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Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
26 apr 2017
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Dalida: una mostra di moda su un’icona tragica

Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
26 apr 2017

I francesi hanno un debole per i loro cantanti dalla vita tragica, e pochi ne hanno avuta una più sofferta di Dalida, la cantante e attrice di origini italiane oggetto di una mostra sorprendente al Palais Galliera di Parigi che si apre il 27 aprile. Intitolata Dalida: Une garde de robe de la ville à la scène, la mostra presenta il suo notevole guardaroba, recentemente donato al museo dal fratello Orlando.

La mostra “Dalida: il suo guardaroba in città e sulle scene” è aperta dal 27 aprile a Parigi - Dalida: Her Wardrobe On and Off-Stage exhibition opens in Paris April 27, 2017


Dalida, poco conosciuta nel mondo anglosassone, è stata invece la più grande stella della canzone in Francia dopo la morte di Edith Piaf. Come la Piaf, Dalida ha avuto una fine tragica: si è suicidata con una dose letale di barbiturici nel 1987.
 
Ma la sua carriera lunga oltre tre decenni come cantante e attrice ha ipnotizzato il pubblico per la sua bellezza, la tipica voce gutturale e la capacità di cantare in quasi una dozzina di lingue.

Nata in Egitto come Iolanda Cristina Gigliotti nel 1933 in una grande comunità italiana del Cairo da genitori calabresi, l’artista italo-francese viene nominata Miss Egitto nel 1954 e debutta come attrice, prima di trasferirsi a Parigi e vincere un concorso canoro al teatro Olympia nel 1956. Venderà ben 170 milioni di album nel mondo.
 
Nel suo periodo a Parigi ha ottenuto grande successo anche grazie al suo esotismo e all’amore per la moda. E, a differenza delle stelle di oggi, Dalida ha comprato davvero i propri vestiti.
 
La mostra si apre con gli abiti New Look di Pierre Balmain e Jacques Esterel affiancati a boleri di tulle bianco di Nina Ricci. Prima di un muro pieno di centinaia di copertine di riviste si trova un corsetto moresco con gilet di Saint Laurent, e una serie di trench neri del maestro.
 
Di fronte ci sono nove splendidi abiti bianchi (di Loris Azzaro) tutti indossati dopo il suicidio del suo amore Luigi Tenco (relazione mai confermata ufficialmente e tragedia dalle molte ricostruzioni che, con il tempo, si vanno mischiando alla leggenda) che si sparò dopo essere stato eliminato al Festival di Sanremo del 1967. Tornata in Francia, un mese più tardi anche lei tentò il suicidio, ma sopravvisse dopo 5 giorni di coma.
 
Tornata ad esibirsi divenne la regina della disco in Francia; un periodo rappresentato nella mostra da scintillanti guaine di Azzaro, da tute attillate ricche di lustrini e body futuristici realizzati dal Costume Designer Michel Fresnay – per molti aspetti il designer protagonista di questa mostra - e da fantasie in pelle di Claude Jitrois, che disse che vestire Dalida era “come vestire le stelle del Festival del Cinema di Cannes”.
 
“Il suo stile è di così ampio respiro da sembrare molto attuale”, dice il direttore artistico dell’esposizione, Robert Carsen, che presenta i vestiti di scena di Dalida su dischi dorati del diametro di tre metri. Prima dei video dei suoi classici – come Parole, Parole con Alain Delon (cover dell’italianissima canzone originaria con Mina e Alberto Lupo) o il videoclip Laisser moi danser – dove gli outfit di Dalida citano il Mediterraneo come fosse una sua seconda pelle.

Dalida, un abito di Reinhard Luthier - Dalida, dress by Reinhard Luthier


“Volevo che il pubblico venisse a conoscerla. Per trovare questa connessione emotiva”, ha aggiunto Carsen, che si trova in mezzo fra la regia del “Don Giovanni” al Teatro La Scala di Milano e quella de “Il Cavaliere della Rosa” di Strauss al Met di New York, per le ultime rappresentazioni operistiche di Renée Fleming.
 
L’ultima stanza presenta alcuni brani dalle colonne sonore dei film in cui ha recitato – in particolare “La sconosciuta di Hong Kong” - tutti presentati prima dei vestiti realmente usati nei film.
 
“Avrebbe potuto essere una grande attrice, ma si è orientata sul canto. Dalida non riusciva a trovare nessuna felicità personale. Si impegnava sentimentalmente sempre con lo stesso tipo di uomo sbagliato in relazioni sofferte (ben tre suoi ex compagni si suicidarono in tempi diversi, ndr.). Ancora, e ancora, e ancora. Lei aveva un enorme successo che loro non avevano e questo la faceva sentire in colpa”, si lamenta Carsen, che ha stampato frasi di Dalida sui muri del Galliera.
 
“Quand on dit ‘je t’aime’, on veut dire ‘aime-moi’”, si legge in una delle scritte. Che significa: “Quando si dice ‘’ti amo’, si vuol dire ‘amami’”.
 
Dalida venne trovata senza vita nella sua casa, un enorme palazzo in rue d’Orchampt accanto a Montmartre, ancora identificabile nello skyline di quella collina di Parigi.
 
La mostra “Dalida: il suo guardaroba in città e sulle scene” è aperta dal 27 aprile al 13 agosto al Palais Galliera.
 
Versione italiana di Gianluca Bolelli

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