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Pubblicato il
4 feb 2012
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Daniel Piette: “L Capital quest'anno può investire da 200 a 300 milioni di dollari”

Pubblicato il
4 feb 2012

Creato nel 2001, L Capital, il fondo d'investimento di LVMH e del gruppo Arnault, ha acquisito partecipazioni in circa 25 società e annuncia, sull'insieme della propria attività, di aver realizzato una raccolta fondi per 1,5 miliardi di dollari negli ultimi 18 mesi. Quest'anno il fondo potrebbe investire fra i 200 e i 300 milioni di dollari USA. Inoltre, da due anni questa strategia si è estesa in Estremo Oriente, con il lancio di L Capital Asia insieme al gigante malese YTL. Il nuovo fondo è alla ricerca di investimenti in società asiatiche, soprattutto in India e in Cina. Dopo alcune prime operazioni negli orologi e nella gioielleria, l'organismo ha recentemente finalizzato delle partecipazioni di minoranza in due società cinesi specialiste del prêt-à-porter. In questa intervista, Daniel Piette, PDG di L Capital, ci informa su quali criteri sono stati utilizzati nella scelta di queste aziende e ci fornisce tanti elementi sulla strategia e sulle prospettive del fondo.

FashionMag: Che cos'è L Capital Asia?
Daniel Piette: La vocazione di L Capital Asia è quella di investire in società di taglia media sui mercati che si occupano dell'abbigliamento della persona di fascia alta, ma anche di profumeria e cosmetici, oltre alla distribuzione selezionata, al settore alimentare, agli yacht e agli alberghi. La Cina e l’India sono i due mercati più importanti di quest'area, ma noi lavoriamo anche su Malesia, Corea del Sud, Tailandia, Indonesia, Singapore e Taiwan, con degli uffici a Singapore, a Shanghai e a Bombay. Il fondo L Capital Asia è di 638 milioni di dollari e abbiamo già acquisito delle partecipazioni in Sincere Watch & Jewelry, Culina, Emperor Watch and Jewellery, Charles & Keith, Ming Fung, e nella rete di boutique di lusso indiana Genesis.

FM: E fate il vostro ingresso nel prêt-à-porter cinese con una partecipazione nella società Xinhe …
DP: In realtà abbiamo rilevato una quota di minoranza in Xinhe, che possiede sei marchi, il principale dei quali è Jorya, ma anche in un'altra società di ready-to-wear che si chiama Ochirly. Si tratta delle nostre prima acquisizioni nella moda cinese. Queste due aziende sono già note e apprezzate sul mercato della Cina, con delle reti di boutique forti e consolidate e dei fatturati di parecchie centinaia di milioni di dollari. In queste operazioni abbiamo acquisito una quota di partecipazione minoritaria, tra il 5 e il 20% del capitale delle società.

Daniel Piette, L Capital
L Capital ha acquisito una quota di partecipazione minoritaria del marchio di prêt-à-porter femminile cinese Ochirly - Screenshot del sito di Ochirly

FM: Qual è l'ambizione di L Capital per queste società e come le scegliete?
DP: Entriamo nel loro capitale per acquisto di azioni o aumenti di capitale, con la volontà di aiutare queste aziende a svilupparsi su periodi da tre a sei anni. In seguito, rivendiamo le nostre quote a degli investitori esterni, all'azionista principale o tramite un'IPO. Si tratta di aziende storicamente solide, posizionate sui mercati che ho citato, e che fanno registrare dei record di crescita, in questo caso di quasi un 30% annuale, e di redditività. Siamo anche attenti alla qualità dei dirigenti, perché sono loro che hanno il controllo sulla strategia della società. Insieme a loro, analizziamo l'evoluzione di alcuni aspetti della gestione per rendere l'azienda ancora più solida.

FM: Che cosa fate concretamente?
DP: Oltre all'aspetto finanziario, portiamo in azienda la nostra capacità di analisi strategica. Aiutiamo le società nel loro posizionamento marketing e nello sviluppo della rete e dei concept di boutique. Lavoriamo anche sulla coerenza della loro linea di prodotti, ma cerchiamo anche, se ne è il caso, di inserire o incrementare nell'impresa una modernità occidentale. Possiamo inoltre integrare degli strumenti di gestione con dei sistemi logistici e informatici. L’obiettivo è sempre, per aziende di medie dimensioni, di supportarle nella creazione di società più solide e ben gestite. Per le PMI europee, siamo in grado di aiutarle ad uscire dal loro territorio e farle beneficiare del sostegno del network di L Capital Asia e del gruppo LVMH.

FM: Quando uscite dal loro capitale, queste società sono così “formattate” per entrare nel giro di LVMH?
DP: No, per niente, questi strumenti non sono creati per questo. Questi brand non rientrano nel lusso del tipo rappresentato da LVMH. Noi facciamo riferimento a loro utilizzando la sigla "AAA" per “Affordable, Aspirational and Alternative”. Ci troviamo in presenza di marchi di lusso accessibili, che possono rappresentare un'alternativa al mercato del lusso per il grande pubblico.

Daniel Piette, L Capital
Il brand Jorya fa parte del gruppo Xinhe, del quale L Capital Asia ha acquisito una quota di minoranza. Pubblicità di Jorya

FM: Allora, quali sono i vostri obiettivi quando vi ritirate?
DP: In Europa, puntiamo a recuperare minimo 2 volte e mezzo il nostro investimento. In Asia, il modello è diverso. Mentre in Europa si punta sulla crescita e l'effetto leva, in Asia ci si basa solo sulla crescita. Sta a noi cercare le aziende che hanno le crescite maggiori e il cui territorio rappresenti un elemento portante di espansione. Possiamo vedere delle progressioni del 25, 30 e persino del 35%, mentre in Europa una crescita del 30% come quella di Sandro-Maje-Claudie Pierlot rimane rara. Puntiamo anche all'aumento dei moltiplicatori in uscita rispetto ai moltiplicatori d'entrata. Vale a dire che all'atto della rivendita delle quote azionarie, la società dev'essere ancora più attraente di prima, con una dimensione interessante, un buon management dei team dirigenziali-creativi, delle crescite e una redditività attrattiva unita a delle belle prospettive.

FM: Nell'attuale contesto economico, concentrerete i vostri progetti sull'Asia?
DP: No, l'industria è circondata dal contesto macroeconomico e noi realizziamo molte analisi sui mercati e i loro settori, ma il potenziale della società resta il cuore del nostro progetto. L’importante è di saper identificare il segmento più ricco. Del totale delle risorse complessive dei fondi gestiti di 1,2 miliardi di euro, ci restano da investire 600 milioni di euro. Nel 2012, dovremo realizzare fra i 200 e i 300 milioni di dollari USA di operazioni. Ma i loro ritorni saranno più interessanti in Asia che in Europa? Bisogna essere molto prudenti. Oggi, in Europa, la segmentazione è certamente più sottile e sfumata di 20 anni fa, ma il potenziale del Vecchio Continente esiste ancora. Sui mercati emergenti, i settori non sono ancora così distinti.

FM: Come analizza l'evoluzione di questi Paesi?
DP: Mi sembra che per la Cina, Singapore, la Malesia, filosoficamente, lo sviluppo della segmentazione sarà vicino al modello occidentale e ci metterà la metà del tempo ad evolversi. Ma dove avevamo modelli successivi, penso che in Asia vedremo dei modelli aggiungersi e arrivare in parallelo. L’India, in compenso, non ha avuto lo stesso sviluppo della Cina. Le recenti decisioni di apertura del mercato agli attori internazionali sono buone iniziative. Tuttavia, permane una differenza di tempi da 5 a 10 anni rispetto alla Cina, ma potremmo essere sorpresi dai modelli di sviluppo che questo mercato realizzerà.

Jean-Paul Leroy e Olivier Guyot (Versione italiana di Gianluca Bolelli)

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