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Pubblicato il
10 set 2012
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Bernard Arnault vuole diventare belga

Pubblicato il
10 set 2012

Il quotidiano belga “Libre Belgique” nel fine settimana ha pubblicato quella che a tutti gli effetti si può considerare una notizia-bomba, rivelando che Bernard Arnault ha presentato domanda per ottenere la doppia cittadinanza franco-belga.

Parecchi media hanno fatto il collegamento tra questa richiesta, che in un certo senso si potrebbe definire di “asilo economico”, e l'inasprimento della politica fiscale francese per gli alti redditi (prelievo fiscale al 75% per i ricchissimi, o comunque per tutti coloro che si trovano al di sopra del milione di euro). Sempre secondo molte fonti di stampa, sarebbe stato il suo amico belga Albert Frère, un uomo d'affari locale, ad aver consigliato al magnate transalpino di intraprendere questo passo.

Bernard Arnault è nato a Roubaix

Bernard Arnault, attraverso la sua agenzia di comunicazione, ha risposto che rimarrà cittadino fiscale francese e di aver chiesto la nazionalità belga per motivi di affari, ma molte fonti ricordano anche gli accordi privilegiati che intercorrono fra il Belgio e Monaco, che potrebbero portare in un secondo tempo Bernard Arnault a spostarsi verso il Principato.

Per ottenere la nazionalità belga, occorre rispettare determinate condizioni. Proprietario di una casa a Bruxelles, Bernard Arnault è soprattutto nato a Roubaix, dunque ai confini col Belgio. Suo padre, Jean Arnault, è titolare in quella città di un'impresa di lavori pubblici. Negli anni '70, su impulso proprio di Bernard, lancia l'azienda di costruzioni Férinel, che si occupa soprattutto di appartamenti turistici. Si trovano ancora tracce di suoi appartamenti sul lungomare di molte stazioni balneari francesi.

La sua prima moglie era una Dewavrin, un nome molto conosciuto, di una delle grandi famiglie che hanno dominato il settore tessile del Nord. La Dewavrin, paradossalmente, si è poi risposata con Patrice de Maistre, il cui nome è salito alla ribalta delle cronache perché è l'ex gestore della fortuna di Liliane Bettencourt, la miliardaria francese erede de L'Oréal che ha passato recenti guai con la giustizia!

Bernard Arnault pochi giorni fa è stato ricevuto dal Primo Ministro Jean-Marc Ayrault, al quale ha rivelato tutto il male che pensava di questa altissima tassazione per i più ricchi (pur omettendo, secondo alcune delle fonti, di rivelare le sue successive intenzioni). Arnault pare avere sempre avuto una notevole paura della sinistra al potere, al punto da trasferirsi negli Stati Uniti dopo la vittoria di François Mitterrand nel 1981, creandovi la Ferinel INC.

Rimane il sentore per molti francesi di una mancanza di solidarietà con un Paese che, secondo alcuni dei suoi concorrenti, l'ha aiutato e gli è servito tanto, soprattutto all'inizio della sua carriera nella moda e del tessile. Infatti, è a metà degli anni '80 che Bernard Arnault compra, con l'aiuto della banca Lazard e del suo direttore Antoine Bernheim, una società chiamata Financière Agache.

Il nome non dice più molto oggi, come del resto quello dei suoi proprietari, i fratelli Willot, il cui gruppo di tessile-abbigliamento era allora in totale disfacimento. Solo che all'interno della finanziaria Agache, c'erano Conforama, le Bon Marché… e Christian Dior. Bernard Arnault non è poi così interessato a questo nome un po' dormiente, ma è obbligato ad acquistare il gruppo nella sua interezza.

Per questo, lo Stato francese, che per di più è il governo socialista di Laurent Fabius (!), gli versa quasi 2 miliardi di franchi, mentre Arnault s'impegna a non licenziare i quasi 16.000 dipendenti del gruppo. Una promessa che in effetti non ha mantenuto, poiché molto velocemente decide di vendere le attività nel tessile per conservare solo Christian Dior e il Bon Marché. Una promessa non mantenuta neanche dal nuovo proprietario.

Il suo ingresso in Vuitton risale invece al 1988, quando viene in soccorso delle famiglie proprietarie in cerca d'investitori. Divergenze di vedute sulla strategia da tenere fra le stesse famiglie e la presenza di vari disaccordi fra loro hanno permesso a Bernard Arnault di prendere il potere in LVMH, a seguito di una OPA che all'epoca fece scalpore.

Vero imprenditore e finanziere senza pari, Arnault sa dunque come essere molto più che spregiudicato nei suoi comportamenti e investimenti. Alla luce di quanto detto, si può facilmente comprendere la reazione atterrita dei dirigenti di Hermès quando hanno visto arrivare all'interno del capitale della loro azienda il miliardario francese!

Ci si può anche domandare quale sarà l'impatto psicologico-motivazionale sui team del gruppo LVMH nel vedere la prima fortuna di Francia, e quarta mondiale secondo il magazine “Forbes”, così preoccupata per l'evoluzione della sua situazione fiscale in Francia.

Jean-Paul Leroy (Versione italiana di Gianluca Bolelli)

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