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Ansa
Pubblicato il
15 lug 2014
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Marinella: un secolo di cravatte lungo un sogno

Di
Ansa
Pubblicato il
15 lug 2014

L'Europa non era un posto sicuro in quel 1914, all'alba della Prima Guerra Mondiale, in cui era davvero difficile pensare a qualcosa che non fosse la guerra. Ma Eugenio Marinella stava inseguendo il suo sogno e non si lasciò scoraggiare. Aveva passato gli anni precedenti tra Parigi e Londra, per rubare i segreti dei sarti francesi e per conoscere sulle rive del Tamigi i posti giusti dove trovare le stoffe inglesi migliori. La sua idea era di portare tutto questo a Napoli, in una piccola bottega alla Riviera di Chiaia. Una bottega che oggi, a cent'anni di distanza, è ancora lì, aperta ogni mattina alle 6:30 da Maurizio, il nipote di Eugenio, l'uomo della terza generazione delle cravatte Marinella che, sull'etichetta cucita obliqua, ricordano ancora i viaggi del nonno: "E. Marinella", è il marchio inconfondibile in tutto il mondo.

Maurizio Marinella. Foto: Ansa - Foto: Ansa


E così nel centenario, la storia di Marinella diventa una mostra allestita a Palazzo Reale (fino al 27 luglio) che offre attraverso fotografie, ritagli di giornale gelosamente custoditi e opere sartoriali della maison, uno sguardo su cento anni di moda maschile, che si intreccia inevitabilmente con la storia del costume, ma anche politica, italiana e internazionale. Già, perché in quel 1914 il Palazzo Reale, che oggi è meta di turisti da tutto il mondo e di studiosi chini nelle sale della grande biblioteca nazionale, era ancora "reale", visto che c'era la monarchia e i primi clienti di Eugenio Marinella erano proprio i nobili napoletani, da sempre amanti della moda a cui univano la straordinaria creatività partenopea. Una creatività che con Marinella si è spinta fino a marchiare a fuoco un colore, quel "blu Marinella" che oggi qualcuno chiede venga codificato in un pantone.

Dopo i nobili, i politici, di tutta la storia italiana, da Giulio Andreotti a Francesco Cossiga, da Massimo D'Alema a Silvio Berlusconi, fino a Giorgio Napolitano, che proprio in questi giorni ha ricordato in una lettera a Maurizio Marinella "quando conobbi suo padre Luigi nel negozio alla Riviera". Ma le cravatte di Marinella hanno oltrepassato l'Oceano, adornando il petto di tanti presidenti americani, da JFK a Bill Clinton, a Obama. Ma la storia, insieme a Marinella, l'hanno scritta anche tanti personaggi che hanno fatto la storia dell'ultimo secolo, da Aristotele Onassis a Luchino Visconti, da Alberto Moravia fino al "duro" Daniel Craig, che la volle indossare per il suo James Bond.

Una storia di successo, ma anche di sudore, come dimostrano gli arnesi che pure fanno parte della mostra a Palazzo Reale, dai pesanti ferri da stiro con cui venivano rese perfette le sette pieghe delle cravatte, alle macchine da cucire, ai metri dei sarti per tagliare le "pezze" di seta. Tutto serviva a rendere perfetta l'esperienza dei clienti in quella bottega della Riviera di Chiaia. Tutto in piccolo, per arrivare a una serata in grande: durante la festa del centenario, il blu Marinella e il suo marchio sono stati proiettati sulle mura del Maschio Angioino. Perché Marinella, prima di tutto, ha "vestito" Napoli.

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