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Pubblicato il
3 dic 2012
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Jeff Rudes (J Brand): "Abbiamo ristretto l'offerta per semplificare il lavoro dei dettaglianti"

Pubblicato il
3 dic 2012

Jeff Rudes, CEO di J Brand, era di passaggio a Parigi per presentare la sua collezione primavera-estate 2013. L’occasione giusta per parlare con lui di quali siano le tendenze su cui il marchio premium americano punterà per le prossime stagioni. Ma anche per parlare dei grandi progetti per il futuro della griffe, che è posseduta per la maggior parte dal fondo Star Avenue Capital. Il marchio, che propone jeans da 190 a 350 euro, dopo aver ottenuto 150 milioni di dollari USA di fatturato nel 2011, punta a 180 milioni quest'anno. In Francia, è già presente in 80 negozi per donna e 20 per uomo.

Jeff Rudes, Il CEO di J Brand. Foto: DR.


FashionMag.com: Voi presentate le collezioni primavera-estate a Parigi. Proponete gli stessi capi in Europa e negli USA?
Jeff Rudes: Sì, sono le stesse collezioni. Le nostre clienti sono le stesse in Europa e negli Stati Uniti. Si sa, i codici della moda nascono in Europa e le nostre clienti americane ne sono necessariamente ispirate. Dalle sfilate europee, ma anche dalle riviste, ecc. D'altronde, come negli Stati uniti, siamo distribuiti in tanti negozi importanti in Europa, come Montaigne Market o L’Éclaireur a Parigi.

FM: In questa collezione primavera-estate, quali sono le direzioni che avete scelto di prendere?
JF: Riguardo ai jeans indigo, abbiamo notevolmente ristretto la nostra proposta, passando da 15 a 8 proposte diverse. Nel denim, i retailer sono bombardati da offerte di vario tipo. Il nostro ruolo consiste anche nell'aiutarli, offrendo loro proposte precise e complementari. Sull’indigo, la tendenza è molto più semplice. In alcuni modelli abbiamo eliminato i rivetti e le cuciture. Le finiture sono molto più discrete di quelle che realizzavamo due o tre anni fa.

FM: Questa strategia è valida anche per altri modelli, il colore e i tessuti stampati?
JR: La nostra volontà non è di proporre uno stesso modello in tanti colori. Molto spesso ci saranno solo uno o due colori e, a seconda delle caratteristiche del dettagliante, gli proporremo un colore meglio corrispondente alla sua selezione. Il merchandising resta al centro della costruzione della nostra offerta, che realizziamo adottando sempre il punto di vista del negozio. L’idea è di poter proporre dei tessuti e dei colori che funzionino insieme in una presentazione. Un altro asse della nostra collezione è il lavoro che abbiamo compiuto sul modello boyfriend. Crediamo nel suo potenziale per le stagioni a venire con un taglio rivisto, più vicino al corpo. Abbiamo poi sviluppato un mix jeans-lino, per ottenere la leggerezza e la fluidità richieste dal modello per l'estate.

FM: Questa stagione sarà anche la terza del prêt-à-porter femminile. Com'è stata organizzata quest'offerta?
JR: Siamo veramente molto soddisfatti del prêt-à-porter. La clientela è la stessa del denim e siamo molto lieti che si ritrovi nella nostra proposta. L'idea era di creare una moda facile ma sofisticata (nella quale si trovano dei capi in pelle e dei top leggeri, ndr.). La parola chiave è "senza-sforzo".

J Brand svilupperà il prêt-à-porter maschile l'anno prossimo. Pubblicità J Brand.



FM: Ora si tratta di lanciare la versione maschile...
JR: L’Uomo rappresenta oggi il 10% della nostra attività, ma le sue vendite stanno crescendo rapidamente sul mercato americano. Stiamo avendo un po' la stessa dinamica di quando abbiamo lanciato la Donna sette anni fa. Il prêt-à-porter maschile sarà lanciato l’anno prossimo e attualmente stiamo assumendone il designer.

FM: Pensate di sviluppare altri prodotti direttamente o su licenza? E puntate ad aprire presto dei flagship?
JR: Stiamo pensando di lanciare degli accessori o delle calzature coi nostri mezzi. Ma la prima tappa consiste nell'affermare e far crescere il prêt-à-porter. E' una tappa essenziale, anche per l'apertura di negozi. Stiamo lavorando per questo e dovremmo aprire i nostri primi flagship negli USA nel 2013 e nel 2014. In Europa, ciò avverrà sicuramente nel 2014.

Olivier Guyot (Versione italiana di Gianluca Bolelli)

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