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Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
11 apr 2017
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Marithé Bachellerie: “Gli stilisti devono creare nuovi desideri"

Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
11 apr 2017

Presidente della giuria della seconda edizione del Festival Internazionale dei Giovani Stilisti di Dinan, che si è svolto dal 7 al 9 aprile, Marithé Bachellerie, fondatrice con François Girbaud del marchio Marithé+François Girbaud, torna per FashionNetwork sulle tematiche di questo concorso, che ha premiato 4 designer, riservato agli studenti delle scuole di moda, e sul loro ruolo nell’industria di domani. E fornisce anche la sua analisi sul sistema attuale della moda.

Marithé Bachellerie e François Girbaud


FashionNetwork: Che ne pensa dei concorsi aperti ai giovani creativi?
 
Marithé Bachellerie: Che sono un’ottima cosa. Gli permettono di incontrare persone, di parlare del loro mestiere. Li trovo molto aperti e pronti all’ascolto. Noi, i professionisti, dobbiamo trasmettere loro la nostra visione e far loro comprendere che prima di tutto la moda è fatta per vestire. Nelle scuole imparano molto a lavorare sul concept e sulla creatività, ma devono anche pensare che i loro primi clienti sono loro stessi e il loro entourage. È così che un marchio può nascere e creare un effetto valanga.

Quello che oggi voglio dire a loro è che ci troviamo a un punto di svolta, in un modo nuovo di fare i vestiti, con le nuove tecnologie e il digitale. La fast fashion esaurisce tutte le risorse, l’acqua, le materie prime. Dobbiamo rendere i prodotti sostenibili, perché oggi stiamo bruciando tutto. Bisogna tornare all’essenziale, creando vestiti eco-responsabili, riflettere, e non pensare di dover realizzare a tutti i costi prodotti a buon mercato. I giovani stilisti non possono entrare nel circuito, non possono combattere contro i grandi attori del mercato di massa. Devono creare nuovi desideri e nuovi percorsi.
 
FNW: Cos’è che la colpisce di incontri come questo, con le nuove generazioni?
 
MB: Non è facile; loro devono fare tutto. Anche in questo caso, quello che mi colpisce è che questi giovani sono molto dentro al concept. Sono pieni di idee, ma ho paura che pensino di avercela già fatta quando dicono: “la mia collezione, il mio concept”. Ma non è facile far crescere il proprio marchio, hanno bisogno di finanziamenti. E se devono lavorare per un altro brand, essi dovranno adattarsi. Ci sono delle personalità che emergono, ma il cammino è lungo e difficile, devono sostenersi tra di loro. Penso che qualcosa accadrà, perché non possono tutti essere vestiti nello stesso modo, non è questa la soluzione. Bisogna crederci, non portargli via le loro illusioni, ma è difficile farcela da soli.
 
FNW: Perché accetta di fare il presidente della giuria?
 
MB: François Girbaud e io l’abbiamo sempre fatto; per l’ESMOD, per esempio. Lo facciamo in modo naturale, anche perché penso sia un po’ un nostro dovere farli approfittare della nostra esperienza. A Parigi, abbiamo una macchina laser che mettiamo a disposizione degli studenti di Bordeaux. Ho chiesto loro di lavorare con un disegno per poi farne un’incisione. Gli studenti hanno cominciato a mettere 3-4 colori sui loro disegni, perché non sanno che è impossibile farlo con questo procedimento.
 
Dobbiamo mostrare loro che esistono tecniche diverse dal ricamo o dalla stampa! Dobbiamo aprire le loro menti ad altri mezzi moderni da integrare al loro processo creativo. Dobbiamo trovare altri modi per farli approcciare al prêt-à-porter. Oggi, ci sono molte meno persone dietro le macchine da cucire e ce ne sono invece di più dietro ai computer a lavorare su dei programmi. Bisogna formarli a questi nuovi mestieri. Quello che mi piace dell’incontrare i giovani è che si mettono a lavorare da soli e per loro stessi. Questo è il vero lavoro della sarta, ma bisogna aprirli anche a qualcos’altro, questo è il nostro ruolo.
 
FNW: Come specialista del denim, come trova che sia usato oggi nelle sfilate, dagli stilisti affermati e dai nuovi arrivati?
 
MB: È orribile. Il mercato dei jeans è in crisi, non c’è più creazione. I designer non vanno più di persona nelle fabbriche per vedere come è fatto un jeans, fanno tutti lo stesso prodotto. Bisogna riaprire la visione di questo materiale, che è quel lavoro in profondità che noi abbiamo sempre fatto per il nostro marchio. Gli stilisti lavorano la tela come un tessuto, senza prestare attenzione al suo peso, al colore. Si tratta di una scienza. Siamo fortunati ad avere un materiale che possiamo trasformare in profondità.
 
FNW: A cosa darà più attenzione per scegliere tra i creativi presenti a Dinan?
 
MB: Sul lavoro in profondità che hanno realizzato, sull’andare più lontano nell'assemblaggio, nella scelta dei tessuti, nelle finiture, negli accessori. Quando François Girbaud e io elaboriamo dei nuovi prodotti, prestiamo attenzione alle 3F: Forma, Fabric (materiale, ndr.) e Funzione. Una volta che abbiamo riempito queste tre caselle, già non è male. Vede, noi non pensiamo al prezzo. Certo che deve restare ragionevole, ma se pensiamo ai costi sin dall’inizio, non faremo certo grandi cose.
 
Se un capo è concepito bene e dura nel tempo, anche il prezzo passerà. La priorità è di vestire e alla fine di vendere. Se c’è solo il concetto, [questi giovani stilisti] dove arriveranno? Devono scegliere in quale categoria vogliono collocarsi, perché fare dei jeans è una scienza e fare della maglieria è un’altra. Dovranno costruirsi il loro percorso e la loro identità per sapere come vogliono posizionarsi nella storia dell’abbigliamento.
 
FNW: Il suo marchio Marithé+François Girbaud è stato rilanciato ed è venduto tramite delle vendite-evento, quali sono i suoi obiettivi?
 
MB: Abbiamo avuto dei grossi problemi con un industriale che voleva impadronirsi del nostro marchio, ma abbiamo resistito per mantenere la nostra fantastica clientela e non deluderla. Allora tutto il team si è mobilitato mettendo dei soldi nell’azienda. E da quel momento facciamo la nostra tournée. Da un anno, andiamo di città in città in Francia, in Belgio, in Italia, per fare delle vendite per 3 o 4 giorni. Con una vendita faccio quasi il giro d’affari di un mese. L’obiettivo adesso è di recuperare la nostra clientela in Giappone e negli Stati Uniti, dove eravamo molto presenti. Così, entro i prossimi due mesi apriremo il nostro e-shop, per lavorare di più con l’estero.
 
Versione italiana di Gianluca Bolelli

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