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15 giu 2015
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La Perla: un reggiseno da 3000 dollari per le super ricche

Di
Ansa
Pubblicato il
15 giu 2015

La frontiera dell'extralusso è un reggiseno di piume d'oca: 3.074 dollari, con abbinato un gilet con cappuccio che aggiunge 17 mila dollari al cartellino del prezzo, esce dagli stabilimenti bolognesi di La Perla per approdare nei guardaroba dello 0,5%, la metà femminile di quell'1% che da solo entro il 2016 avrà in mano più ricchezza del restante 99% del mondo. I ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri.

La boutique La Perla di Hong Kong


Negli USA è entrata in crisi la catena J. Crew dopo aver lanciato una linea di "gamma alta" che le clienti abituali middle class si rifiutano di comprare. Mentre per le donne più ricche del pianeta la lingerie diventa haute couture, titola il Wall Street Journal un ampio servizio che fa del reggiseno di piume essiccate e cucite a mano dalle lavoranti La Perla un simbolo della nuova tendenza.

Quel capo, così come gli altri usciti dallo stabilimento del brand italiano, non ha niente a che fare con il reggiseno tempestato di diamanti da un milione di dollari di Victoria's Secret, una trovata pubblicitaria. E' infatti destinato ad essere indossato da donne reali, pochissime per la verità, il cui potere di acquisto supera quello del lusso di massa - la borsa e l'abito da alcune migliaia di dollari - per salire in una stratosfera rarefatta di prezzi da capogiro.

"Abbiamo deciso di abbandonare tutto quello che non era al cuore del brand", ha spiegato al quotidiano dell'alta finanza Nick Tacchi, direttore del marketing globale della casa di lingerie fondata 60 anni fa nel capoluogo emiliano e due anni fa comprata dall'imprenditore italiano Silvio Scaglia. Un esempio è la linea "Pizzo impossibile", così intricato che c'è voluto un anno per produrlo. Dopo averne scoperto un campione a un mercatino di Parigi, La Perla ha chiesto a sei merlettai di Calais di copiarlo: "Cinque ci hanno riso dietro", ha detto Tacchi. Ora apparentemente quella linea è un best seller. Le fasce di prezzo hanno molto a che fare con la fortuna di un brand anche sul fronte opposto dello spettro. J. Crew, il marchio preppy "Main Street" popolarissimo negli USA, è entrato in crisi dopo vendite in calo per il terzo trimestre consecutivo. Rotolano teste, come quella di Tom Mora, ex capo della linea donna, licenziato per far posto a Somsack Sikhounmuong, attuale responsabile di Madewell, la linea giovane del gruppo. La ragione del flop, secondo gli esperti, è che J.
Crew negli ultimi anni ha alzato i prezzi, mentre il resto del mondo scalava di marcia andando a comprare in catene di "fast fashion' come Zara e H&M.
 

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