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Ansa
Pubblicato il
12 mar 2015
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PFW: Louis Vuitton, tanti pezzi facili e giovanili

Di
Ansa
Pubblicato il
12 mar 2015

Una valigia strapiena di pezzi, tutti con il sapore del già visto rivisitato: un mix di anni Settanta con tocchi da anni Ottanta, tanti piccoli capi facili, e alla fine nemmeno tanto facili.

PFW: Louis Vuitton, collezione autunno-inverno 2015/16 - Foto: Ansa


La sfilata di Louis Vuitton, nell'ultima giornata di moda parigina, è quasi una collezione, un centinaio di uscite, una antologia di immagini familiari deformate con occhi giovanili.

Nicolas Ghesquiere non è più giovanissimo (ha 44 anni) ma da quando è il direttore creativo dell'ammiraglia del gruppo LVMH, cerca il tramite con il mondo della moda immediata, la presa diretta sulle voglie delle nuove generazioni. Che ci riesca o meno non è chiarissimo, la sfilata comunque ha una ambientazione grandiosa, in un insieme di igloo appositamente costruiti nel giardino della nuova Fondation Louis Vuitton, al Bois de Boulogne.

Il faraonico edificio a vele, progettato da Frank O. Gehry, all'interno non deve essere poi così capiente se, mentre viene allestita una mostra, non riesce ad ospitare una sfilata.

Louis Vuitton - Fall-Winter2015 - Womenswear - Paris - © PixelFormula


Comunque gli igloo sono a loro modo grandiosi, cercano di assomigliare al capolavoro architettonico cui sono accostati e promettono qualcosa di magnificamente proporzionato all'allestimento: invece la sfilata è abbondante ma semplice, quasi la rassegna di un guardaroba un po' pasticciato. L'esordio è con i pellicciotti e i giubbotti bianchi da orsetto, accessoriati con dei "beauty case" metallici, quelli da truccatrice itinerante.

Carini i tronchetti che uniscono una ghetta in pelle e una scarpina aperta e colorata. Poi arrivano gonne e canotte a coste inglesi che sull'orlo si slabbrano e si rifiniscono in pelle formando un volant: forse sono il capo cult della collezione, hanno la stranezza di una sforbiciata netta e orizzontale appena sopra il seno. Dopo questo completo che chiameremmo "Fontana" che altro dire, tante maglie lupetto, molte sottovesti e abitini aderenti di raso e pizzo perfino turchino, qualche serissimo tailleur pantalone blu o beige da ragazza perbene.

Di assoluta normalità il cappotto con pattina di pelle, il piumino bianco non matelassé. Certi completinI in damier grigio e nero con giubbotto e sottanina stretta, un maculato pelosetto per miniabiti, damasco e lurex in abbondanza per minigonne, maniche a jambon con spalla rigonfia per camicie e golfini. Un pasticcio voluto, fatto di associazioni di idee, di normalità e di giovanilismo, di contemporaneità che nasce dalla quantità di ricordi rivoltati e rielaborati da un adulto.

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