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Pubblicato il
19 giu 2012
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Pitti Uomo: debutta con ottimismo

Pubblicato il
19 giu 2012

Ha aperto a Firenze l’82ma edizione di Pitti Immagine Uomo, che vede protagonisti 1.065 marchi maschili in Fortezza da Basso e 75 collezioni femminili a Pitti W in Dogana. Durante la cerimonia inaugurale, nella quale sono intervenuti il presidente di Pitti Immagine Gaetano Marzotto, quello di Sistema Moda Italia, Michele Tronconi, Alberto Pecci (al vertice del Centro di Firenze per la Moda), il sindaco di Firenze Matteo Renzi, Marco Fortis (vicepresidente di Fondazione Edison) e Raffaello Napoleone, amministratore delegato di Pitti Immagine, sono emerse interessanti osservazioni sul comparto moda.



"Sebbene il nostro Paese attraversi una crisi severa e subisca più di altri il periodo di congiuntura negativo, le variabili macro economiche stanno migliorando. Il Made in Italy è una grande forza e nel mondo ci sono un miliardo di nuovi clienti interessati ad esso e al segmento del lusso accessibile, un segmento ben rappresentato qui al Pitti" ha commentato Gaetano Marzotto. "A Firenze", ha aggiunto, "ci sono sempre più buyer internazionali, cosi come sempre più internazionali sono le collezioni presentate, il 40% delle quali sono straniere. Delle 14 sezioni del salone, inoltre, 7 sono di giovani. Dare spazio a loro, all'inventiva e alla creatività è essenziale, è il nostro futuro".

Secondo il Trade Performance Index elaborato dal WTO (organizzazione mondiale del commercio) e dall’UNCTAD, l’Italia è il Paese più competitivo al mondo nei tre comparti del tessile, dell’abbigliamento e della filiera cuoio-pelletteria-calzature, nonostante la concorrenza dei Paesi emergenti. I dati 2010 confermano il primato italiano in tutti e tre i settori.

Il Professor Marco Fortis, Vicepresidente della fondazione Edison, ha spiegato nel suo intervento che dei 14 settori presi in esame dal Trade Performance Index per stabilire la classifica dei Paesi più competitivi del G-20 nel 2010, la Germania risulta al primo posto in 8 settori, seguita dall’Italia che vanta il primo posto in tre settori, che fanno tutti capo alla moda. Va inoltre notato che le nostre imprese sono competitive malgrado un sistema Paese che non è certo quello tedesco.

Globalmente sono 85 i prodotti in cui siamo primi esportatori mondiali (calzature totalmente in pelle e cuoio, pelli bovine conciate, occhiali da sole, borse in pelle, collant, tessuti di fili pettinati...) per un valore complessivo di 17,5 miliardi di dollari. Risultano invece 135 i prodotti che ci fanno ottenere il secondo posto (tra questi le calzature con suole in gomma, caso in cui siamo secondi solo alla Cina, abiti in cuoio e pelle, vestiti in lana, cinture in cuoio, tute sportive, abiti interi...) con un valore di 10,6 mld di dollari.

Sono invece 108 i prodotti con i quali risultiamo terzi classificati, per un valore complessivo di 8,8 miliardi di dollari. Secondo i dati dell’osservatorio GEA-Fondazione Edison su dati ONU, che si basa su una casistica di 5.517 prodotti in cui è suddiviso il commercio internazionale, l’Italia ha quindi in tutto 328 prodotti grazie ai quali figura nei primi tre posti al mondo tra i Paesi esportatori, per un valore totale di 36,8 miliardi di dollari.

Il professor Fortis ha inoltre sottolineato che il valore aggiunto creato in Italia dall’intero comparto (moda, occhialeria, lusso, oreficieria, cosmesi) è superiore al valore aggiunto che in Francia e Spagna insieme danno le rispettive industrie automobilistiche. Importante anche il fatto che l’Italia sia ancora in buona parte un Paese che produce, senza limitarsi alla commercializzazione, basti pensare ai comparti di Prato, Biella, Fermo o Macerata per tessile e calzature, che vedono rispettivamente il 31%, il 30%, il 22% e il 12,5% degli addetti del settore impegnati in tali industrie.

“Nel 2011 si è assistito ad una ripresa dell’export e del saldo commerciale della moda, che ha raggiunto un massimo storico, passando dai circa 22 miliardi del 1991 ai 52 miliardi dello scorso anno. L’export del settore tessile ha risentito di più ad inizio anni 2000 della concorrenza asiatica (passando da 13 miliardi di euro nel 1991 a 26 miliardi nel 2011), cuoio-pelli-calzature nell’ultimo periodo hanno ripreso a produrre molto (passando da 6 a 16 miliardi circa). Anche il settore cosmetico si è mostrato molto dinamico, arrivando a superare i 2,5 miliardi di euro, basti pensare che intorno a Milano e Lodi ci sono poli che forniscono prodotti a varie aziende francesi. Lo stesso discorso si puo' fare per l’occhialeria nel veronese (il cui export valeva 2,5 miliardi di euro circa nel 2011) mentre l’oreficeria-gioielleria italiana, seppur in lieve calo (passata dai 5,5 miliardi negli anni intorno al 2000 ai 4,8 nel 2011), è ancora ai primi posti mondiali”, ha concluso il Professor Fortis.

L’export con l’estero del comparto abbigliamento-moda è passato da 46 miliardi di euro nel 2010 a 52 miliardi nel 2011, in crescita del 12%, mentre il saldo commerciale è passato da 17 a 19 miliardi nel 2011, con una variazione percentuale del 12,6%.

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