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Pubblicato il
4 mar 2014
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Made in Carcere: Luciana Delle Donne guida lo stile del progetto Sigillo. Obiettivo: la “Banca del Tessuto”

Pubblicato il
4 mar 2014

Il marchio Made in Carcere nasce nel 2007, grazie a Luciana Delle Donne, fondatrice di Officina Creativa, una Cooperativa Sociale non a scopo di lucro, che produce manufatti che autodefinisce "diversa(mente) utili": borse e accessori, porta-tablet e foulard originali e colorati, realizzati, dopo aver seguito percorsi formativi, dalle detenute della Casa Circondariale Borgo San Nicola di Lecce e della Casa Circondariale di Trani.

Luciana Delle Donne


Sono prodotti confezionati quindi da donne ai margini della società: 20 detenute, alle quali viene offerto un percorso formativo, con lo scopo di un definitivo reinserimento nella società lavorativa e civile. “Non fu un inizio facile”, ricorda a FashionMag.com la fondatrice del brand Luciana Delle Donne. “Quando Made in Carcere nacque, avevamo appena terminato di formare le detenute per 6 mesi, ma subito dopo venne approvato l'indulto... Ovviamente uscirono tutte, e noi dovemmo ricominciare daccapo”. Quindi, “dopo aver brevettato un tipo di collo di camicia sono passata alle borse, che sono un po' più facili da realizzare. Comunque, non è che noi facciamo una collezione perché decidiamo di realizzarla, come fanno gli stilisti, che in seguito la propongono al brand; noi facciamo il percorso contrario, sullo stile delle mense per i poveri: quello che hanno in quel momento loro lo cucinano. Così, noi sulla base delle materie prime che abbiamo a disposizione realizziamo nuovi prodotti. Adesso, ad esempio, lanciamo in questo mese di marzo una linea di papillon di seta”.

Lo scopo etico principale di Made in Carcere è diffondere la filosofia della "seconda opportunità", per le detenute, e della "doppia vita", per i tessuti. “Un messaggio di speranza, di concretezza e solidarietà, ma anche di libertà e rispetto per l'ambiente. I nostri manufatti, che vogliono essere ironici, semplici e creativi, nascono dall'utilizzo di materiali e tessuti esclusivamente di scarto, provenienti da aziende italiane che credono in noi e particolarmente sensibili alle tematiche sociali ed ambientali. Tutti i prodotti Made in Carcere sono stati confezionati dalle detenute utilizzando esclusivamente tessuti avanzati, materiali di recupero o riciclo che vengono combinati e rielaborati con creatività per dare loro una “seconda vita”. Queste donne hanno così la possibilità di imparare un lavoro e mantenersi o mandare i soldi a casa”, aggiunge l'imprenditrice.

Made in Carcere si dedica ai papillon (di seta)


Un'iniziativa pluripremiata quella di Luciana Delle Donne. Fra i suoi riconoscimenti il 'Premio WAI' ('Women Ambassadors in Italy'), come ambasciatrice delle imprenditrici pugliesi per un anno e mezzo da ottobre 2009, oppure il 'Premio GammaDonna 10 e lode' a Torino nel 2010, o il 'Premio Non sprecare' a Bologna nel 2010, fino al 'Quietly Brilliant Award' 2011 per le persone che sanno fare “grandi cose con umiltà” sponsorizzato da HTC, ma soprattutto il recentissimo 'Personalità d'Europa' consegnatole in Campidoglio a Roma il 10 dicembre 2013.

Made in Carcere aveva aperto a dicembre 2013 un temporary store di 50 mq. ad Ostuni (BR), che ha rappresentato il primo store monomarca in Italia in cui si sono commercializzati prodotti realizzati da detenute di un carcere. “Il punto vendita riaprirà i battenti sotto Pasqua, sempre ad Ostuni”, conferma la stilista.

www.progettosigillo.it/gallery/


Il brand è diffuso in 10 punti vendita della catena Eataly in Italia (Monticello d'Alba, in provincia di Cuneo, Pinerolo, in provincia di Torino, Milano, Bologna, Torino, Bari, Genova, Roma, San Damiano d'Asti, in provincia di Asti), 2 negli USA (New York e Chicago) e uno in Canada (Toronto), e poi in un negozio di Parigi, uno di Londra, nella catena di negozi Talco, nei 2 aeroporti di Bari e Brindisi con altrettanti distributori automatici e in una ventina di altri punti vendita italiani. “Occasionalmente ci ospitano con un concept di temporary corner per avere più visibilità, ma vendiamo anche con l'e-commerce on-line in un sostanziale B2C. Soprattutto però, vendiamo molto B2B all'ingrosso lavorando con la congressistica e l'organizzazione di eventi personalizzando gli oggetti sponsorizzati da questi appuntamenti in una logica di comunicazione sociale”, ricorda Luciana Delle Donne.

Luciana Delle Donne (non si può non notarlo: un cognome, un destino) è nel frattempo diventata la responsabile dell'area dello stile prodotto e di quella commerciale e del progetto Sigillo, prima agenzia nazionale di coordinamento dell’imprenditorialità delle donne detenute, e nuovo modello di economia sostenibile, istituito dal Ministero della Giustizia e nato a maggio 2013 “dopo 4 anni di combattimento e lotta fra tutti noi delle cooperative, dandoci la possibilità di comprare le macchine da cucire e formare nuove detenute in nuovi laboratori di nuove carceri”, dice a FashionMag.com la stessa stilista. “Si tratta di 14 laboratori sartoriali attrezzati in altrettanti penitenziari italiani. Si impara a cucire dritto e a tenere in mano i fili. E s'impara a farlo bene; e a “fare bene”. Lo sviluppo della piattaforma Sigillo ci consentirà nel 2014 di automatizzare la fase formativa in più carceri”.

Sigillo è il marchio del DAP (Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria) con cui si certificano la qualità e l’eticità dei prodotti realizzati all’interno delle sezioni femminili di alcuni dei più affollati penitenziari italiani. A gestirlo una vera e propria agenzia dedicata, che ne cura le strategie di prodotto, comunicazione e posizionamento sul mercato in una vera e propria logica di brand: una novità assoluta per progetti di intervento sociale da parte di un dicastero, di cui si sta occupando direttamente la Delle Donne, scelta per la sua pionieristica esperienza in questo ambito.

Custodia porta-pc in tessuto jeans by Made in Carcere


“Se davvero vogliamo creare occupazione, quindi riabilitazione, per le donne detenute, dobbiamo fornire nuovi strumenti professionali alle imprese sociali – spiega Luisa Della Morte, direttore dell’agenzia Sigillo – affinché siano in grado di consolidarsi e crescere sul mercato. Per fare questo, però, bisogna abbandonare le logiche assistenzialistiche ed essere innovativi nelle proposte, individuando forme di dialogo tra profit e non profit”.

I brand certificati dal progetto Sigillo, e quindi le cooperative sociali che hanno firmato questo progetto e che si sono distinte per capacità imprenditoriali nel corso degli ultimi anni, oltre a Made in Carcere, sono Gatti Galeotti (marchio della Cooperativa Sociale Alice, la capofila dell'iniziativa, che opera nella Casa Circondariale di San Vittore e nella Casa di Reclusione di Bollate), Papili Factory (della Cooperativa Sociale Uno di Due, che si occupa del reinserimento lavorativo di donne detenute
 nella Casa Circondariale “Lorusso e Cutugno” di Torino–ex Carcere delle Vallette, realizzando oggetti 
di design con materiali di recupero), Rio Terà dei Pensieri (Coop. Soc. che opera negli istituti penitenziari di Venezia), FiloDritto (cooperativa sociale tessile ennese che nasce dall'associazione aManiLibere), Impronte di libertà (che opera nelle sartorie interne alla Casa Circondariale Bassone di Como), Oikos (Coop. Soc. di Pavia, che opera con le detenute del Carcere di Vigevano), Al Revés e Ora d'aria (della Casa Circondariale Femminile di Rebibbia, a Roma).

Postcard con i braccialetti Made in Carcere


Accanto a loro anche l’esperienza manageriale del Consorzio Sir di Milano e il supporto di due partner come Banca Prossima e l’Università Bocconi di Milano.

Ci sono voluti più di tre anni e mezzo di ricerche e profonda conoscenza dell’effettivo stato dell’arte degli istituti penitenziari e delle sezioni femminili per portare a termine questo complesso progetto. A oggi le donne detenute nel nostro Paese sono 2.847 (dati al 31 marzo 2013 - fonte www.giustizia.it); più della metà di loro sa cucire e solo il 5% può contare su vere e proprie opportunità lavorative offerte da aziende e imprese sociali. Un dato che illustra in maniera evidente il disagio ancora oggi vissuto dalle donne all’interno di un’istituzione, quella carceraria, nata dagli uomini per gli uomini.

Da qui la nascita di un marchio di genere. “Il nostro primo obiettivo rimane l’incremento dell’offerta occupazionale per le donne detenute negli istituti penitenziari italiani così che possano avviare quei percorsi di riabilitazione attraverso il lavoro che, lo dicono i dati del DAP, sono in grado di limitare al 10% il rischio di recidiva”, continua Luisa Della Morte.

Alcuni prodotti di Made in Carcere


Altro fondamentale prossimo obiettivo di Luciana Delle Donne è la creazione della “Banca del Tessuto”. “Con la “Banca del Tessuto” puntiamo a raccogliere materiale dalle aziende (di solito rimanenze di magazzini e campionari) per poi rivenderlo; le stesse aziende possono poi avere bisogno di gadget etici”. “Per ora i tessuti che raccogliamo li abbiamo radunati in un magazzino. Il progetto (dopo che un protocollo d'intesa è stato firmato nel 2009) è appena scattato, e per ora è partito da carceri maschili. Ai detenuti uomini viene insegnato a tagliare il tessuto e a stampare le etichette in-house, per poi smistarlo alle altre carceri”, puntualizza la Delle Donne, che intanto ha implementato all'interno del carcere di Lecce la “Cittadella del Tessile”, con la quale è stato raggiunto l'obiettivo dell'ottimizzazione degli spazi attraverso l'accentramento in un luogo solo di tutte le fasi della produzione: raccolta delle materie prime, tagli dei capi e loro distribuzione in altre carceri femminili italiane.

Maglietta by Made in Carcere


Come ricordato in precedenza, Made in Carcere vende da Eataly, anche in USA e Canada, e ha clienti pure a Londra e Parigi. “Anche il Premio Nobel per la Pace, l'economista del Bangladesh Muhammad Yunus -l'inventore della Banca Etica- ha comprato vari nostri prodotti per i suoi eventi e incontri che organizza in Germania, dove vive, ma abbiamo collaborato anche con associazioni come Libera o con l'Università di Bari”, conclude Luciana Delle Donne.

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