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Pubblicato il
19 lug 2012
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Interparfums e Burberry si separano, Puig e Bpi drizzano le antenne

Pubblicato il
19 lug 2012

La notizia non ha sorpreso nessuno. Si sapeva da dicembre 2011 che Interparfums e Burberry avevano avviato delle trattative per realizzare un modello operativo basato sulla creazione di una nuova entità controllata dalle due società. Le due parti non sembrano aver trovato il compromesso migliore (specialmente sul controllo del capitale) e dall'altroieri è ufficiale: il marchio inglese ha annunciato l'intenzione di esercitare la sua opzione di uscita con effetto dal 31 dicembre di quest'anno. Il che gli costerà 181 milioni di euro, vale a dire il prezzo della risoluzione anticipata del contratto che lega le due società fino al 2017.



Benché Interparfums affermi in un comunicato che le discussioni stiano proseguendo, sembra difficile immaginare che si possa raggiungere un accordo sulla base di quanto richiesto da Burberry. Interparfums ha immediatamente subito le conseguenze dii questo annuncio, con un calo dell'8% del suo titolo azionario. La perdita totale di Burberry creerebbe un calo del 48% del fatturato e del 45% dell'utile netto di Interparfums, secondo i calcoli dello studio Oddo, citato dal sito Boursorama.

Nel primo trimestre 2012, le vendite di Interparfums sono aumentate del 25% (110,8 milioni di euro), quelle della licenza Burberry, la prima del gruppo, del 12% (54,3 milioni di euro), fatto che dimostra il peso di quest'ultima sul fatturato del titolare della licenza.

"Qualunque sia l'esito di queste discussioni con Burberry, oggi siamo particolarmente fiduciosi e motivati per aprire una nuova pagina della nostra storia", dichiara Philippe Benacin, PDG di Interparfums, che potrebbe utilizzare la generosa somma di denaro che Burberry gli verserà per l'acquisizione di un marchio di moda, un'operazione che il gruppo transalpino ha sempre sognato (Interparfums si era proposto come candidato all'acquisto di Jean-Paul Gaultier l'anno scorso).

In previsione di un'uscita di Burberry dal suo portfolio, la società francese potrebbe diversificare la sua strategia rinforzando anche dei marchi più piccoli, come Jimmy Choo e Montblanc, che oggi contano solo per il 15% sul suo giro d'affari. E i lanci dell'attesissimo profumo (il primo) del marchio Repetto, oltre che delle nuove creazioni di Balmain e Boucheron previste per il 2013, potrebbero far dimenticare la separazione con il marchio dei trench.

Per quanto riguarda Burberry, il valore delle sue azioni è rimasto stabile alla Borsa di Londra. I profumi hanno un peso minore nell'universo globale di proposte della griffe, ma hanno un grande impatto sulla sua immagine e possono aiutarla a guadagnare in visibilità a livello internazionale. Soprattutto con l'ultimo nato, “Body”, che incarna le sue ambizioni di rientrare nella ristretta cerchia dei grandi marchi di profumi. Burberry senza dubbio vorrebbe anche spingere verso l'alto le cifre di questo settore. Il direttore creativo Christopher Bailey si è sempre mostrato molto attento al settore bellezza, vigilando molto sul mantenimento di una coerenza fra lo spirito creativo very english del brand e i codici che tradizionalmente ispirano Burberry, sia nel settore delle fragranze che in quello del make up.

Il marchio inglese si sarebbe messo in contatto con due grandi gruppi, celebri per il loro legame con gli stilisti di moda: Puig e soprattutto Bpi. Quest'ultimo (di proprietà del gruppo Shiseido) possiede i profumi di Jean Paul Gaultier (fino al 2016, in seguito saranno reintegrati nel gruppo Puig, che possiede già la moda), Miyake ed Elie Saab e sarebbe attivamente alla ricerca di altre licenze da firmare prima della fine dell'anno. Ma i tempi non sono ancora maturi, e soprattutto bisognerà vedere se le aziende contattate saranno disponibili ad accettare le condizioni della griffe, che vuole esercitare una forte presenza di controllo su tutti i settori che esibiscono il nome di Burberry.

Silvia Manzoni (Versione italiana di Gianluca Bolelli)

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