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14 feb 2010
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Fashion Week in lutto, McQueen simbolo crisi della moda

Di
APCOM
Pubblicato il
14 feb 2010

Roma, 13 feb. (Apcom) - L'attesa Fashion Week di New York - 65 eventi organizzati sotto tre tende per 8 giorni - si è aperta giovedì con una notizia tragica: la scomparsa dello stilista britannico Alexander McQueen, trovato morto nella sua casa londinese.

Alexander Mc Queen
Alexander McQueen

Proprio giovedì pomeriggio la sua linea jeans, la McQ, avrebbe dovuto essere presentata alla Milk Gallery, a Chelsea, uno dei quartieri simbolo della moda newyorkese. La collezione di McQueen era attesa come uno degli eventi più importanti per la stagione autunno-inverno 2010. Anche alle sfilate di Londra e Parigi, le settimane prossime, erano attese le creazione del bad boy della moda britannica.

Quarantuno anni fra un mese, McQueen poco tempo fa aveva detto alle persone che lo conoscevano di aver trovato un nuovo equilibrio, un nuovo amore e relazioni stabili. La sua morte è stata uno shock: suicidio dicono i giornali inglesi. Com`è possibile, come mai questa tragedia? Il fiorentino Stefano Tonchi, direttore di T Magazine, la rivista del New York Times dedicata a moda e life style, conosceva bene il giovane stilista.

"McQueen era uno dei geni della nostra generazione", racconta Tonchi. "L'anno scorso abbiamo scritto un profilo su di lui perché sembrava che Alexander si fosse calmato, avesse abbandonato quegli eccessi di droghe e di cocktail di pillole che lo avevano portato molto vicino a un tracollo sia fisico che psicologico".

Tre anni fa l`equilibrio di Alexander era stato messo a dura prova dalla morte della persona a lui piu' vicina, la giornalista Isabella Blow, "Isy", come veniva chiamata nel mondo della moda. "Per McQueen è stata piu' di un'amica, una compagna di strada", ricorda Tonchi. Per il direttore di 'T Magazine' il suicidio di McQueen va oltre i lutti e le difficoltà personali, diventa l`emblema delle contraddizioni del mondo della moda: "E' un segnale della crisi del settore di cui si è parlato molto nell'ultimo anno, soprattutto con la crisi finanziaria".

"La moda - continua - già da tempo si chiedeva se il business avesse ucciso la creatività: questo è forse il prezzo da pagare per il successo commerciale. Lo sviluppo di un marchio non è più controllato dagli stilisti e dai designer, ma da gruppi quotati in borsa a cui interessano più i numeri che la qualità dei prodotti". Tonchi continua a spiegare, si appassiona all`argomento: "Quello che conta quindi è la forza economica, la distribuzione internazionale. Con risultato che la moda diventa sempre più omologata, banale".

"Le collezioni che una volta erano due, ora sono diventate dodici, senza contare quelle per gli accessori, i gioielli, gli orologi. Ora la vita di uno stilista è diventata una specie di inferno come mi testimoniano tanti miei amici nel business", spiega Tonchi. Reggere alla pressione è difficile: "Se una persona non ha un equilibrio psicologico eccezionale è facile entrare in crisi".

Tonchi ripercorre il passato di questo stilista partito dai bassifondi londinesi: "Veniva dalla gavetta. I primi lavori erano da sarto, nei retrobottega della grande sartoria maschile. La sua famiglia era molto povera. La madre era fioraia, credo, il padre un abusivo. Poi i sogni, il talento e le sfilate degli anni Ottanta che lo hanno portato a fare parte del gruppo Louis Vuitton, fino a Givenchy e a Gucci, che ha comprato il 50% della sua società

Piu' o meno 6 mesi fa McQueen ha raccontato a Tonchi della sua vita, una specie di bilancio: "Diceva di avere un nuovo amore, nuove amicizie e di avere trovato un nuovo equilibrio". Ma improvvisamente un buco nero di angoscia si è impossessato di lui. Forse l'ansia per la nuova stagione di sfilate. Forse i troppi lutti di persone care, appena una settimana fa era morta la madre, e McQueen non ce l'ha fatta a reggere. Poche ore prima del debutto della McQ a New York ha deciso di dire basta.

Fonte: APCOM