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Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
1 set 2017
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Borsalino entra in una fase decisiva per il proprio rilancio

Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
1 set 2017

Borsalino ruscirà a tornare al successo di una volta? Difficile rimanere ottimisti a giudicare dal percorso pieno di insidie che il famoso produttore italiano di cappelli, fondato ad Alessandria ma con sede odierna a Roma, ha percorso in questi ultimi anni. Tuttavia, nei prossimi giorni potrebbe essere trovata una soluzione per un rilancio duraturo.

Presto il marchio piemontese di cappelli di culto (indossati al cinema da Alain Delon, Jean Paul Belmondo o Humphrey Bogart, e da personaggi pubblici come Al Capone o Papa Giovanni XXIII)dovrebbe conoscere la propria sorte - borsalino.com


La società ha convocato la prossima settimana un’assemblea straordinaria per approvare un piano di ricapitalizzazione che comporterà un aumento di capitale per 7,5 milioni di euro, collocando i titoli a nuovi soci, mentre sarà intentata un’azione di responsabilità contro gli amministratori che hanno portato Borsalino al dissesto finanziario, rivela la stampa italiana. Contattata da FashionNetwork, l'azienda non ha voluto commentare queste informazioni.
 
Ma in un comunicato diffuso nella serata di mercoledì (30 agosto), il presidente del fondo d’investimento Haeres Equita, Philippe Camperio, arrivato al capezzale della griffe nel 2015, ha confermato la propria volontà “dopo due anni di lavoro e vari impegni finanziari, di procedere a un nuovo piano di rilancio per posizionare Borsalino Giuseppe e Fratello S.p.A. sotto procedura di concordato”, ha dichiarato.

L’uomo d’affari italo-svizzero e pronipote di uno dei fondatori del Milan Philippe Camperio, insieme al suo socio Edouard Burrus, si era proposto due anni fa come garante per assicurare la continuità della società per mezzo di un contratto di affitto di ramo d'azienda. L'idea era di impostare un piano per la ristrutturazione del debito, ottenendo il semaforo verde da parte del tribunale accedere alla procedura di concordato, al termine della quale doveva diventare il nuovo proprietario di Borsalino. Ma contro ogni previsione, il tribunale di Alessandria aveva revocato a fine 2016 l’ammissione di Borsalino al concordato preventivo, rigettando il piano di risanamento presentato dalla società Haeres Equita.
 
Ora, il contratto di affitto di ramo d'azienda firmato con Haeres Equita è arrivato a scadenza. Il mitico produttore di copricapo fondato nel 1857 deve dunque trovare urgentemente un nuovo proprietario. Secondo la stampa, il marchio sarebbe ancora di proprietà per il 66% delle società finanziarie Fisi e Fiind di Marco Marenco, l’ex padrone del brand, arrestato due anni fa per frode ed evasione fiscale, il quale aveva portato Borsalino sull'orlo del fallimento.
 
Una situazione che porta con sé tante preoccupazioni per i circa 120 dipendenti che lavorano nel sito produttivo aziendale di Spinetta Marengo (AL). Per rassicurarli, Philippe Camperio conferma nello stesso comunicato “che il business plan di Haeres Equita, anche se la sua società non dovesse mai diventare proprietaria di Borsalino Giuseppe e Fratello S.p.A., non prevede di spostare né l'impianto di produzione, né gli impiegati ad Alessandria, dove Borsalino è, e sarà sempre, un’azienda italiana di lusso ben ancorata al suo territorio”.
 
Logicamente, Philippe Camperio dovrebbe figurare in buona posizione nell'elenco dei potenziali acquirenti di Borsalino. Quest'ultimo tuttavia nega di avere qualsiasi legame con l'uomo d'affari cinese Bo Zhang, 48 anni, indicato dal “Corriere della Sera” come suo presunto partner finanziario.
 
Nell’attesa di un’eventuale ricapitalizzazione, la griffe guidata dal presidente Raffaele Grimaldi e dal direttore generale Marco Moccia prosegue nel risanamento dei propri conti. L’azienda piemontese ha visto passare il fatturato da 13 milioni di euro nel 2013, con una perdita netta di 21 milioni, a 15,7 milioni lo scorso anno, accusando una perdita di 2,3 milioni, mentre per l’anno in corso punta su vendite per 18 milioni di euro e su un ritorno all’equilibrio.

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