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27 ott 2014
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Dolce & Gabbana assolti dall’accusa di evasione fiscale

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Ansa
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27 ott 2014

"Siamo persone oneste, W l'Italia": così gli stilisti milanesi Domenico Dolce e Stefano Gabbana hanno esultato al verdetto della Cassazione che li ha assolti con la formula "perchè il fatto non sussiste" dall'accusa di aver evaso tasse su un giro di affari di 200 milioni di euro spostando fittiziamente all'estero nel 2004, precisamente in Lussemburgo, la sede della loro società.

L'ultima sfilata di Dolce & Gabbana lo scorso settembre (Foto: Pixelformula)


Per ora non si conoscono le ragioni che hanno spinto la Suprema Corte a questa decisione che ha prosciolto da ogni responsabilità anche il commercialista milanese Luciano Patelli, che aveva organizzato la ristrutturazione della griffe, e Cristina Ruella e Giuseppe Minoni, rispettivamente direttore generale e direttore finanziario della maison fondata da Dolce e Gabbana nel 1985.

Si sa solo che i supremi giudici della Terza sezione penale, presieduti da Alfredo Teresi, hanno chiesto un nuovo processo d'appello per uno solo dei sei imputati. Si tratta di Alfonso Dolce, fratello di Domenico, il primo ad essere iscritto nel registro degli indagati della Procura di Milano il 22 ottobre del 2007, con l'accusa di truffa. Era lui l'amministratore della maison. Ma la prescrizione matura all'inizio di novembre e non ci sarà mai il tempo di celebrare un appello bis.

Finisce qui l'odissea giudiziaria per Dolce e Gabbana che, ad ogni buon conto, hanno riportato in Italia la sede sociale. I supremi giudici hanno anche annullato senza rinvio le statuizioni civili: si tratta soprattutto dei 500 mila euro che i due stilisti avrebbero dovuto pagare all'Agenzia delle Entrate come risarcimento per il danno morale per il mancato pagamento delle tasse.

Inizialmente i pm avevano calcolato che l'imponibile era attorno al miliardo di euro, poi c'erano state già in appello una serie di prescrizioni per l'anno fiscale 2004 ed erano rimaste attive solo le imputazioni per il mancato versamento dell'IVA e dell'IRES per il 2005-2006.

E quindi Dolce e Gabbana, ha assodato la Cassazione, non sono colpevoli di aver orchestrato un sistema elusivo per evadere le tasse. Lo Stato potrebbe anche essere chiamato a restituire circa 40 milioni di omesso versamento dell'IVA che i due stilisti hanno corrisposto in questi ultimi tempi, prima del verdetto dei supremi giudici.

Stefano Gabbana e Domenico Dolce (Foto: Ansa)


Sarà più in salita anche l'esito degli accertamenti fiscali che pendono davanti alle commissioni tributarie per circa 350 milioni, anche se l'assoluzione penale non ha effetti certi e diretti sul contenzioso degli stilisti con l'Agenzia delle Entrate.

Ad ogni modo, fino a quando non si leggeranno le motivazioni della decisione della Cassazione - tra circa un mese, e forse più - è prematuro estendere a tutto campo gli effetti 'liberatori' di questa sentenza. Rimane sempre aperto, inoltre, il contenzioso fiscale sul valore del marchio, che oscilla tra i 1.100 e i 350 milioni. Il 'rating' più alto è quello dell'Agenzia delle Entrate.

"Siamo sempre stati delle persone oneste, la giustizia italiana l'ha riconosciuto e ne siamo molto fieri. Viva l'Italia", hanno dichiarato Dolce e Gabbana. Dalla loro parte anche la politica, in modo bipartisan. "Finalmente finisce una vicenda che ha ingiustamente infangato Dolce e Gabbana, due persone che hanno portato il nome dell'Italia nel mondo. Evidentemente qualcuno ha sbagliato in modo pesante e a questo punto dovrebbero chiedere scusa", ha detto il presidente della Commissione di Vigilanza sull'Anagrafe Tributaria Giacomo Portas, del Pd.

"E ora chi risarcirà Dolce e Gabbana per il trattamento morale e mediatico di questi anni?", ha chiesto - via Twitter - Daniele Capezzone di FI, presidente della Commissione Finanze della Camera.

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