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Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
22 mag 2017
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Jacob Abrian: “Fare dell’Arab Fashion Week la quinta del calendario”

Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
22 mag 2017

A soli 25 anni, Jacob Abrian, il fondatore della Arab Fashion Week e presidente dell'Arab Fashion Council, vuole assolutamente imporsi nel calendario internazionale delle Settimane della Moda. Dopo aver studiato architettura a Milano ed essere stato un modello (e dunque aver conosciuto molto bene i dietro le quinte delle Fashion Week…), Jacob Abrian ha voluto lanciare il proprio appuntamento, convinto delle potenzialità del mondo arabo. Lo abbiamo incontrato in occasione della quarta edizione della manifestazione.

Jacob Abrian, fondatore dell'Arab Fashion Week


FashionNetwork.com: Perché ha scelto di puntare sulle pre-collezioni e sul concept di “ready couture” per la sua Fashion Week?
 
Jacob Abrian: Prima di tutto perché gli altri non lo fanno e poi perché è insito nel DNA dei Paesi arabi di essere dei precursori. Io sono libanese, e allora so anche comprendere le aspettative di questo mercato. Penso che proporre qualcosa di diverso dia valore all’evento. In più, nei fatti, oggi il 70% del budget dei buyer dei negozi è dedicato alle pre-collezioni. Secondo me c’è un vero scarto tra il prêt-a-porter e l’alta moda. E questi due settori non hanno nessuna piattaforma per trovare le loro collezioni in un unico luogo. Del resto, il “ready couture” si colloca proprio in mezzo tra i due, con vestiti di qualità a prezzi che vanno da 5.000 a 25.000 dollari. Una gamma prezzi che seduce anche i buyer per clienti che non sono più consumatori di Haute Couture. L’Arab Fashion Week risponde a un bisogno reale.

FNW: Come fa finanziariamente ad organizzare l'evento?
 
JA: L’evento può esistere grazie al sostegno dei partner, in maggioranza italiani. Essi sono molto attenti alle nuove iniziative e sono alla ricerca di creatività. La Fashion Week costa in tutto cinque milioni di dollari. I marchi presenti partecipano versando 20.000 dollari. In seguito, noi gli forniamo il materiale, le modelle, i truccatori e ci incarichiamo dell’organizzazione. Ciò costituisce per i designer un’opportunità per garantirsi una bella visibilità, perché poi incontrano i mass media, i compratori, e hanno anche un loro spazio di vendita (sotto forma di pop-up all’interno del Meydan Hotel, ndr.).
 
FNW: Come fate allora per selezionare i marchi?
 
JA: Ogni brand deve prima passare per la nostra piattaforma online per depositarvi un dossier. Poi facciamo una scelta. Siamo molto attenti alla creatività, alla qualità, alle finiture, alla produzione, ai materiali utilizzati e al prezzo praticato, perché i marchi possano corrispondere bene al posizionamento della manifestazione. Certamente, anche lo stile è importante, anche se noi cerchiamo degli universi differenti. Il “ready couture” non è costituito solamente dai capi che le donne indossano sui red carpet, ma può essere anche dello sportswear, dell’unisex, o uno stile minimalista. Infine, siamo attenti al business plan e alle prospettive di sviluppo previste dai brand. Gli stilisti devono dimostrare che vogliono continuare con il loro marchio nel tempo, stagione dopo stagione, e che desiderano espandersi a livello internazionale.
 
FNW: Un’ultima cosa. Qual è il suo principale obiettivo per l’Arab Fashion Week?
 
JA: Io ho davvero voglia di dare credibilità al mondo arabo nell’universo fashion e fare dell’Arab Fashion Week la quinta Settimana della Moda del calendario. Entro il 2025, con l’Arab Fashion Council, vogliamo anche sviluppare il tessuto economico della moda in questi Paesi. Il mondo arabo è grande e riunisce tante nazioni. Noi vogliamo esplorare le specificità, le competenze le capacità di ognuno. Per esempio, fare dei Paesi nordafricani i referenti per le materie prime e dei Paesi del Golfo Persico gli specialisti del retail.

Versione italiana di Gianluca Bolelli

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