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Pubblicità

Fosun, il conglomerato cinese preso dalla febbre dello shopping all’estero

Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
today 24 feb 2018
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Fosun, che ha confermato giovedì scorso di aver acquisito il controllo della maison Lanvin, non è ancora il gruppo più introdotto nel mondo della moda, ma ormai non è neanche più un novizio di questo settore. Il tentacolare conglomerato d’imprese con sede in Cina, noto per le sue acquisizioni a tutto campo in molteplici settori d’attività, possiede già quote di maggioranza, o quanto meno sostanziose, in cinque marchi tramite il Fosun Fashion Group: Folli Follie, St John, Caruso, Tom Tailor e Iro.

Fosun vuole fare di Lanvin il suo marchio di punta. Collezione PE 2018 - Lanvin


Oltre a Lanvin, il gruppo da 9,4 miliardi di euro di giro d’affari nel 2016 punterebbe (o almeno lo stava prendendo ancora in considerazione fino a poco tempo fa) ad aggiungere un altro grande nome a questa lista: quello di La Perla. La firma bolognese del lusso specialista della biancheria intima, che ha ormai ampliato il suo raggio d’azione al prêt-à-porter femminile, ha infatti avviato trattative esclusive con Fosun lo scorso dicembre. Il periodo delle negoziazioni sarebbe terminato, ma per ora nessuno dei due attori ha voluto rilasciare alcun commento al riguardo, non confermando né smentendo l'ipotesi di un fallimento delle trattative, né escludendo che stiano continuando.
 
Due aziende che si muovono nell’ambiente del lusso, uncampo nel quale il gruppo asiatico si è già avventurato con il gioielliere Fabergé, ma anche con il marchio statunitense di moda femminile tradzionale St John, specialista della maglieria. Le altre partecipazioni di Fosun hanno posizionamenti un po’ diversi: Iro, di cui il gruppo è azionista di maggioranza dall’estate del 2016, fa parte del segmento del prêt-à-porter premium e misto, con 36 negozi nel mondo. L’altro di gamma è lo stesso campo di gioco di Caruso, brand italiano di moda maschile, mentre il marchio greco di accessori e gioielli Folli Follie realizza proposte di media gamma e il brand tedesco Tom Tailor, di cui il gruppo è il primo azionista con il 30% del capitale, è attivo nel settore dell’abbigliamento per il mass market.

Fosun Fashion Group opera dunque su parecchi tavoli contemporaneamente, sia in termini di dimensioni aziendali che di posizionamento. Tuttavia, Lanvin dovrebbe diventare il nuovo punto di riferimento del gruppo, punta di diamante della sua divisione moda, vista la notorietà, la storia e la potenzialità internazionale che la firma parigina porta con sé, agli occhi del suo nuovo proprietario.
 
Fino a questo momento, il gruppo privato, fondato nel 1992 da alcuni studenti della prestigiosa università Fudan a Shanghai, aveva messo in primo piano come marchio di punta Club Med. Il conglomerato gigante aveva messo le mani nei primi mesi del 2015 sullo specialista francese dei villaggi-vacanze. Da allora, ha sviluppato attivamente il suo business in Cina. Infatti, è proprio questo caso di successo che un portavoce del gruppo cita per spiegare quale potrebbe essere la strategia utilizzata con Lanvin. “Si tratta dell’esempio migliore di ciò che Fosun può e vuole fare. La strategia per il Club Med e Lanvin è simile: lavorare in stretta vicinanza con l'azienda, fornirle in primo luogo del supporto, e quindi svilupparla a livello internazionale, naturalmente in Cina, ma non solo, come per l'ultimo villaggio turistico aperto in Giappone”, commenta il portavoce.
 
In primo luogo, sostenere finanziariamente Lanvin per rimetterla a galla, perché ultimamente la situazione contabile dell’azienda francese era davvero pericolosa, e in seguito pensare a svilupparla. Per il momento, nessun percorso privilegiato in materia di posizionamento: resta ancora da scoprire se il nuovo proprietario approverà la svolta creativa presa con l’arrivo di Olivier Lapidus l’estate scorsa alla testa delle collezioni Donna, oggetto di critiche generalizzate, che ha accentuato l'erosione delle vendite.

Guo Guangchang, presidente del gruppo Fosun - STR/AFP/Archives


Fosun ha realizzato tra il 2013 e il 2017 non meno di 13,5 miliardi di dollari (11 miliardi di euro) di acquisizioni all’estero, secondo l’azienda finanziaria Dealogic. Una frenesia di acquisizioni in settori eclettici (dalla finanza alla farmacia, passando per il turismo, e finanziate in gran parte indebitandosi), che ha finito per preoccupare i regolatori cinesi dei mercati, i quali l’anno scorso hanno ordinato delle verifiche su vari prestiti a rischio contratti dai grandi conglomerati privati del Paese.
 
Ma il CEO di Fosun, Wang Qunbin, aveva smentito in agosto che fosse in atto "qualsiasi indagine formale delle autorità di regolamentazione" contro il gruppo, accogliendo però positivamente l’inasprimento di Pechino contro gli investimenti “irrazionali”.
 
L’emblematico presidente di Fosun, Guo Guangchang, è secondo la rivista statunitense “Forbes” il 16° uomo più ricco di Cina, con un patrimonio di circa 9 miliardi di dollari. Molto abile e introdotto politicamente, l’imprenditore è considerato un po’ un oracolo dei mercati ed è stato definito il "Warren Buffett" locale. La sua misteriosa scomparsa per alcuni giorni a fine 2015 aveva in effetti avuto una grande eco nella comunità imprenditoriale. Fosun aveva tardivamente comunicato che Guo Guangchang aveva fornito spontaneo “aiuto ad alcune indagini giudiziarie". Il miliardario era riapparso subito dopo.
 
Ma neanche questo episodio ha spento la fame di investimenti del miliardario asiatico, che oggi è continuata con Lanvin, ma probabilmente altre acquisizioni nel mondo della moda sono in arrivo.
 
Anaïs Lerévérend con AFP 

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