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Pubblicato il
20 mar 2011
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Nike: risultati non molto positivi sul Vecchio Continente

Pubblicato il
20 mar 2011

Nike non ha fatto molto bene in Europa Occidentale. Nonostante un'annata contraddistinta dalla coppa del mondo di calcio, nella quale l'Olanda, vestita Nike, ha giocato la finale, il gruppo americano ha deluso gli analisti. In un anno, ha infatti visto crescere le sue vendite di abbigliamento in Europa solo del 3%, a tasso di cambio costante. Nel 2010, il suo grande rivale Adidas ha ottenuto la stessa piccola progressione. Ma il brand USA soffre maggiormente per l'evoluzione dei corsi delle valute. Da dicembre a fine febbraio, il produttore di articoli sportivi americano ha sì fatto registrare un incremento delle sue vendite totali del 6%, ma in dollari si è trattato di un calo del 2%. In Europa Occidentale, suo secondo mercato dopo il Nordamerica, queste sono passate da 929 milioni di dollari nel terzo trimestre dell'anno scorso a 907 milioni.

Nike
Yann M'Vila indossa la maglietta Nike della squadra di Francia per i match fuori casa

Comunque, questo trimestre è fonte di soddisfazione per il gruppo dell'Oregon, che ha visto il suo fatturato crescere del 7%, a 3,6 miliardi di euro (5,1 miliardi di dollari). Nike resta incontestabilmente il motore del gruppo, rappresentando 3,1 miliardi delle vendite, in crescita dell'8%, malgrado un settore abbigliamento in ribasso in quasi tutte le regioni. I marchi Cole Haan, Converse, Hurley, Nike Golf e Umbro realizzano 500 milioni di euro di fatturato.

Nel resto del mondo il marchio con lo swoosh ha ottenuto la maggiore progressione sul mercato cinese (+18%, a tassi di cambio costanti), con un fatturato di 393 milioni di euro. Il Giappone, prima delle recenti catastrofi, era già un mercato in crisi, con un delicato -16% a tassi di cambio costanti (276 milioni di euro). In Europa Centro-Orientale, il brand cresce dell'11% (178 milioni di euro). In Nordamerica, Nike realizza un +9%, con un incremento lusinghiero del 18% sulla vendita di vestiti.

Tuttavia, questi risultati sono rimasti al di sotto delle previsioni di mercato, e in questo terzo trimestre il numero uno mondiale degli articoli sportivi ha visto i suoi margini lordi ritoccati di 1,1 punti, a un 45,8%. Margini influenzati dall'aumento dei costi delle materie prime, dei trasporti, e da un calo dei risultati dei prodotti su licenza, seguito a una riorganizzazione. E come numero di aziende tessili, Nike subisce l'impennata dei prezzi del cotone. Nike è comunque ottimista per il futuro. Il suo carnet di ordini relativi al marchio omonimo, per le consegne da marzo a luglio, è in aumento del 9% e vale 5,5 miliardi di euro.

Di Olivier Guyot e Sarah Ahssen (Versione italiana di Gianluca Bolelli)

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