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Pubblicato il
2 mar 2015
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Esprit, sempre in ribasso, sta per completare la verticalizzazione della sua organizzazione

Pubblicato il
2 mar 2015

Esprit ha pubblicato il suo rapporto semestrale, che copre il periodo da luglio a dicembre. Il brand, nel corso di questi sei mesi, ha visto calare il fatturato di oltre il 16%, e del 13,2% a tasso di cambio costante. Il dato è arrivato a più di 1,2 miliardi (10,7 miliardi di dollari di Hong Kong). Il suo utile al lordo di interessi e imposte è crollato del 73,3%, a soli 4,3 milioni (37 milioni di dollari di Hong Kong).

Il nuovo marchio aziendale in fase di test ad Amsterdam


Tuttavia, la direzione è ottimista circa il suo piano di trasformazione. Nel bilancio, ricorda i “fattori esterni” che hanno condizionato l'attività, in sostanza l'estate di San Martino (vale a dire un inverno con temperature insolitamente più elevate) e soprattutto che il secondo trimestre è stato migliore del primo.

Così, se da luglio a settembre le vendite sono calate del 16,3% a tasso di cambio costante, da ottobre a dicembre esse sono diminuite del 10%. Una diminuzione che corrisponde più o meno alla riduzione della superficie commerciale, sia wholesale che retail. Il marchio, fra l'altro, ha abbandonato i dettaglianti più piccoli e ha chiuso numerose succursali. Al termine, il brand Esprit ha visto calare la propria attività retail del 12,4%, a 761 milioni (6,7 miliardi di dollari di Hong Kong) e il wholesale del 14,3%.

Si tratta sempre di evoluzioni a tasso di cambio costante. Per zone, il Vecchio Continente mostra un calo di oltre il 12% e l’Asia-Pacifico di quasi il 17%. Soprattutto, Jose Manuel Martinez pensa di avere ottime armi in serbo per le prossime stagioni. La verticalizzazione del sistema, infatti, sarà pienamente operativa da questa primavera/estate 2015. Contrariamente a quanto era stato previsto inizialmente, l'ufficio incaricato di apportare dei prodotti trendy in versione fast fashion non è stato aperto a Londra, ma collocato nella sede di Ratingen, vicino Düsseldorf. Questi prodotti, che hanno poco peso nell'attività, hanno visto crescere le loro vendite di quasi il 70%. “L'ufficio tendenze ci permette d'introdurre dei prodotti fashion in pochissimo tempo in negozio, ma abbiamo anche rielaborato ogni processo delle collezioni principali. Prima, ci volevano undici mesi tra l'idea e l'arrivo dei prodotti sugli scaffali. Oggi, una parte di questi prodotti non necessita più che di soli due o tre mesi”, rivela l'ex direttore di Inditex, il gruppo proprietario di Zara, arrivato a guidare Esprit nel 2012.

Martinez ritiene che da Esprit attualmente sia quasi impossibile ridurre questo lasso di tempo fra l'idea e la consegna nei negozi a 6 settimane. Con l'evolversi delle valute, la situazione congiunturale esistente in Europa e anche i rischi legati ai capricci del clima, lo spagnolo non vuole fare previsioni numeriche. In compenso, un ritorno alla crescita è dichiaratamente atteso entro due anni, dopo un esercizio 2014/15 caratterizzato da tante incertezze.

Bruno Joly (Versione italiana di Gianluca Bolelli)

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