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Pubblicato il
20 mag 2012
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Guillaume Henry: "La prima uscita del ragazzo Carven"

Pubblicato il
20 mag 2012

A poche settimane dal Pitti Uomo, il direttore artistico della maison Carven, ospite d'onore di questa 82ma edizione, parla dell'evento e descrive la sua visione del brand con un entusiasmo contagioso.


Guillaume Henry

FashionMag: Allora, stressato?
Guillaume Henry: Cerchiamo di non metterci troppo sotto pressione, anche se questo può sembrare difficile tenuto conto delle dimensioni dell'evento. Faremo le cose con semplicità e in modo socievole. Anche se attualmente la realtà del settore è fatta di tante difficoltà, io non riesco a non guardare alla moda se non come espressione dei concetti di piacere e felicità. Ma prima di tutto spero che a Firenze ci divertiremo a festeggiare, davanti a buyer e stampa, la prima "release" dell'uomo Carven, finora molto “timido”.

FM: Il ragazzo-uomo Carven riuscirà a maturare per il suo primo viaggio all'estero?
GH: Il ragazzo Carven viaggia verso il Pitti, ma la collezione non sarà legata né all'avvenimento né al luogo. Resterà invece imperniata sui codici stilistici che abbiamo introdotto nelle ultime tre stagioni. Quindi il tema collegiale sarà ancora presente, ma non solo riferito al tipo studente: si potranno anche vedere il maestro di scuola o altri personaggi sbucati da fotografie di gruppo o da ritratti di famiglia, e gli abitanti di un villaggio che sembrano usciti da una storia alla Tati. Ci saranno dei riferimenti legati ai ricordi che ho conservato personalmente o attinto dalle fotografie di Doisneau e Brassaï.



FM: La nostalgia sembra un tema centrale del suo lavoro, è una scelta volontaria?
GH: Questi codici tornano spesso perché mi piace questo genere d'ingenuità naif. Noi vogliamo creare dei personaggi che risultino palpabili e possibili, un po' come nei miei ricordi d'infanzia ricordo il panettiere del villaggio o il sindaco del paese. E' anche un elemento legato alla storia del marchio, per il quale il periodo di maggiori fasti fu negli anni '50 e '60. Tutto questo lessico mi comunica tante cose, che siano artistiche o riferite al cinema o all'immagine in generale. In quell'epoca, forse perché non c'era molto prêt-à-porter, le persone si vestivano come erano, in funzione del lavoro che svolgevano. Ci si vestiva bene la domenica, ci si prendeva cura dei vestiti, che si conservavano a lungo, e mi piacciono queste idee, questa mentalità. E poi, al di là del mio gusto personale, sono molto sensibile all'idea di legare l'identità attuale di Carven ai grandi anni del brand. Quanto Madame Carven ha trasmesso nei primi anni è stato di una ricchezza estrema. Era uno stile sano, leggero, estetico.

FM: Avete un piano di sviluppo preciso e degli obiettivi particolari?
GH: Abbiamo la fortuna, in Carven, di lavorare per un'azienda familiare che continua ad essere gestita da qualcuno di sincero e ancora molto sensibile al piacere della creazione. Davvero, non c'è un piano, né ci sono obiettivi di risultato oltre al fatto di divertirsi e far divertire. Mi piacerebbe naturalmente che Carven si sviluppasse, ma la questione non è di realizzare aperture dappertutto e ad ogni costo. Comunque, finché ci sarà la gente, saremo presenti per loro.

FM: La collezione sarà estesa e/o collaborerete con nuove griffe?
GH: Le proposte resteranno quelle di un guardaroba ideale che non privilegia un capo rispetto a un altro. Per la prima volta ci siamo occupati di costumi da bagno e nasceranno nuove collaborazioni con altri brand, come abbiamo fatto per la Donna, le cui calzature sono realizzate insieme a Robert Clergerie. L’anno scorso poi, per l'Uomo, abbiamo piacevolmente collaborato con Lafuma per realizzare una linea di borse. Arriveranno anche altri binomi, ma per adesso abbiate pazienza…

Florent Gilles (Versione italiana di Gianluca Bolelli)

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