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Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
18 mag 2017
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Burberry: l’attività incerta e contrastata e la divisione Beauty pesano sui risultati

Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
18 mag 2017

Il gruppo britannico del lusso Burberry ha comunicato di aver ottenuto un calo dell’utile netto nel 2016/17 a causa di un business che si è rivelato incerto e pieno di contrasti e del costo sostenuto per la riorganizzazione della sua divisione che si occupa di profumi e cosmetici.

La riorganizzazione della divisioneprofumi e cosmetici ha gravato suirisultati delgruppo - Burberry


Nel corso dell’esercizio finanziario chiuso a fine marzo, Burberry ha registrato una diminuzione dell’utile netto del 7%, a 286,8 milioni di sterline (333 milioni di euro), secondo un comunicato.
 
Lo specialista del trench-coat è stato appesantito da numerosi oneri finanziari eccezionali legati soprattutto alla decisione, annunciata in tempi recenti, di cedere la licenza della sua divisione di prodotti di bellezza (che comprende profumi, cosmetici e make-up) alla statunitense Coty.

Burberry ha dovuto affrontare nei suoi conti spese per 40,6 milioni di sterline per coprire sia le previsioni di vendita peggiori del previsto per questa divisione, che il costo del trasferimento della licenza a Coty.

L’utile netto è stato anche abbassato dai costi (per 20,8 milioni di sterline) associati al piano di risparmi lanciato lo scorso anno nello stesso periodo per rimettere in carreggiata il gruppo, alle prese con un contesto di mercato difficile.
 
Tale contesto poco favorevole non è affatto diminuito e ha ancora pesato sulle vendite durante lo scorso anno finanziario.
 
Le vendite a cambi costanti del marchio inglese sono scese del 2%, con un calo dell’11% nella regione Americhe, una stabilizzazione dell’attività nell’Asia-Pacifico e una moderata crescita del 3% nell’area EMEA (Europa, Medio Oriente, Africa).
 
In compenso, le vendite nei negozi, che rappresentano i tre quarti del volume d’affari di Burberry, sono cresciute del 3%. Le vendite all’ingrosso e quelle derivanti dagli accordi di licenza sono invece precipitate.
 
Tuttavia, il gruppo è arrivato comunque a registrare un fatturato complessivo su base riportata in crescita del 10%, a 2,8 miliardi di sterline, principalmente grazie al favorevole effetto del crollo della sterlina dopo il voto per la Brexit dello scorso giugno.
 
Il deprezzamento dalla valuta consente di gonfiare meccanicamente le entrate ricavate dalle attività compiute all’estero, il che costituisce un grande vantaggio per un gruppo come Burberry, che vende i suoi prodotti in tutto il mondo.
 
"Il 2017 è stato un anno di transizione per Burberry in un mercato del lusso che cambia molto velocemente. Le azioni che abbiamo intrapreso per porre le basi della crescita futura stanno iniziando a dare i primi frutti, e resto fiducioso del fatto che ciò continuerà", ha precisato nel comunicato Christopher Bailey, CEO e direttore creativo del gruppo.
 
Quest’ultimo lascerà il proprio incarico di Chief Executive Officer a partire da luglio a Marco Gobbetti, ex PDG del marchio francese di pelletteria e abbigliamento Céline, di proprietà di LVMH.
 
Versione italiana di Gianluca Bolelli; fonte: AFP

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