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Pubblicato il
11 mar 2014
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Fondazione Prada celebra l'arte e il suono con "Art or Sound"

Pubblicato il
11 mar 2014

Fondazione Prada presenta la nuova mostra: "Art or Sound", a cura di Germano Celant, che sarà presentata a Venezia, nella sede di Ca’ Corner della Regina, dal 7 giugno al 3 novembre 2014. La vernice si svolgerà da mercoledì 4 a venerdì 6 giugno.

Una delle opere della mostra "Art or Sound", The Spirit of Yamaha


Concepita come un’indagine attraverso il passato e il nostro presente, "Art or Sound" affronta le problematiche del rapporto tra arte e suono, degli aspetti iconici dello strumento musicale, del ruolo dell’artista musicista e degli ambiti in cui arti visive e musica si sono incontrate e confuse dal 1600 ad oggi.

Il percorso espositivo si svilupperà dal piano terra nei due piani principali di Ca’ Corner della Regina. Per la prima volta, dopo la riapertura al pubblico del palazzo veneziano, saranno utilizzate le stanze del secondo piano nobile, 1.000 metri quadri restaurati nell'ambito del programma di recupero dell’edificio intrapreso nel 2011 dalla Fondazione Prada.

“Art or Sound” vuole sottolineare il rapporto di simmetria e ambivalenza che esiste tra opera d’arte e oggetto sonoro. Intende proporre una rilettura dello strumento musicale che diventa entità plastico-visiva e viceversa, in una continua invasione e inversione di campo, fenomeni riscontrabili nel corso della storia dal Seicento a oggi. Il progetto analizza lo sconfinamento tra produzioni artistiche e sonore, tra musica e arti visive, con l’idea di evidenziarne il costante scambio, senza ricercare inutili classificazioni.

Violon de fer, Foto: Claude Germain


Il percorso storico prenderà il via con gli strumenti musicali realizzati con materiali inusuali e preziosi da Michele Antonio Grandi e Giovanni Battista Cesarini nel Seicento e con gli automi musicali - complessi oggetti artistici che uniscono valore estetico e produzione sonora, creati, ad esempio, dall’orologiaio svizzero Pierre Jaquet-Droz nel Settecento. Proseguirà con strumenti automatici e dispositivi meccanici dell’Ottocento in grado di visualizzare la musica attraverso luci e colori. Saranno presentate le ricerche nel campo della sinestesia e le sperimentazioni delle avanguardie storiche come i celebri "Intonarumori" (1913) dell’artista futurista Luigi Russolo e alcuni oggetti di Giacomo Balla.

La mostra riunirà, inoltre, strumenti e opere di musicisti come Alvin Lucier e John Cage, lavori di artisti degli anni Sessanta, quali le scatole sonore di Robert Morris e Nam June Paik, sculture cinetiche realizzate da artisti come Takis e Stephan von Huene e, ancora, installazioni sonore come "Oracle" (1962-’65) di Robert Rauschenberg e "Handphone Table" (1978) di Laurie Anderson. Saranno in mostra anche esempi di appropriazione iconica e formale dello strumento musicale, come i pianoforti di Arman, Richard Artschwager e Joseph Beuys, così come strumenti ibridi, vere e proprie sculture da suonare, come le chitarre e i violini di Ken Butler e i banjo di William T. Wiley. Questa esplorazione nel territorio ambiguo tra arte e suono si spingerà verso le ricerche più recenti di artisti come Christian Marclay, Janet Cardiff, Martin Creed e Doug Aitken, fino a documentare la produzione di una nuova generazione rappresentata, tra gli altri, da Anri Sala, Athanasios Argianas, Haroon Mirza, Ruth Ewan e Maywa Denki.

La mostra sarà arricchita e completata da una pubblicazione edita dalla Fondazione Prada. Attraverso il saggio introduttivo di Germano Celant e numerosi contributi di musicologi, artisti visivi, musicisti, compositori e storici dell’arte come Jo Applin, Luciano Chessa, Christoph Cox, Geeta Dayal, Patrick Feaster, Christoph E. Hänggi, Bart Hopkin, Douglas Kahn, Alan Licht, Andrea Lissoni, Noel Lobley, Deirdre Loughridge, Simone Menegoi, Holly Rogers, Jonathan Sterne, David Toop, John Tresch, Eric de Visscher e Rob Young, il volume ricostruirà storicamente e analizzerà le ambiguità, le analogie e le corrispondenze tra oggetti d’arte, dispositivi sonori e strumenti musicali.

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