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26 ott 2012
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Lino: i professionisti internazionali del settore si sono riuniti per la prima volta

Pubblicato il
26 ott 2012

Nei giorni 18-20 ottobre si è svolto a Bruxelles il 1° Congresso Internazionale dei professionisti del lino. Un evento, organizzato a margine del 63° Congresso della Confederazione Europea del Lino e della Canapa, che segna il lancio ufficiale del nuovo visto qualitativo 'European Flax'.

I rappresentanti dei professionisti cinesi e giapponesi, indiani ed europei del lino riunitisi a Bruxelles

Ma i professionisti ricorderanno soprattutto l'inedito raduno dei professionisti cinesi, giapponesi e indiani finalmente insieme ai loro colleghi europei. Bisogna dire che gli appassionati del lino operavano fino a poco tempo fa in maniera indipendente, ciascun marchio per conto suo. Si è dovuto attendere fino al 2011 per vedere le federazioni cinese e giapponese far visita in tempi successivi ai loro omologhi europei, che pesano per il 70% sulla produzione mondiale. Bisogna dire che la CELC, col suo programma di promozione sostenuto dall'Unione Europea, 'Be Linen', ha fatto invidia. Tanto che le altre federazioni hanno tutte accolto favorevolmente questa politica aziendale.

«Dopo aver visitato il 'Dream Lab' della CELC a Parigi, mi auguro che prossimamente la federazione ne apra uno a Tokyo», ha dichiarato Tokiaki Iida, presidente dell'associazione giapponese per la promozione del lino Asabo. «Ciò che ci aspettiamo dalla CELC sono molte informazioni sulla trasformazione e il trattamento del lino nelle nostre future cooperazioni. E mi piacerebbe organizzare delle relazioni bilaterali fra le aziende giapponesi e le loro omologhe cinesi».

Omologhi intervenuti in gran numero a partecipare agli scambi. «Ci proponiamo di organizzare il 1° forum internazionale dei prodotti di lino nel settembre 2013, contemporaneamente ai saloni dell'abbigliamento di Shanghai», ha inoltre annunciato Xu Jixiang, presidente della federazione cinese CBLFTA, che tuttavia chiede agli europei di investire maggiormente sul suo mercato. «La CELC deve rendere disponibili presso i governi i fondi per sviluppare il mercato cinese del lino, il che permetterebbe di aumentare le esportazioni verso la Cina», sottolinea il presidente. «Bisogna raggiungere l'armonizzazione degli standard normativi internazionali. E intendiamo anche chiedere ai fornitori europei di fare degli sforzi per rendere stabile il prezzo del lino. I produttori devono organizzarsi in tal senso».



«Spero sinceramente che i nostri amici cinesi possano convincere il loro governo dell'importanza che ha la promozione della filiera», ha insistito il presidente della CELC, Frédéric Douchy, che ha confessato in precedenza di vedere in questo un elemento chiave della conferenza. «La filiera è oramai internazionale», ha spiegato. «Dovremo trovare delle soluzioni alle nostre differenze e così aumentare le nostre quote di mercato, con le altre fibre come unici concorrenti. Questo scenario futuro passa attraverso la solidarietà, e non la concorrenza fra noi».

Ma sono i rappresentanti della filiera indiana che sembrano aver meglio riassunto l'entusiasmo respirato in questo congresso, e le opportunità apertesi. «In India, crediamo che l'atto costitutivo della CELC rappresenti il futuro per la promozione del lino nel mondo», ha infatti sottolineato Thomas Varghese, PDG dell'azienda indiana Aditya Birla. «E' per questo che sono contento del programma europeo 'Be Linen', che però deve andare oltre i confini europei. Comprare del lino resta difficile. I clienti sanno cosa aspettarsi con la lana o il cotone. Il lino è più difficile da comprendere. L’investimento nella tecnologia è dunque necessario per far evolvere la nostra offerta. Dovremo sopratutto dare risalto ai misti del lino con il cotone, il cashmere, la seta…».

In particolare, Thomas Varghese cita come esempio la politica di promozione per il cotone condotta negli Stati Uniti all'inizio del XX secolo, e che rese popolare la materia prima. «Anche Woolmark dovrà rappresentare un modello da seguire per la nostra filiera», aggiunge Varghese come esempio. «Il loro logo oggi è conosciuto in tutto il mondo, e il loro programma di formazione è ormai famoso. Abbiamo bisogno di creare uno standard, una chiara identità per il lino. E dovrà nascere qui, in Europa».

Un punto di vista condiviso da Alberto Paccanelli, presidente di Euratex (la confederazione europea del tessile e dell'abbigliamento). «Bisogna che le aziende europee del lino siano riconosciute come Maestre», puntualizza. «Ma noi non abbiamo fretta. Con i marchi Club Masters of Linen e European Flax, pensiamo di poter raggiungere numerosi obiettivi della comunità agricola. Speriamo che questo ci permetterà di sviluppare le nostre quote di mercato. Se questo avverrà, se ne avvantaggeranno tutti, dal produttore al distributore, in quanto la torta da dividersi sarà ancora più grande».

Matthieu Guinebault (Versione italiana di Gianluca Bolelli)

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