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Pubblicato il
19 mar 2012
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Benetton attraversa un periodo d'incertezza

Pubblicato il
19 mar 2012

Il celebre marchio trevigiano dai pullover multicolori sembra avere dei problemi a trovare nuovo slancio. Giovedì scorso ha pubblicato i suoi risultati per il 2011, che concludono un'annata piuttosto negativa, mentre le prospettive per il 2012 non si annunciano affatto migliori. "Il 2011 è stato caratterizzato da una forte pressione sui margini, in ragione di un notevole aumento dei costi delle materie prime e di una congiuntura particolarmente negativa nei Paesi del bacino del Mediterraneo", riassume Benetton nel suo comunicato.



Il gruppo di abbigliamento ha fatto registrare nel 2011 un utile netto di 73 milioni di euro, contro i 102 milioni dell'anno precedente (-28,4%). Il suo margine operativo è passato dal 10,1% (208 milioni di euro) nel 2010 al 7,6% (154 milioni di euro l’anno scorso), in calo del 26% rispetto al 2010, mentre il suo fatturato ha raggiunto i 2,032 miliardi di euro, contro i 2,053 miliardi di un anno prima ( -1%). L’azienda ha inoltre annunciato la sua intenzione di non versare alcun dividendo in relazione all'anno fiscale 2011.

"Di fronte a queste avversità economiche le azioni definite per contrastarle hanno consentito di contenere il calo del fatturato e hanno accelerato la crescita in quasi tutti i paesi extra europei, in particolare in quelli con economie in forte sviluppo (+10% al netto dell'effetto cambi) il cui peso sui ricavi netti è ulteriormente salito al 26% del totale", prosegue la nota di Benetton.

L’annata 2012 è iniziata "con dei risultati moderatamente positivi" in termini di vendite dirette in quasi tutti i Paesi, ma permangono difficoltà significative nel panorama economico, mentre la campagna di vendita per la prossima estate, attualmente in corso, lascia presagire "dei risultati leggermente meno buoni rispetto a quelli dello stesso periodo dell'anno prima", puntualizza il comunicato.

"Benetton in questo momento ha bisogno di rafforzarsi, soprattutto a livello della sua struttura commerciale, investendo sui suoi punti vendita. E' in questa prospettiva che l’azienda ha deciso di ritirarsi dalla quotazione in Borsa, per avere una maggiore libertà di movimento", spiega una fonte vicina alla società.

Di fronte alla concorrenza agguerrita della grandi catene di fast fashion come Zara, H&M e anche Uniqlo, l’azienda italiana ha perso appeal, non riuscendo più a distinguersi, con un posizionamento confuso. Invece di rinnovarsi, ha dato l'impressione di ripiegarsi su quelle vecchie proposte che in passato avevano decretato il suo successo. Fatto testimoniato dalla sua ultima campagna pubblicitaria choc "UnHate" (“Non odio”, ndr) o dalla nuova label e marca di maglioni colorati venduti a prezzi bassi "George Hogg", lanciata l'anno scorso, che richiama palesemente le collezioni Benetton delle origini.

Il top management poi, è stato totalmente rinnovato l'anno scorso, con l'arrivo, per la prima volta nella storia del gruppo, di un direttore creativo, You Nguyen. Ma questa ristrutturazione ha accentuato l’impressione di titubante incertezza sull'impostazione della direzione di Benetton, che ha cambiato Direttore Generale per 5 volte in 10 anni ed è oggi diretta da due manager, Biagio Chiarolanza e Franco Furnò, capeggiati da Alessandro Benetton. Quest'ultimo è succeduto nel 2007 a suo padre alla testa del gruppo, ma resta formalmente il suo vicepresidente esecutivo…

Dominique Muret (Versione italiana di Gianluca Bolelli)

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