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Pubblicato il
23 set 2015
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Bernard Arnault: "Il gruppo LVMH dovrebbe essere gestito come una start up nonostante le sue dimensioni"

Pubblicato il
23 set 2015

In prima fila alla sfilata di Givenchy by Riccardo Tisci c'era il boss dello stilista italiano, e ovviamente del marchio francese, Bernard Arnault. La redazione di “CNN Style" l'ha incontrato per parlare naturalmente di Givenchy, ma anche dello spazio che occupa l'innovazione all'interno del gruppo che dirige. Un'intervista ora pubblicata da FashionMag.com.
 
 
Sul successo di Riccardo Tisci
Il talento di uno stilista è un elemento di primaria importanza, ma non sufficiente; è per questo che penso che ci sia sempre il rischio di un fallimento. Ci sono molti esempi di questo tipo nel mondo della moda: stilisti talentuosi che collaborano con ottimi marchi, ma a volte questa combinazione non funziona. I clienti sentono ciò che è vero e autentico, lo stretto rapporto che c'è fra il designer e il brand.
La sfilata di Riccardo è contemporanea, ma continua a far venire in mente Hubert de Givenchy e questo spiega il suo successo. Tra i marchi che ho la fortuna di gestire, posso dirvi che il successo deriva da una miscela di storia e modernità, ma si ottiene anche quando la creatività dello stilista è legata al marchio in modo naturale. Questo è ciò che crea la magia di Givenchy.

Sull'apertura di un flagship Givenchy in Madison Avenue
Per il gruppo LVMH, gli Stati Uniti sono il primo mercato al mondo, poi arrivano l’Europa e l'Estremo Oriente. Oggi, la crescita in Cina è un po' lenta paragonata agli ultimi dieci anni, ma non dobbiamo sopravvalutare questo rallentamento. La loro crescita è passata forse da un 7% a un 4 o 5%, ma questo rimane un ritmo di sviluppo che ci piacerebbe avere in Europa.

L’innovazione al centro di LVMH
Spesso dico che il gruppo LVMH dovrebbe essere gestito come una start up nonostante le sue dimensioni. È per questo che siamo in grado di attrarre i migliori giovani talenti dalle scuole e motivarli. Ho appena assunto un manager proveniente da Apple, che ci porterà agilità, mobilità e la conoscenza di Internet.
Vogliamo abbandonare questa grande organizzazione basata sul marketing, e concentrarci maggiormente su una mentalità da start up.
Nei miei interventi agli studenti delle scuole di business, la prima cosa che dico è di non aspettarsi che io parli con loro di marketing, perché lo detesto. Il nostro scopo è di creare dei prodotti, d’inventare, ed è il cliente che poi viene a scegliere il prodotto che ama. Ma se si inizia facendo ricerche di mercato, o studi sui gusti dei consumatori, molto spesso ci si sentirà smarriti avendone ricavato un prodotto che non è quello immaginato. Penso che i prodotti migliori siano effettivamente e totalmente nuovi.
Noi dobbiamo produrre, consegnare, spedire e vendere il prodotto. Si tratta di un lavoro molto organizzato, e questa organizzazione del lavoro deve coabitare con la creatività; il che è qualcosa che in sostanza è disordinato, caotico, ma è proprio ciò che lo rende bello.

La forza più grande di Givenchy: il suo DNA storico
Mi ricordo di una discussione che ebbi con Steve Jobs a proposito dei suoi prodotti. Gli ho chiesto se pensava che il suo telefono incontrerà lo stesso successo fra 30 anni, e lui ha risposto che non lo sapeva. Poi mi ha posto lui la stessa domanda e gli ho detto: “Steve, penso che il mio Dom Pérignon sarà ancora utile fra 30 anni. Noi vendiamo un pezzo di storia”.

Bruno Joly (Versione italiana di Gianluca Bolelli)

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