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Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
15 gen 2018
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Fendi - in attesa di un nuovo CEO - prende il volo

Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
15 gen 2018

C’è un concetto di gioco nel calcio noto come “Gegenpressing”, o “riaggressione”, o nellla pallacanestro come “full court press”, o “pressing a tutto campo”, che significa impegnare tutte le proprie forze nell'attacco e concentrarsi sull'intensità creativa, il che è proprio ciò che ha mostrato lo show dell’abbigliamento maschile di Fendi tenutosi lunedì a Milano.

Immagine tratta dal canale di streaming live di Fendi - Fendi


Il risultato è stata una collezione piena di accessori glamour e spiritosi e di vestiti con tantissimi loghi, e ricca di vigore, anche se l’azienda è in attesa dell’arrivo di un nuovo CEO. Il suo attuale Amministratore Delegato, Pietro Beccari, è destinato ad approdare dal 1° febbraio da Christian Dior, brand che fa anch’esso parte del colosso francese del lusso LVMH.
 
Ultimo fra i marchi più importanti a presentare le sue creazioni nella quattro giorni di moda maschile milanese, Fendi ha mostrato un'enorme quantità di prodotti nella sua passerella, sulla quale i modelli giravano attorno a un finto nastro trasportatore da aeroporto indossando le ultime borse, i pezzi classici e persino degli imballaggi di cartone che mostravano il logo della doppia F di Fendi.

“Questa sfilata rappresenta il DNA della casa, il suo logo, o piuttosto i suoi loghi, incorporando nel frattempo idee dai nostri archivi”, ha spiegato Silvia Fendi nel backstage davanti al suo moodboard, indicando un cappotto di visone grafico disegnato negli anni Settanta da Karl Lagerfeld.
 
Nella sfilata odierna di Fendi, in cui i colori nero e caramello la facevano da padrone, abbiamo potuto vedere delle giacche Eisenhower con colletti di volpe; giacconi doposci di visone con grafiche Fendi a scacchiera; soprabiti in montone a righe larghe 20 centimetri e piumini con immagini patchwork di cavalli e banane, proprio come nell’invito allo show.
 
Ogni tanto, un modello afferrava una borsa dal nastro trasportatore – una tote-bag di pelle a zig zag oppure una pesante cartella di cuoio. La sfilata includeva anche una serie di borse di metallo in formato weekend firmate Rimowa, marchio guidato da Alexandre Arnault, secondo figlio di Bernard Arnault, l’uomo più ricco di Francia e azionista principale di LVMH. La capsule collection di alcune migliaia di pezzi creata espressamente per il Natale è andata esaurita in due giorni.
 
“Forse bisognerà che la rieditiamo”, ha riso il poliglotta Beccari, che è andato e tornato da Parigi nelle ultime settimane per predisporre il suo ingresso da Dior. Sia Beccari che Antonio Belloni, il manager italiano che svolge un po’ il ruolo di ‘primo ministro’ di LVMH, hanno insistito che non è stata ancora presa alcuna decisione su chi prenderà le redini di Fendi.
 
“Quando lo sapremo ve lo diremo”, ha sorriso Belloni, che ha definito la collezione “Lusso decomplesso”.
 
E nonostante la mancanza di chiarezza sul nome del suo prossimo massimo dirigente, Fendi è chiaramente in ottima forma, a giudicare da questa collezione intelligente e commercialmente allettante.
 
Bisogna riconoscere che storicamente LVMH focalizza l’attenzione e l’interesse sui suoi marchi incentrandoli sul loro direttore creativo. Ciò potrebbe cambiare con il manager-star Beccari. Sotto la cui gestione Fendi ha triplicato le vendite annue fino a oltre un miliardo di euro in meno di cinque anni.
 
Forse dovremmo definire il sempre efficiente Beccari, che parla tedesco ed è stato per breve tempo un calciatore professionista, come lo Jürgen Klopp della moda? Perché l’inventore del “Gegenpressing” e attuale tecnico del Liverpool ha ottenuto anche lui una grande vittoria in questo fine settimana.

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