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26 mag 2011
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Christophe Chenut: "Il 2012 sarà l'anno della donna per Lacoste"

Pubblicato il
26 mag 2011

In occasione dei quarant'anni della partnership fra Lacoste e il Roland Garros, Christophe Chenut, direttore generale di Lacoste SA, la società a base familiare proprietaria del nome (del quale la licenziataria Devanlay possiede il 35% del capitale), fa il punto sul brand del coccodrillo, che in questi ultimi anni ha ampliato il range della propria offerta. La parte di vestiti nelle vendite (fatturato wholesale di 1,4 miliardi, ndr) è passata in 12 anni dall'80% al 60%. Uno degli assi di sviluppo è chiaramente la “femminilizzazione” del mondo del coccodrillo.

Christophe Chenut, Lacoste

FashionMag: Che cosa simboleggia per il marchio Lacoste il Roland Garros?
Christophe Chenut: Il Roland Garros, è di per sé il simbolo di tutta la nostra storia. Lo stadio d'altronde è stato costruito proprio per i “moschettieri” francesi, tra i quali appunto René Lacoste. E rappresenta anche la storia stilistica dell'azienda, con l'eleganza del torneo, dell'ambiente e degli spettatori. Qui, potremo trovare tutta l'evoluzione del coccodrillo, dallo sport al lifestyle, dal giocatore al pubblico.

FashionMag: Un mondo che si può ritrovare nel flagship degli Champs Elysées. Quali sono gli altri flagship in programma?
Christophe Chenut: Il 12 maggio abbiamo inaugurato quello di Amburgo. Il negozio dispone di circa 500 metri quadrati di superficie di vendita. New York sarà inaugurato in settembre durante la Fashion Week. Siamo alla ricerca soprattutto di location in Asia, a Shanghai o ad Hong Kong.

FashionMag: Sul versante dei flagship, Lacoste ci ha messo più tempo rispetto ad altri brand. Per quali ragioni?
Christophe Chenut: E' tutta una questione di storia. In questi ultimi anni, il marchio Lacoste ha esteso la sua offerta di abbigliamento e completato il suo universo con le calzature, la pelletteria, i profumi, gli occhiali… In origine, le nostre boutique erano piccole e centrate sulle polo.

FashionMag: Ci saranno altri flagship in futuro in Francia?
Christophe Chenut: Abbiamo previsto delle boutique nel sedicesimo arrondissement e a Porte Maillot, ma su superfici di 250–300 metri quadri. L'apertura di veri e propri flagship sarà effettuata soprattutto nelle metropoli mondiali. Lacoste realizza solo il 9% delle vendite nella sua Francia.

FashionMag: E le boutique L!ve e di moda bambino?
Christophe Chenut: L’idea messa in pratica con L!ve è quella di trasformare completamente gli store, anche quelli generalisti situati nei quartieri più alla moda, come quello del Marais a Parigi. Abbiamo aperto a Londra, Berlino e ancora New York. L’obiettivo è di avere rapidamente da 80 a 100 negozi L!ve. Attraverso queste boutique, incitiamo anche i grandi magazzini ad includerci in questo ambiente giovane e denim, un po' quello del Bread&Butter. I grandi magazzini sono anche degli intermediari importanti nelle città di provincia. E' la stessa cosa per la boutique bambino di rue Vavin, che può servire da leva.

FashionMag: In termini di offerta, sono ancora previste delle nuove licenze?
Christophe Chenut: Da un punto di vista effettivo, quelle siglate con la Cemalac (filiale di Devanlay) per la pelletteria e con Marchon per gli occhiali sono partite lo scorso gennaio. Abbiamo anche lanciato la bigiotteria fantasia. L’obiettivo è di far crescere il versante moda del marchio arricchendolo di proposte femminili. Perché il 2012 sarà il grande anno della donna per Lacoste. Con in più la prima collezione disegnata da Felipe Oliveira Baptista. Le nostre collezioni femminili sono ben più ambiziose. In realtà, le donne rappresentano l'80% dei nostri clienti e comprano spesso per i loro uomini o i loro bambini. Tuttavia, la moda femminile conta solo per il 20% sulle nostre vendite. Nel 2012, questa quota dovrebbe già raggiungere il 25%.

Bruno Joly (Versione italiana di Gianluca Bolelli)

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