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Pubblicato il
13 lug 2017
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Bu Xiaoquiang riceve il premio ‘Le Grandi Guglie della Grande Milano’: “Il potenziale dello stile e del design italiano in Cina è enorme”

Pubblicato il
13 lug 2017

Vera e propria istituzione della moda cinese, Bu Xiaoquiang, il fondatore del Sino-Italian Fashion Summit Committee, si trova in Italia per ricevere il 13 luglio il premio “Le Grandi Guglie della Grande Milano” istituito dal Centro Studi Grande Milano. Si tratta del primo straniero a ricevere il riconoscimento. Il premio sarà consegnato personalmente dal Presidente Daniela Mainini, dall’Assessore alle Politiche del Lavoro, Attività Produttive, Commercio, Moda, Design e Risorse Umane del comune di Milano Cristina Tajani e dal Presidente Onorario della Camera della Moda, il Cavaliere del Lavoro Mario Boselli, in occasione della cerimonia che si terrà presso il Palazzo Giureconsulti, in Piazza dei Mercanti.

Bu Xiaoquiang


“Un riconoscimento che premia l’uomo e l’imprenditore”, afferma Cristina Tajani. “Bu Xiaoqiang è stato il pioniere che ha accompagnato il Made in Italy alla conquista del mercato cinese. Con il suo impegno ha indiscutibilmente contribuito all’affermazione del gusto italiano in un mercato strategico per il Fatto in Italia”.
                                                                     
Oltre ad aver ricoperto dal 1984 la carica di funzionario per il Guangdong Provincial Commercial Bureau, Bu Xiaoqiang ha contribuito a diversi progetti di sviluppo dell’industria della moda italiana in Cina. Per esempio, nel 1989 è stato General Manager del primo mercato specializzato in abbigliamento della città di Guangzhou, il “Xihu Fashion Plaza”, cominciando ad occuparsi del settore dell’abbigliamento wholesale, che non ha più lasciato.
 
Poi, nel 2006 diventa, e lo è tuttora, il General Manager della “Kapok International Fashion City”, specializzatasi grazie a lui nella vendita all’ingrosso di abbigliamento di medio-alta gamma, di cui ha completato l’aggiornamento e la ricostruzione. Dopo la fondazione del Sino-Italian Fashion Summit Committee, avvenuta nel 2010, allo scopo di promuovere scambi culturali nel settore moda fra Cina e Italia, Xiaoqiang ha organizzato tour di studio alla Domus Academy e dal 2013 un Fashion Show di moda italiana a Kapok. Nel 2014 ha fondato anche il Guangdong International Fashion Institute of Art, che nel 2015 ha ospitato il “2016 Lifestyle & Fashion Trend Symposium”; ma tanti altri sono stati gli eventi, le collettive, le iniziative che il manager cinese ha curato nella sua carriera.

“Bu Xiaoqiang ha fatto tanto e continua a fare altrettanto per la giovane creatività italiana. La sua attività ha reso un importante contributo alla città di Milano, favorendo lo sviluppo della cooperazione nell’ambito della moda tra Cina e Italia: un forte segnale che le distanze geografiche vengono sempre colmate dalla genialità e dalla creatività dell’uomo e dell’imprenditore”, ha aggiunto Daniela Mainini, Presidente del Centro Studi Grande Milano.
 
Bu Xiaoqiang ha dato grande importanza ad introdurre in Cina il nuovo modello di business dello showroom, un concept in precedenza inesistente nell’ex Impero Celeste, dove ha avuto bisogno di più tempo per svilupparsi perché non esisteva un corrispondente mercato già maturo di buyer locali (“Al momento dell’apertura del mercato cinese le persone non sapevano neanche cosa fosse il lavoro del buyer”, ci dice il professionista cinese), tramite il suo “Hiveshowroom”, grazie al quale ha collaborato con oltre 50 designer italiani, la maggioranza emergenti.
 
“Tramite il mio showroom, questi stilisti hanno potuto partecipare (e altri lo potranno fare anche in futuro) a varie fiere organizzate in diverse città della Cina, e per loro ho riservato spazi in saloni di moda, per esempio a Pechino”, dice lo stesso Xiaoqiang a FashionNetwork.com, incontrato durante la fiera Milano Unica. “Ma anche a Shanghai, durante la Shanghai Fashion Week (e la prossima sarà a marzo 2018), ma anche in varie città della provincia di Guangdong. In agosto, avremo tre grandi Settimane della Moda nel nostro Paese per diverse stagioni del ready-to-wear, e noi saremo là con gli stilisti italiani”.
 
“Fra i marchi italiani con cui ho lavorato, i due che ho apprezzato di più sono stati Alex Mitchumm, per il suo stile così californiano, ricco di stampe fresche e colorate, anche un po’ hawaiane, che trasmettono una sensazione di relax, e Camo, per la rivisitazione di una moda classica con quel twist in più che il marchio possiede nel saper raccontare le storie che stanno alla base delle sue linee”, continua Xiaoqiang.
 
“Credo che il potenziale dello stile e del design italiano in Cina sia enorme e abbracci tutto il mercato”, prosegue Bu Xiaoqiang, “prima di tutto perché lo stesso mercato cinese è grandissimo, visto che la Cina può vantare la maggiore popolazione mondiale, ma anche perché la nuova generazione dei Millennials ha cambiato tantissimo le proprie abitudini di consumo rispetto alle generazioni precedenti. Si tratta di ragazzi più generosi verso i brand emergenti, perché sono alla ricerca di marchi e stili sempre nuovi e diversi. Perciò penso che se i marchi italiani hanno davvero la possibilità di comunicare alle generazioni più giovani chi sono, quali sono le loro idee e cosa propongono, in Cina possono davvero sfondare”.
 
“Per loro poi io suggerisco il modello di business “O2O”, vale a dire “Online to Offline”, in particolar modo perché gli stessi clienti giovani ormai stanno spostando il luogo in cui perfezionano gli acquisti su Internet”, spiega Xiaoqiang. “Con la combinazione di Internet, dello “Hiveshowroom” e della possibilità di acquistare con l’e-commerce in modo B2B e B2C, ho dato vita nel 2014 a una piattaforma di acquisto che rende più efficiente e conveniente per i marchi italiani l’esplorazione e la diffusione nel mercato cinese, e contemporaneamente per i buyer cinesi di effettuare ordini provenienti da nazioni straniere”.
 
A proposito dell’ultima evoluzione della moda (il “see now buy now”), Bu Xiaoqiang ha un’idea ben precisa: “La mia opinione è che la moda deve essere qualcosa di cui possono godere tutti, o almeno la maggioranza delle persone. Ma il “vedi e compra” riguarda i capi che vediamo sulle passerelle del prêt-à-porter. Si tratta di vestiti solitamente più ricchi di dettagli e volumi, spesso sperimentali e di avanguardia rispetto allo stile classico e regular preferito dalla maggioranza delle persone (e nel mercato cinese vi assicuro che il 90% della gente è così), quindi riservati a pochi. E non credo che questo sia un bene”.

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