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Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
27 gen 2017
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LVMH: vendite annue record, in crescita del 5%, a 37,6 miliardi di euro

Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
27 gen 2017

LVMH è prudente per il 2017 dopo aver registrato risultati annui da record e superiori alle attese, trainati dalla solida crescita dell'Europa e degli Stati Uniti e dalla forte ripresa della Cina nella seconda metà dell'anno, in un contesto diventato più favorevole per il lusso.


Le vendite del numero uno mondiale del lusso, proprietario fra gli altri dei brand Louis Vuitton, Céline, Fendi, Moët et Chandon, Bulgari e Dior, sono progredite del 5%, a 37,6 miliardi di euro, nel 2016, una cifra leggermente superiore ai 37,25 miliardi della stima realizzata da Inquiry Financial per Reuters.

La sua crescita annua a cambi costanti ha raggiunto il 6% (come nel 2015, superando anche in questo caso il 5% previsto) e l'8% nel solo quarto trimestre, invece dei 5,6% anticipati.

Il reddito d'esercizio corrente, aumentato del 6%, ha varcato la soglia dei 7 miliardi, arrivndo precisamente a 7,026 miliardi di euro, e la redditività è migliorata al 18,7%.

Pur rallegrandosi dei risultati del gruppo, il PDG Bernard Arnault, si è detto prudente per il 2017. “E' quando tutto va bene che bisogna essere vigili (...) perché a un certo punto l'anno potrebbe andare storto”, ha avvertito, ricordando i tassi di interesse “che sfidano la gravità”, i prezzi delle azioni che “crescono in modo molto esuberante” e “un'evoluzione geopolitica difficile da interpretare”.

Arnault ha anche aggiunto di attendersi un primo semestre “relativamente facile” e “una seconda parte dell'anno molto più difficile”, soprattutto a causa di basi comparative più elevate.

Bernard Arnault si è comunque mostrato piuttosto fiducioso della futura politica economica americana, lodando la professionalità dell'entourage economico di Donald Trump.

Al centro dell'attenzione degli investitori, la divisione 'Moda e Pelletteria' che comprende Louis Vuitton, brand che dà il contributo principale ai profitti del gruppo, ha visto aumentare la crescita organica del 9% nel quarto trimestre, superando molto ampiamente il 5% atteso dagli analisti.

Niente incrementi dei prezzi per Louis Vuitton

La griffe ha approfittato di una domanda solida negli USA e in Europa e soprattutto di un boom in Cina, dove la crescita delle vendite supera il 10% dal terzo trimestre.

La domanda cinese è guidata dalla rinnovata fiducia dei consumatori, dai minori scarti di prezzi con l'Europa e dalle tasse e controlli attuati da Pechino per lottare contro il mercato parallelo dei daigu, quei compratori che rivendono a prezzo minore prodotti autentici acquistati in Europa.

Il marchio nato come produttore di valigeria beneficia anche di un posizionamento che paga, in un mercato sempre più trainato dai consumatori della classe media, e offre, grazie alla sua estesissima gamma di borse e piccola pelletteria dal prezzo accessibile, la risposta migliore alle esigenze delle giovani classi medie emergenti, secondo gli analisti di HSBC.

Bernard Arnault ha grande fiducia nella politica economica del nuovo presidente USA, Donald Trump, incontrato (nella foto) lo scorso 9 gennaio. - D.ANGERER / GETTY IMAGES NORTH AMERICA / AFP


Bernard Arnault ha anche indicato che sia il cognac Hennessy sia Louis Vuitton sono stati limitati da problemi di stock (di un mese per LV), il che “metterà un freno allo sviluppo degli affari”.

Il presidente e direttore generale del colosso transaplino del lusso ha anche lasciato intendere che non ci saranno aumenti generali dei prezzi da Vuitton, giudicando i margini “già funzionali” e ha detto di voler privilegiare il medio-lungo termine piuttosto che di far crescere i prezzi nel breve periodo. “Se in alcuni casi le entrate non saranno così sostenute come sperato, tanto peggio, sopravviveremo”, ha affermato Arnault.

Capacità di guadagnare quote di mercato”

Tutte le divisioni di LVMH hanno visto crescere i loro risultati lo scorso anno, ad eccezione della distribuzione selettiva, con l'avanzamento di Sephora controbilanciato dalle perdite nei DFS, ancora gravati dal calo delle presenze a Hong Kong.

Altra macchia nera: il marchio Marc Jacobs rimane in perdita. “Ce ne occuperemo”, ha promesso Bernard Arnault.

Nella divisione 'Vini e Liquori', la seconda più redditizia per il gruppo, l'utile operativo è cresciuto del 10%, come per la pelletteria, trascinata dalla crescita di Hennessy negli Stati Uniti e dal suo ritorno alla crescita in Cina.

L'utile netto progredisce invece dell'11%, a 3,98 miliardi di euro, e il dividendo del 13%, a 4,00 euro.

Da RBC sono soddisfatti delle “solidissime performance, della capacità del gruppo di guadagnare quote di mercato e dell'accelerazione di Vuitton”, stimando che le previsioni degli analisti dovranno essere riviste al rialzo.

Dopo un primo semestre bloccato dal rallentamento cinese, dalla lentezza del mercato americano e dal crollo di quello di Hong Kong, nonché dalla netta diminuzione dei flussi turistici in Europa causa attentati, il contesto è diventato più favorevole per il comparto del lusso.

Molti analisti prevedono un'accelerazione della domanda nel 2017, con il miglioramento della Cina, il programma di tagli alle tasse di Donald Trump negli States e la ripresa delle spese in Russia e in Medio Oriente grazie al recupero del prezzo del petrolio.

Anche lo svizzero Richemont e l'inglese Burberry hanno registrato risultati migliori del previsto nell'ultimo trimestre del 2016.

Il lusso si sta anche avvataggiando di una ripresa dei consumi dei turisti internazionali, che in dicembre sono cresciuti per la prima volta da quasi un anno e che soprattutto si sono ripresi in Francia, nazione di casa, in cui LVMH realizza il 10% delle proprie vendite e dove gli attentati avevano fatto fuggire i clienti stranieri.

Versione italiana di Gianluca Bolelli; fonte: Reuters

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