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Gucci perde contro Guess dopo 4 anni di battaglie legali

Pubblicato il
4 mag 2013
Tempo di lettura
3 minuti
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Il secondo capitolo della disputa sui marchi tra Gucci e Guess si è concluso in Italia il 2 maggio 2013 dopo che il Tribunale di Milano, in una sentenza di 83 pagine, ha respinto tutte le pretese avanzate dal marchio fiorentino contro Guess. Inoltre, la Corte italiana ha disposto la cancellazione di alcuni motivi a rombi di Gucci, di alcuni loghi G, e di alcuni modelli di marchi registrati “Flora”. Le registrazioni cancellate includono 3 marchi italiani e 4 marchi commerciali che coprono la Comunità Europea. La Corte ha anche respinto i diritti di Gucci sul logo "G Quadrata".

Gucci, borsa a spalla "Jackie" in tessuto 'Original GG'


Nel 2009, insieme a un'azione simile a New York, Gucci ha intentato una causa contro Guess a Milano, la capitale europea della moda. Le denunce successive sono state depositate a Parigi e a Nanchino, in Cina. I loghi nella controversia milanese erano simili a quelli di New York, come pure le denunce, che comprendevano violazione del marchio, contraffazione e concorrenza sleale. Il caso di New York si è concluso nel 2012, con Gucci che ha ricevuto un minimo risarcimento dei danni e provvedimenti inibitori ristretti su una manciata di loghi. Ora, la Corte di Milano ha totalmente respinto tutte le richieste avanzate da Gucci.

Il verdetto milanese costituisce una decisione importante, non solo perché è stata emessa in Italia, paese d'origine del brand Gucci, ma anche perché la Corte ha dato ragione a Guess in praticamente tutte le principali argomentazioni portate all'attenzione dei giudici dal marchio franco-americano fondato nel 1981 negli USA dai fratelli marsigliesi Marciano, stabilendo che il motivo a rombi e i motivi floreali sono comuni nel mondo della moda e, in particolare, che il popolare pattern del logo di Guess "G Quadrata" (anche con una G sola nell'angolo del rombo) non abbia "niente a che fare" con il modello della doppia G intrecciata di Gucci, una delle principali lamentele presentate da Gucci.

La sentenza ha anche confermato uno dei pilastri fondamentali della difesa di Guess, già espresso nel processo di New York: che non vi fosse alcun fondamento nell'accusa di Gucci che Guess stesse cercando di “Guccizzare” il suo brand o stesse tentando di confondere i clienti e di indebolire il marchio Gucci.

Guess, borsa a tracolla "Cisely Crossbody Top Zip"


Paul Marciano esprime la sua più piena soddisfazione per la decisione, che dà ragione alla posizione di Guess e riconferma la sua convinzione che Gucci fosse andato troppo oltre nelle sue affermazioni. “Le tattiche di Gucci sono state assolutamente prepotenti. A causa delle sue infinite risorse, Gucci ha cercato di fermare in tutto il mondo l'espansione del business di successo di Guess negli accessori. Tutto ciò è fondamentalmente sbagliato e ingiustificabile. Ci sono tendenze globali che Gucci stessa segue, come chiunque fa nella moda; e che non sono differenti da quelle di Guess a questo proposito”. Paul Marciano ha aggiunto: “A mio parere, le battaglie legali di 3 anni a New York e di 4 anni a Milano sono state il risultato di un enorme e inutile contenzioso che avrebbe potuto e dovuto essere facilmente risolto con una semplice telefonata, che Gucci non ha mai fatto”.

La Corte italiana, ribadendo "la ragguardevole notorietà dei marchi di Guess", ha definitivamente respinto la possibilità che qualsiasi rischio di confusione possa esistere, anche ipoteticamente, tra i prodotti ed i marchi di Gucci e quelli di Guess.

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