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Adnkronos
Pubblicato il
11 nov 2013
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7 minuti
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Elsa Schiaparelli, la 'divina' amata da Cocteau e Dalì

Di
Adnkronos
Pubblicato il
11 nov 2013

Ironica, stravagante, eccentrica ed egocentrica, fu una delle 'première dame' della moda internazionale degli anni '30, Elsa Schiaparelli, italiana doc, con origini aristocratiche toscane e piemontesi, scelse la Francia, ed in particolar modo Parigi, come terra d'elezione per sperimentare la sua euforica esuberanza creativa. Il 13 novembre ricorrono i 40 anni della scomparsa di 'madame Schiaparelli', l'acerrima rivale di Coco Chanel, che con spregio l'apostrofava 'l'artista che fa vestiti'. Ed infatti i suoi abiti sono delle vere e proprie opere d'arte che negli anni hanno ispirato celebri couturier.


Elsa Schiaparelli

Dal costumista americano Adrian a Yves Saint Laurent e Giorgio Armani sono in tanti ad essersi ispirati alla sarta italiana, rispettivamente per la collezione del 1980 e per quella della primavera-estate 2005 della linea 'Privé' accanto a Dolce & Gabbana, fino a John Galliano e Alexander Mc Queen. Scriverà più tardi nelle sue memorie (nel libro dal titolo 'Shocking Life') la stessa Elsa Schiaparelli: "Disegnare abiti, non è una professione. E' un'arte. Una delle arti più complesse, difficili, sconfortanti perchè un vestito, quando nasce, appartiene già al passato. Un vestito non rimane attaccato al muro come un quadro, né tantomeno la sua esistenza potrebbe essere paragonata a quella di un libro".

"Esistenza immutabile, integra, inalterabile. Un vestito vive solo se lo si indossa - scriverà ancora - Personalità che lo animano, lo esaltano, lo distruggono o lo trasformano in un inno alla bellezza. Accade, a volte, che un abito diventi un oggetto banale, una misera caricatura di ciò che tu desideravi fosse, un sogno, semplicemente un modo di esprimersi". Un'esistenza cosmopolita, quella di Elsa Schiaparelli. Visse in Italia, in Francia, negli Stati Uniti, in Sudamerica in Inghilterra, dove incontrò e sposò il conte Wilhelm de Wendt de Kerlor, un matrimonio non felice, da cui nacque una figlia, Maria Luisa Yvonne soprannominata 'Gogo'.

Un'esistenza ricca di incontri con artisti, intellettuali, pittori, registi, signore del gran mondo e aristocratiche. La sua moda si arricchiva di influenze, di suggestioni, di inesauribili spunti creativi. Come ha scritto nella sua biografia, dedicata a Elsa Schiaparelli, Emma Baxter-Wright: "Geniale pioniera della moda, fu fonte di ispirazione per molti stilisti contemporanei. Elsa Schiaparelli ha inventato un nuovo concetto di moda. Provocare il pubblico, ma al contempo far convivere eccentricità e funzionalità, senza mai dimenticare il ruolo importantissimo legato all'estetica, alla bellezza, all'armonia, soprattutto al colore".

Amica e collaboratrice di Gabrielle Picabia, moglie di uno dei 'padri' del Dadaismo, Francis, fu grazie e lei che Elsa Schiaparelli conosce il grandi signori dell'avanguardia francese e americana, Marcel Duchamp e Man Ray. Più tardi entreranno nella sua orbita anche Jean Cocteau, Christian Bérard, Léonor Fini, legata per molti anni al principe romano Dado Ruspoli, Salvador Dalì.

Disegneranno abiti e accessori per la celebre maison che, dopo rue de la Paix, si era trasferita a place Vendôme. Con il grande artista catalano, Elsa Schiaparelli creò tailleur neri con tasche rifinite da bocche femminili, borse a forma di telefono in velluto nero con dischi ricamati in oro, abiti da gran sera di organza con dipinte enormi aragoste, con chiari richiami erotici, indossato tra l'altro da Wallis Simpson, futura duchessa di Windsor, cappelli a forma di scarpa, e copricapo a visiera per la sera realizzate in sete preziose, 'selon l'esprit surréaliste'. Una piccola fessura si apre sull'occhio destro, mentre una broche di diamanti, firmati Van Cleef & Arpels, ne riproduce il sopracciglio.

Se Coco Chanel rappresentava, intorno agli anni '30, il rigore, la semplicità, l'austerità quasi monacale, Elsa Schiaparelli era l'esuberanza; il colore, quasi una necessità assoluta, era un suo marchio di fabbrica. Colori dalle sfumature particolari, come il blu pervinca o lavanda, il verde lattuga, l'arancio. La sua moda e i suoi abiti erano anche luce, esaltazione delle linee e delle forme, dal tratto volutamente ostentato, di particolari che non dovevano assolutamente sfuggire all'occhio, passare inosservati.


La copertina dell'opera "Shocking! The Art and Fashion of Elsa Schiaparelli"

"Non bisogna assolutamente adattare il vestito al corpo -soleva ripetere la Schiaparelli- ma fare in modo che il corpo si adatti all'abito". Aristocratica, meravigliosamente stravagante, la grande creatrice di origine italiana era amante dei tessuti più originali, sofisticati, intrepredi, curiosi. Crea abiti da sera con dettagli lavorati a maglia e boa realizzati con piume di gallo o pelliccie di scimmia, occhiali da sole con ciglie finte, guanti di daino con unghie rosso sangue realizzati in pelle di serpente, scarpe in legno e mocassini di daino.

Le donne, grazie e lei, indossarono le prime gonne-pantaloni (comodissime per andare in bicicletta), e le 'robes drapées', più tardi trasformate in un'icona di stile, i wrap dress, da Diane Von Furstenberg. Elsa Schiaparelli frequenta i 'milieu' surrealisti. La sua moda si lascia plasmare, conquistare da quell'universo. Arte del trompe-l'oeil, sorprendente, stravagante, inattesa. Come le giacche che, al posto dei bottoni, hanno spiritose tasche, o i due cappotti disegnati da Jean Cocteau in jersey di seta. Due volti ricamati di profilo, al di sopra del capo un vaso di rose. Cocteau disegna per la 'maison' anche una giacca. Ancora una volta il volto di una donna, una mano sui fianchi tiene un foulard.

Regno dell'imponderabile, del sorprendente. Con Salvador Dalì, Elsa Schiparelli crea anche 'l'abito scheletro', grazie ad una tecnica particolare di tessuto matelassè che dà corpo a costole, colonna vertebrale, tibia, fianchi, cassa toracica. Spunto di ispirazione surrealista, quello dello scheletro, ripreso da molti creatori, come Alexander Mc Queen, Christian Lacroix e Rodarte. Abiti e accessori originali (fu lei ad inventare la prima chiusura lampo), stravaganti, eccentrici, capricciosi sofisticati. Disegna cappelli di paglia con insetti coloratissimi e piume di martin pescatore, ma anche copricapo a forma di gabbia e gioielli, da indossare su abiti semplicissimi.

Pon pon metallici, piume di gallina faraona montate su 'boules' di taffetas giallo, ma anche collier a forma di aspirine disegnate dal poeta surrealista Aragon e dalla moglie Elsa Triolet. "Avevo sempre amato i tessuti -scriverà nella sua autobiografia- e lavoravo a contatto con i tessuti più di quanto facesse qualunque altro collega... Ho lanciato molte novità, alcune volte sono stati azzardi. Corteccia d'albero, cellophane, paglia e persino vetro. Ma soprattutto colori, colori, colori. "Le collezioni di Elsa Schiaparelli mettono in crisi il vocabolario", scriveva la stampa francese. E intanto il mondo si innamorava dell"italienne'.

Frequentano il suo atelier le stelle di Hollywood, Mae West, Zsa-Zsa Gabor per la quale creò, in collaborazione con l'amico Marcel Vertes, i costumi per il musical "Moulin rouge", diretto da John Huston, Anita Loos, all'apice della carriera con "Gli uomini preferiscono le bionde", Daisy Fellows, erede della famiglia Singer, una giovanissima Joan Crawford, ma anche Katherine Hepburn, Gloria Swanson e Cecile Sorel, Michele Morgan e Norma Shearer, Millecent Rogers, una delle personalità più in vista del jet-set dell'epoca, la duchessa di Windsor, l'aviatrice Amelia Earhart, la contessa Gab de Robilant, Sonia Malaff, Paulette Poniatowsky, Cora Caetani, la marchesa Casati.

Collaborò anche con Jean Paul Sartre e Louis Jouvet per la pièce "Le diable et le bon Dieu" con Maria Casares nel ruolo principale. 'C'erano circa 80 costumi, alcuni in seta, di velluto, di pelliccia, altri di iuta -scriverà nelle sue 'Memorie'- ma prima di esser indossati venivano calpestati nella polvere e ridotti a brandelli... Qualsiasi cosa facessi mi sentivo dire che ero troppo elegante. Mi domando ancora perchè scelsero me per quel lavoro, frustrante al tempo stesso sublime". Continuerà a creare Elsa Schiaparelli sino alla fine della seconda guerra mondiale. Poi uscirà pian piano di scena dopo aver lanciato storici 'parfums'.

"Le Roy Soleil", all'interno di uno stravagante flacone di vetro disegnato da Dalì, "Shocking" la bottiglia affidata all'estro geniale di Léonor Fini e ispirata a Mae West. Scaramantica, Elsa Schiaparelli aveva deciso che tutti profumi dovevano cominciare con la lettera S. "Salut", "Souci", "Schiap". Ma il suo regno, per il momento, stava declinando. Elsa Schiaparelli ne era perfettamenmte cosciente.

"Continuavo ad immaginare le donne con abiti pratici, ma distinti, eleganti, con linee spioventi, facili da piegare, facili da trasportare, leggeri. Quella collezione, ancor oggi, credo fosse una delle più intelligenti realizzate. Ottenne molta pubblicità, ma non ebbe successo di vendite".

Elsa Schiaparelli morì qualche tempo dopo, il 13 novembre del 1973, all'età di 83 anni dopo essersi ritirata a vita privata circondata dall'affetto della figlia, delle due nipoti, Berinthia e Marisa Berenson celebre attrice e mannequin degli anni '70. Poco prima di morire cedette la griffe con il suo nome alla famiglia Sassoli de' Bianchi.

Nel 2006 il marchio è stato acquistato dall'imprenditore italiano Diego Della Valle e affidato allo stilista italiano Marco Zanini, dopo una sfilata, firmata Christian Lacroix, andata in scena, lo scorso luglio, a Parigi al Musée des Arts Décoratifs. E dopo l'omaggio della moda, anche la grande danza italiana ha pensato ad Elsa Schiaparelli nel quarantennale della scomparsa con lo spettacolo "Elsa" prodotto dal Balletto di Sardegna di Massimiliano Leoni e affidato all'estro dirompente e geniale di due giovani coreografe toscane, Francesca Lettieri e Paola Vezzosi, mentre i costumi sono stati realizzati per l'occasione dalla creatrice sarda Alessandra Mura.

L'anteprima a Durazzo lo scorso 6 ottobre, per poi proseguire a Cagliari, nello spazio del Teatro Auditorium Comunale, poi a Sassari (28 novembre), Firenze (30 marzo, Teatro Cantiere Florida), Londra e Parigi.

"Cercavo di far sembrare le donne slanciate ed eleganti, affinchè potessero affrontare il nuovo stile di vita. Non capii subito che l'eleganza, così come l'avevamo conosciuta prima della guerra era morta...", confesserà in 'Shocking Life" Elsa Schiaparelli.

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