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Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
25 lug 2017
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Benetton: nel 2016 le perdite sono aumentate

Versione italiana di
Gianluca Bolelli
Pubblicato il
25 lug 2017

La ripresa non è ancora d’attualità per Benetton, che comunque prosegue nel proprio piano di investimenti. Il gruppo trevigiano dell’abbigliamento stenta a decollare, nonostante la profonda riorganizzazione in cui si impegna dal 2015, che l’ha visto rifocalizzarsi sui suoi due marchi principali, United Colors of Benetton e Sisley, e cambiare completamente struttura.

Un negozio United Colors of Benetton in India - Benetton Group


Nel 2016, il gruppo veneto ha raccolto un fatturato di 1,376 miliardi di euro, contro gli 1,504 miliardi di un anno prima, per un calo dell’8,5%. Una contrazione legata al programma di chiusure di numerosi negozi, ma anche, come sottolinea l’azienda trevigiana, “alla diminuzione delle vendite, soprattutto nel canale indiretto, e alle cattive performance dei negozi in gestione diretta, in particolare in Italia, Francia, Germania, Polonia e Turchia”.
 
Benetton Group ha inoltre quasi raddoppiato la sua perdita netta, passata da 46 milioni nel 2015 a 81 milioni di euro un anno più tardi, mentre ha registrato una perdita operativa di 38 milioni, contro i 19 milioni dell’anno precedente.

Questi sono i risultati pubblicati nel bilancio 2016 di Edizione, la holding che controlla il 100% di Benetton e l’impero della famiglia omonima. “Nel 2016, Benetton Group ha risentito della perdurante stagnazione economica in Europa, registrando cali delle vendite e della redditività che si sono tradotti in un indebolimento della sua posizione finanziaria”, si legge nel rapporto. Il flusso di cassa è passato, infatti, da 85 a 24 milioni in un anno.
 
Il gruppo di abbigliamento puntualizza comunque che “non ha rallentato i suoi progetti di trasformazione in corso, né il proprio piano di investimenti, riuscendo a concretizzarli come erano stati programmati senza ricorrere ad indebitamento”.
 
Di più, Benetton l’anno scorso ha aumentato gli investimenti fatti, visto che sono cresciuti del 39,2% rispetto al 2015, raggiungendo i 45 milioni di euro. Sono stati aperti o ristrutturati circa 330 punti vendita del brand nel 2016.
 
L’Italia costituisce ora il secondo mercato della società, con il 36,5% delle vendite, dietro all’Europa (38,8%) e davanti ad Asia e America Latina (24,7%). In tutte e tre queste macroregioni le vendite sono diminuite.
 
Come conclude la relazione, “la strada da percorrere è ancora lunga”.

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