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20 ott 2013
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Ittierre in una fase decisiva per il suo avvenire

Pubblicato il
20 ott 2013

In poco tempo la situazione è precipitata per Ittierre, colpita da una grave crisi finanziaria, e le prossime settimane saranno decisive per il suo futuro. Qualche giorno fa il gruppo specializzato nella produzione di marchi in licenza, rilevato nel 2011 da Antonio Bianchi patron del gruppo Albisetti, ha chiuso il suo flagship milanese di Via Manzoni. Lo spazio era stato trasformato lo scorso giugno in due boutique, una dedicata a Pierre Balmain e l’altra a Mugler, due marchi del portafoglio di Ittierre.

Nel contempo, il concept store “I Bar Fiorucci” di Termoli si è ritrovato senza più abiti, perché la collezione di abbigliamento Fiorucci, prodotta in licenza dall’azienda molisana, non è stata consegnata…

Ittierre S.p.A
La sede di Ittierre

I façonisti che non sono pagati da tempo hanno bloccato le consegne, mentre l'attività sul sito di Pettoranello è praticamente azzerata. Alcuni brand lamentano "una gestione caotica e numerosi problemi di ritardo nelle consegne" del gruppo, che aveva moltiplicato le licenze negli ultimi due anni: Pierre Balmain, Jean Paul Gaultier Uomo e la sua seconda linea, le due linee di John Galliano, Aquascutum, Guy Laroche, ecc. L'azienda, che produce anche altri marchi come Tommy Hilfiger e Thierry Mugler, ha recentemente perso le licenze di Costume National, C'N'C Costume National e Karl Lagerfeld.

Lo scorso 18 settembre la direzione ha chiesto l’ammissione al concordato preventivo per consentire ad Ittierre di rimanere operativa, proteggendo gli asset contro i creditori. In questa occasione la società ha dichiarato 88,7 milioni di euro di debiti (6 milioni di stipendi non pagati, 50 milioni di euro a fornitori e 32,7 milioni alle banche). Ora tocca al tribunale di Isernia pronunciarsi sulla richiesta di concordato. Quest'ultimo ha nominato un commissario, Sergio Ferreri, per vigilare sulla società fino al 26 novembre, il termine fissato ad Ittierre dal giudice per presentare un valido piano di rilancio.

Nel frattempo è stato nominato un amministratore delegato: Alberto Manganiello, che dirigeva in precedenza un’azienda pubblica locale. "Questo professionista sta lavorando ad un piano industriale per traghettare l’azienda verso un nuovo socio. Lo scenario tracciato ora dovrebbe articolarsi intorno ad una 'bad company', in cui confluiranno i debiti e alla creazione di una nuova società destinata a essere rilevata da un nuovo investitore-imprenditore", spiega un sindacalista vicino al dossier. Il piano prevede un drastico ridimensionamento degli effettivi che dovrebbero essere dimezzati. Attualmente Ittierre impiega 700 persone, di cui 300 sono in cassa integrazione.

Foto postata dagli impiegati di Ittierre su Facebook


"Quello che è successo a Ittierre è un disastro, uno scempio, e non è stata colpa solo della crisi. Ormai l’azienda è agli sgoccioli, è quasi arrivata alla fine del percorso. Tutto si deciderà entro il 26 novembre. O viene presentato un piano di rilancio concreto, o fallisce d’ufficio", conclude il sindacalista.

Rimane poi un’altra questione in sospeso. La procedura dell’amministrazione straordinaria, a cui è stata sottoposta Ittierre nel 2009, si era conclusa all’inizio del 2011 con la cessione della società ad Antonio Bianchi per 23 milioni di euro. Su questa somma la Regione Molise ha fornito una fideiussione di 12 milioni, la cui prima tranche, di 4 milioni, deve essere versata il 31 ottobre. In cambio la Regione ha avuto in garanzia il 30% delle azioni della società e un proprio rappresentante nel consiglio di amministrazione.

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