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Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
7 mag 2018
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Burberry starebbe per abbandonare la pelliccia animale

Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
7 mag 2018

Burberry sta attualmente rivedendo le sue pratiche relative all’utilizzo di pellicce animali: la firma britannica ha lanciato uno studio interno per analizzare la situazione. La combinazione di diversi fattori – influenza degli altri marchi, manifestazioni anti-pellicce, e la tendenza dei Millennials a preferire i marchi che hanno fatto questa scelta – è all’origine di questo dietrofront.

Burberry - Autunno-Inverno 2018 - Prêt-à-porter Donna - Londra - © PixelFormula


L’azienda ha confermato alla stampa britannica che sta riconsiderando il suo utilizzo della pelliccia – anche se la famosa griffe inglee non è mai stata una delle maggiori fanatiche dell’uso di pellicce animali tra i grandi marchi del lusso.
 
In un comunicato, Burberry spiega: "In rare occasioni... quando la pelliccia aveva davvero un ruolo da svolgere, l’abbiamo utilizzata. Ma proveniva da fornitori autorizzati, ispezionati regolarmente, la cui attività rispettava standard etici molto elevati. Non c'era nessuna pelliccia animale nelle collezioni Burberry presentate nel settembre del 2017 e nel febbraio del 2018. Confermiamo che stiamo attualmente rivedendo il nostro uso della vera pelliccia".

L'azienda vendeva ancora dei capi con pelliccia animale nelle sue collezioni primaverili del 2017, ma il famoso défilé arcobaleno dello scorso febbraio già includeva solamente pellicce finte.
 
Una serie di marchi di lusso, tra i quali Gucci, Versace, Michael Kors e Jimmy Choo, hanno abbandonato l’uso delle pellicce in questi ultimi mesi, così come il rivenditore online Net-A-Porter.
 
Anche se Burberry non ha ancora preso una decisione in merito a un abbandono completo, la firma britannica non dovrebbe tardare ad aggiungersi a questa lista già lunga. Burberry precisa inoltre che il lancio di questo studio non è legato all’arrivo di Marco Gobbetti nell’incarico di CEO o a quello di Riccardo Tisci come direttore artistico.

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