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4 ott 2010
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Le Coq Sportif recupera il suo passato

Pubblicato il
4 ott 2010

4 ott 2010 – Ventidue anni dopo la chiusura della fabbrica di Romilly (Adidas aveva acquistato l'azienda nel 1974, ma di fronte alla grande concorrenza mondiale la produzione è stata delocalizzata e questo sito storico chiuso nel 1988), Le Coq Sportif apre, nei luoghi che l'hanno vista nascere, un centro tecnico tessile.

Le Coq Sportif
Le Coq Sportif riqualifica la sua fabbrica storica di Romilly (Aube). (Foto: Sarah Ahssen)

Riunire le capacità professionali
Un luogo dedicato all'elaborazione dei prototipi delle collezioni di abbigliamento del marchio. Il centro, di circa 1.400 metri quadrati, dà lavoro a quindici persone fra tecnici, prototipisti, modellisti o addetti al controllo qualità, ma la fase di reclutamento prosegue, con la ricerca di altre figure professionali.

"La nuova équipe dirigenziale del Coq ha voluto ritornare a Romilly per ritrovare il suo know-how in materia di maglieria, e poi per avvicinarsi al centro stile e di marketing (situato a Parigi, ndr); ma soprattutto, si tratta di un atto simbolico per riconciliarsi con il passato del marchio", spiega con malcelato entusiasmo David Pécard, direttore tecnico per l'abbigliamento e responsabile del sito produttivo (in passato collaboratore di Petit Bateau). Anche se per il momento i muri del centro tecnico sono quasi vuoti, l'ambizione annunciata è grande.

Far crescere l'offerta di abbigliamento
La griffe, acquistata nel 2005 all'80% dal fondo d'investimento svizzero Airesis, vuole tornare ad identificare quell'immagine di marchio vincente che aveva in passato, come dopo il trionfo di Yannick Noah al Roland Garros nel 1983. E secondo i dirigenti, la migliore strategia a tal fine è di incrementare l'offerta di abbigliamento. "Per ora le vendite di abbigliamento rappresentano il 15% delle vendite globali, contro l'85% per le calzature", ricorda David Pécard. Ma l'obiettivo è chiaro: arrivare in tempi rapidi a un 50/50.

Le Coq Sportif
Le Coq Sportif riscopre la sua tradizione e il suo know-how. (Foto: Sarah Ahssen)

Il centro tecnico per abbigliamento e tessuti di Romilly permetterà dunque di ottenere un riposizionamento dell'offerta di abbigliamento attingendo al patrimonio di tradizione e al savoir-faire del brand, principalmente in termini di maglieria.

Una strategia che potrebbe dare ottimi frutti, perché Frédéric Bazin, direttore commerciale di Le Coq Sportif, punta su una crescita dal 10 al 15% per il 2010 (nel primo semestre 2010, le vendite di Le Coq Sportif sono aumentate del 13% e hanno raggiunto i 45,4 milioni di euro). Le vendite di abbigliamento sarebbero già ora maggioritarie nella rete distributiva a proprio nome del marchio, come pure in Asia. Comunque, anche se Frédéric Bazin sottolinea che il brand ha ritrovato un suo posticino nel cuore e nei gusti dei consumatori, il Galletto deve ancora superare molte prove a livello internazionale. Infatti per ora il 70% del suo giro d'affari totale è realizzato in Francia e in Italia.

Di Sarah Ahssen (Versione italiana di Gianluca Bolelli)

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