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27 feb 2014
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PFW: Vionnet, feltro pesante e tulipani acidi

Di
Ansa
Pubblicato il
27 feb 2014

Si può dire anche nella moda, ogni tanto e quando è il caso, che qualcuno dovrebbe cambiar mestiere? A voler utilizzare le stesse categoria che si usano per criticare cinema, teatro, letteratura, per non parlare della politica, dovremmo dire a Goga Ashkenazi che sarebbe meglio se tornasse a fare la "socialite", cosa che le riesce benissimo.

PFW, Vionnet, collezione autunno-inverno 2014/15


La signora kazaka ha voluto comprare Vionnet (da Matteo Marzotto e soci, che se ne volevano liberare perché perdevano un sacco di soldi) ma soprattutto ha voluto diventarne il direttore creativo. Poi ha capito, o le hanno fatto capire, che da sola non ce la poteva fare e ha assoldato tre bravi stilisti, Albino D'Amato, Diego Dolcini, Simona Grassi, per fare vestiti, scarpe, maglieria.

Sembrava la svolta, e l'abbiamo applaudita a settembre. Ma niente da fare, lei vuole comparire in prima persona e così è tornata a fare di testa sua. Il risultato è una collezione inguardabile, fatta di spesso feltro in tinte acide, avvolto intorno al corpo con volute pesanti e tagli geometrici inutilmente punitivi. C'è il plissè, è vero, in un paio di capi non è neppure male, ma è rovinato da una specie di tulipano, sempre in feltro, che si arrampica con pesantezza sfacciata sul corpo, un insulto alla memoria di Madelaine Vionnet. Perfino la tuta, un capo che evoca praticità e modernità, diventa una assurda costruzione spezzata dal feltro. Si salva un modello di pantaloni arrotondati, con molte pieghe e una allacciatura trasversale.

Né sensuale, né elegante, la collezione forse vorrebbe essere d'avanguardia: Lady Goga cita il grande Thayat, l'inventore della tuta, parla di architetti giapponesi e di Baudelaire, ma non si capisce il nesso con tanta cultura. Soprattutto però non si capisce cosa ci facciano i tre stilisti, costretti ad attaccare l'asino dove il padrone vuole. Che è pur sempre un dignitoso modo di vivere, per carità: ma quando si fa un mestiere creativo, che pretende di essere vicino all'arte, si può accettare tutto?

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