della rete, considerando canali nuovi tipo l'e-commerce ma anche pensando a un incremento di efficienza della rete esistente e puntando su una maggiore capacità di attrazione dei nostri negozi".

Al momento non ci sono paesi su cui il gruppo punta in particolare in termini di investimenti, considerando anche le incertezze politiche o congiunturali di alcune aree come Africa o India.

I flussi di turisti spingono d'altro canto i mercati di Europa e Italia, con Milano avvantaggiata dall'effetto Expo. "In Italia il turismo ha avuto un incremento e anche le nostre vendite stanno andando bene. Milano in particolare ha beneficiato dei flussi turistici legati all'Expo, lo vediamo nei nostri negozi milanesi", ha detto Mazzi.
 

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