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Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
25 giu 2018
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3 minuti
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Dior Homme: un omaggio forse troppo rispettoso di Kim Jones a Monsieur Dior

Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
25 giu 2018

Sabato sera, c'era un enorme ingorgo davanti alla caserma della Guardia Repubblicana in occasione della prima collezione di Kim Jones per Dior Homme. E tanti stilisti erano pressati come sardine al suo interno. Karl Lagerfeld era seduto appiccicato a Bernard Arnault, presidente di LVMH e, di conseguenza, proprietario di Dior, e la prima fila brulicava di altri stilisti della scuderia dell’imprenditore francese: Virgil Abloh, il successore di Kim Jones da Louis Vuitton, Kriss Van Assche, suo predecessore da Dior Homme, e poi Kenzo Takada, Stefano Pilati, Chitose Abe, Giles Deacon e quindi, con molto fair play, Haider Ackermann, che è stato licenziato in primavera da un'altra casa di moda del gruppo francese, Berluti.

Dior Homme - PE 2019 - Menswear - Parigi - © PixelFormula


Bernard Arnault ha la reputazione di esigere dai suoi creativi che organizzino sfilate enormi per le sue più grandi case di moda e Kim Jones non ha deluso su questo punto. L'agenzia di eventi Villa Eugénie gli ha costruito una vastissima arena fatta d’impalcature, degna di un combattimento fra gladiatori, coperta da un gigantesco ombrello cinese. Al centro, una statua sublime di dodici metri d’altezza dell'artista Kaws, che rappresentava il suo famoso personaggio, BFF.
 
Nella sua ombra, una serie di celebrità – Kate Moss, Naomi Campbell, Christina Ricci, Luca Guadagnino, Lenny Kravitz, Victoria Beckham, Kelly Osbourne e Jade Jagger. C’era un posto riservato a Rei Kawakubo – ma alla fine solo suo marito Adrian Joffe, ha onorato l'invito.

Tra le gambe della statua rosa e nera di BFF, un cagnolino di ceramica alto un metro chiamato Bobby, in riferimento all'amato cane di Monsieur Dior, utilizzato come un flacone di profumo. Primo di una serie di molteplici riferimenti al fondatore della maison, nel corso di una collezione certamente valida, ma non fantastica. 
 
Nel programma si trovava persino una citazione di Christian Dior: "E quando prendiamo la natura come riferimento, non possiamo davvero sbagliare".
 
I fiori sono apparsi diverse volte durante il défilé - soprattutto in una raffica di ricami floreali, decorati di piume Lemarié coperte di plastica. Super fotogenici.
 
E l’arte della sartorialità mostrata da Kim Jones non è mai stata padroneggiata così bene – è stato bello vederlo avventurarsi nel taglio di una giacca totalmente nuova in una casa di moda leggendaria per i suoi tailleur. L'idea di Kim Jones: una giacca incrociata, chiamata “Oblique”, indossata aperta, trattenuta da una lunga patta. E la giacca a righe verticali che ha aperto lo show era semplicemente perfetta. Stessa osservazione per i suoi abiti incrociati; secondo il programma, essi facevano riferimento alla collezione Dior autunno-inverno 1950 - per alcuni, richiamavano piuttosto alcuni abiti visti a Londra negli anni ‘60.
 
Kim Jones ha anche utilizzato la famosa tela di Jouy, usata nella prima boutique Dior di avenue Montaigne 30, dove è ancora situato il quartiere generale della griffe parigina. Il motivo era disseminato con abilità su dei jacquard e dei ricami pieni di spensieratezza, e anche su una morbida pelle, confezionata in stile seconda pelle, ultra raffinata.

Dior Homme - PE 2019 - Menswear - Parigi - © PixelFormula


L’uomo Dior secondo Kim Jones è particolarmente sensibile: indossa camicie di pizzo traforate con dei pantaloncini da tennis, dei pantaloni in organza trasparente e delle canottiere in tela di Jouy. Ma questa visione affascinante veniva forse soffocata dalla colonna sonora assolutamente assordante, che si è aperta con il pezzo “Born Slippy” degli Underworld, molte, anzi davvero troppe volte ascoltato nelle sfilate degli ultimi anni.
 
Il designer britannico ha collaborato con un certo numero di altri designer per arricchire la propria collezione – in particolare Yoon, del marchio Ambush, che ha immaginato una serie di gioielli.
 
Interpellato sulle sue impressioni subito dopo la sfilata, Kim Jones, senza fiato, ha risposto con modestia: “Oh, penso che dovrò guardare il video prima. Vi è piaciuta?”.
 
Yoon è stato il primo a congratularsi con lui - di fronte a un muro di fiori, anch'esso progettato dall'artista Kaws. Seguito da un'intero battaglione di compatrioti britannici, che lo ha coperto di elogi. Ma non dobbiamo dimenticare che non esiste una stampa più fedele di quella del Regno Unito quando sostiene uno stilista britannico a Parigi; ciò è vero da quando l’inglese Charles Frederick Worth ha organizzato le sue prime presentazioni d’alta moda a Parigi un secolo e mezzo fa.
 
È palese che Kim Jones abbia lavorato molto duramente su questa collezione. Particolarmente impressionante: la versione maschile della famosa borsa “Saddle” della firma parigina. Senza dubbio, un nuovo inizio elegante per Dior Homme, ma senza una particolare eccitazione.

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