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Pubblicato il
1 ott 2014
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4 minuti
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Bally si rilancia con grandi progetti

Pubblicato il
1 ott 2014

"Bally è una start-up con 163 anni di storia", afferma Frédéric de Narp, arrivato a dirigere "questa bella addormentata" nel novembre del 2013, con la missione "di rinvigorire l'immagine" dello storico marchio svizzero di calzature, acquistato nel 2008 dal gruppo tedesco Labelux, ribattezzato nel luglio scorso JAB Luxury, divisione di JAB (John. A. Benckiser) Holdings. Quest'ultima è una società di investimento tedesca che possiede anche Jimmy Choo, Belstaff e Zagliani e che detiene anche la maggioranza di Coty e a cui fa capo una quota di minoranza del gruppo Reckitt Benckiser, specializzato in prodotti per la salute, l’igiene della persona e della casa.

La prima "Maison Bally" sarà inaugurata a Londra il 22 ottobre


In pochi mesi, il dirigente ex Cartier, artefice della rinascita del gioielliere americano Harry Winston, ha messo in piedi un'équipe da urlo, circondandosi "dei migliori".

A cominciare dal direttore creativo Pablo Coppola, che ha presentato in settembre a Milano la sua seconda collezione. Lo stilista, che ha lavorato in particolare per Dior, Tom Ford e Céline, è stato incaricato di reinterpretare l'heritage della maison dando nuova vita al prodotto. Coppola si avvarrà dell'aiuto di un team interno costituito da 14 designer.

Brice Baudoin, ex manager di Prada e Richemont, è diventato il presidente di Bally Asia-Pacifico, Anne-Marie Gaultier, ex del gruppo Galeries-Lafayette, è stata assunta per dirigere il marketing e la comunicazione, mentre Fabien Baron ha firmato la prima campagna pubblicitaria, e il 6 ottobre Giovanni Torchiani, ex direttore industriale di Rossimoda, in precedenza transitato da Sergio Rossi, assumerà l'incarico di capo della produzione come Vice President Manufacturing.

Frédéric de Narp, il CEO di Bally


"C'è stata una mancanza di chiarezza negli ultimi anni, ma oggi gli azionisti di JAB Luxury sono decisi ad investire con forza sul marchio e soprattutto sul lungo termine. Abbiamo tutte le possibilità dalla nostra parte, perché il nostro prodotto corrisponde alle nuove richieste dei Paesi emergenti, dotati di una clientela sempre più sofisticata e colta", prosegue il manager, che sogna di portare il marchio a 1 miliardo di dollari (800 milioni di euro) di fatturato, contro i quasi 300 milioni di euro di oggi. Le calzature rappresentano il 45% delle vendite totali, così come gli accessori, mentre il prêt-à-porter vale solamente il 10%.

"Vogliamo rifocalizzarci sul nostro core business, L'abbigliamento è solo una delle espressioni dell'immagine del marchio. Vogliamo anche aumentare le vendite delle calzature da donna, che pesano solo per il 30% sulle vendite totali, mentre in origine Bally era un brand all'80% femminile. L'uomo ha guadagnato peso recentemente, giungendo al 70%. Ci piacerebbe arrivare al 50-50», puntualizza Frédéric de Narp.

Dopo alcuni anni di tentativi ed errori, la griffe di pelletteria di lusso è ora sulla buona strada per ripartire. L'anno scorso, la sua sede è stata trasferita a Londra, nello stesso edificio che ospita Jimmy Choo e Belstaff, con ognuna delle società dotata della sua propria autonomia. Sei mesi fa ha anche inaugurato un nuovo showroom a Milano, in Via Cadore, col capoluogo lombardo che rappresenta ancora la piattaforma mondiale della calzatura. Del resto, è proprio in Italia che il marchio realizza la gran parte della produzione, mentre in Svizzera, a Caslano, vicino Lugano, dispone di una fabbrica dedicata alla calzatura elegante da uomo.

Il marchio di calzature Bally si rilancia a 360°


Dopo aver riorganizzato lo stile, ora Bally si sta occupando della distribuzione. Il marchio è attualmente distribuito attraverso 400 clienti multimarca e 300 boutique monomarca, 100 delle quali situate all'interno di aeroporti.

La Cina, dove può contare su 60 punti vendita, è il suo primo mercato. "Vogliamo riportare il marchio al suo antico splendore in Europa e negli Stati Uniti, che rappresentano le nostre priorità. Intendiamo anche consolidare la Cina ed entrare in Giappone e nei Paesi emergenti, come il Messico", dichiara il patron.

Il prossimo 22 ottobre, la griffe elvetica aprirà il suo primissimo flagship a Londra, uno store della superficie di 400 m2 in un palazzo di tre piani, al 45/46 di New Bond Street. Il progetto è firmato dall'architetto David Chipperfield. L’idea è di aprire una dozzina di queste “Maison Bally” nelle principali metropoli. Sempre in ottobre, Bally riaprirà la boutique rinnovata di Rodeo Drive, a Los Angeles, e un nuovo punto vendita nel quartiere Ginza di Tokyo.

Un look firmato Pablo Coppola per Bally


Il 22 ottobre sarà anche presentata la nuova piattaforma digitale potenziata di Bally, il cui obiettivo è quello di andare sul omni-canale.

"La ricchezza del marchio è l’heritage. Nei nostri archivi a Schönenwerd, dove il brand fu fondato nel 1851 dall'industriale svizzero Carl Franz Bally, abbiamo circa 35.000 paia di scarpe. Bally è stato pioniere in molti campi. Nel 1870, aprì a Montevideo. 60 anni fa aveva una conceria a Rio de Janeiro. Nel 1889 produceva 2 milioni di scarpe all'anno! E' stato anche il primo marchio di lusso occidentale a penetrare in Cina, nel 1986. E' con questo spirito che noi vogliamo rinnovarci, basandoci soprattutto sulla reputazione impareggiabile di Bally", conclude Frédéric de Narp.

Dominique Muret (Versione italiana di Gianluca Bolelli)

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