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Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
17 apr 2018
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Patrick Chalhoub: "Il mercato del lusso in Medio Oriente ristagnerà ancora per due anni"

Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
17 apr 2018

Dopo Londra e prima di Parigi, Patrick Chalhoub, co-CEO del gruppo di distribuzione del Golfo Persico Chalhoub, ha fatto tappa a Milano lo scorso 11 aprile per presentare il suo 6° libro bianco dedicato quest’anno al settore della bellezza. L’occasione per fare un bilancio con FashionNetwork.com sul mercato del lusso in Medio Oriente, il cui valore è stimato essere attorno ai 13 miliardi di euro dallo studio Bain & Company, e per parlare dei nuovi progetti del gruppo, alla vigilia del lancio della sua partnership con il marketplace inglese Farfetch.

Patrick Chalhoub - Chalhoub Group


FashionNetwork.com: Come si comporta il mercato del lusso nella regione del Golfo Persico?
 
Patrick Chalhoub: Abbiamo attraversato due anni molto difficili, in cui si è registrato un calo delle vendite compreso tra l’1 e il 2%. Molti fattori hanno contribuito a questa contrazione. A cominciare dalla caduta del prezzo del petrolio. Ciò ha generato il calo delle sovvenzioni sulle materie prime e, di conseguenza, inflazione. Il PIL è cresciuto solamente dell’1% nella regione nel 2017. Il mercato ha anche sofferto dell’aumento del dollaro. A questo si aggiunge una diminuzione della fiducia dei consumatori legata alle tensioni geopolitiche locali, con i conflitti in Yemen e in Siria.

FNW: Qual è il principale mercato della regione?
 
PC: Sono gli Emirati Arabi Uniti. Ma i primi a comprare beni di lusso nei Paesi del Golfo sono i sauditi.
 
FNW: Come vede il futuro?
 
PC: Il lusso ristagnerà ancora in Medio Oriente nei prossimi due anni. L’introduzione dell’IVA in alcuni Paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo (CCG) non aggiusterà le cose. Tuttavia, il mercato sta cambiando radicalmente grazie all'ascesa di consumatori sempre più giovani e all’arrivo in massa del digitale. Elementi che stanno modificando il terreno di gioco.
 
FNW: Avete lanciato l’e-commerce da poco e avete appena siglato una partnership con Farfetch. A che punto siete?
 
PC: Abbiamo debuttato su Farfetch in febbraio, ma il lancio ufficiale è previsto per il 1° maggio. Porteremo loro la nostra conoscenza del mercato del Medio Oriente, mentre loro apporteranno a noi il know-how che posseggono nel mondo digitale. Inizieremo con i nostri tre marchi Level Shoes, Level Kids e Tryano. L'idea è quella di estendere in seguito questa collaborazione ad altre boutique. Abbiamo cominciato nell’e-commerce nel 2015 lanciando il sito di commercio elettronico del nostro marchio di prodotti di bellezza Wojooh, poi nel 2016 è stata la volta dell’e-shop di Sephora Middle East, seguito da L’Occitane. La scorsa settimana abbiamo lanciato, sempre nella stessa regione, quello del marchio inglese di cosmetici Molton Brown e abbiamo programmato quello della label di profumi orientali di nostra proprietà Ghawali nel 2018.
 
FNW: Il gruppo Chalhoub ha ampliato la sua attività al di fuori del Medio Oriente, in India e recentemente in Sud America. Qual è la strategia che sta alla base di queste operazioni?
 
PC: Abbiamo aperto il mercato indiano un decennio fa, perché si trova a meno di tre ore da Dubai, dove abbiamo la sede. Vi abbiamo insediato una nostra società, Tarz Distribution, specializzata nella commercializzazione di profumi. Oggi abbiamo raggiunto una quota di mercato del 18% in India sul mercato della distribuzione strutturata di profumi. Per quanto riguarda il mercato sudamericano, si tratta prima di tutto di un investimento tramite una partnership con il gruppo Saint-Honoré, che ha sede a Panama ed è specializzato nella distribuzione di marchi di lusso, che è un po’ il nostro equivalente in America Latina.
 
FNW: Come distributori, come vedete il futuro dei negozi fisici?
 
PC: Per noi, l’e-commerce è un nuovo ed importante asse di crescita. Ciò non significa necessariamente la fine dei negozi. I giovani consumatori amano toccare i prodotti, ma, come me, non vogliono perdere tempo. Quando compro sul web, conosco già la mia taglia e i miei gusti, non ho bisogno di fare la coda per pagare, né di portare i miei pacchetti! È chiaro che i negozi debbano reinventarsi. Oggi, per rendere una boutique interessante, bisogna proporre altri servizi e delle esperienze capaci di sedurre questo cliente che ha fretta. In quel caso, non esiterà a rimanere due ore nel negozio.
 
FNW: Come si sta comportando il suo gruppo che ha sofferto per la crisi?
 
PC: Siamo un’azienda familiare, che non comunica i propri dati. Posso solo dire che oggi diamo lavoro a 14.000 persone in 14 nazioni e che possediamo oltre 700 negozi.

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