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Pubblicato il
3 nov 2013
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Armani e Cartier chiudono a Bologna, i commercianti felsinei contro la giunta

Pubblicato il
3 nov 2013

Bologna sta per dire addio alla boutique Giorgio Armani in Via Farini, davanti alla storica Galleria Cavour. Un'altra griffe d'eccellenza che lascia il quadrilatero della moda e del lusso della città felsinea. Purtroppo non l'ultima: entro fine anno chiuderà anche Cartier. La boutique di Armani era presente in città dal 1994. Il marchio dello stilista piacentino parla di normale strategia di chiusure/aperture a lungo termine, ricordando che rimane comunque aperto lo store Emporio Armani in Galleria Cavour, ma è indubbio che i contraccolpi psicologici per i commercianti locali non si contano più, se consideriamo che cominciano a trapelare voci da vari fronti anche su una possibile chiusura dei battenti del vicino negozio di Hermès, che aveva rinnovato i locali giusto un anno fa, sempre in Via Farini, angolo Piazza Minghetti.

Il negozio di Giorgio Armani in Via Farini a Bologna.


L'addio di Armani, segue quelli degli ultimissimi anni di Ermenegildo Zegna, Bruno Magli o ancora Malo. A giugno poi, aveva chiuso anche il negozio Dolce&Gabbana sempre in Via Farini, angolo Galleria Cavour. A ciò si aggiunga che in quasi tutti questi casi, i marchi italiani verranno sostituiti da brand stranieri. Al posto di Dolce&Gabbana arriverà il francese Zadig & Voltaire; Borbonese, chiuso da poco più di un mese in Galleria Cavour con un cartello che annunciava lavori di restauro, invece non riaprirà, cedendo il suo spazio allo statunitense Michael Kors; in Via de’ Toschi, ha chiuso, per non riaprire più, anche Biggie Best, negozio che da tanti anni vendeva arredamento per la casa, con al suo posto lo statunitense New Balance, mentre in Via Clavature ha chiuso lo store del Gruppo Sixty, sostituito dal 5 ottobre dal tedesco Adidas. Nella stessa via, da un anno abbondante ormai, ha le serrande abbassate la storica Gioielleria Stefani.

Recenti anche le chiusure della Casa dello Sport (che nel 2008 da Galleria Cavour aveva traslocato in Via Santo Stefano, ma non ce l'ha fatta lo stesso) e di Borsalino. E' stato invece un altro marchio italiano, Twin Set bambino, a sostituire la boutique di scarpe di lusso di Sergio Rossi in Via dell'Archiginnasio, dove sta per attuarsi un'altra chiusura eccellente, quella di Montblanc, che sta comunque cercando di restare in città, e a tal fine sta pensando di cedere il negozio in franchising.

Una foto di Galleria Cavour


Ma la geografia del Quadrilatero bolognese e di Galleria Cavour continua a cambiare: la retrostante Via de' Foscherari mostra oggi un panorama desolato con tutte le vetrine chiuse. Basta pensare ancora a quelle di Luxury Living, che in Galleria aveva inaugurato solo tre anni fa il suo secondo punto vendita di arredamento di lusso o di Loro Piana, che ha chiuso da qualche mese e cederà il posto a Via delle Perle.

"Forse l'amministrazione comunale bolognese dovrebbe farsi qualche domanda sulle scelte attuate negli ultimi anni", ci dicono diversi commercianti del centro, "visto che sta letteralmente mandando a morte una città conosciuta per la sua vitalità ad ogni livello, in primis proprio commerciale. Quest'anno per la cronaca non si farà neppure il Motorshow, che portava un indotto enorme a Bologna".

Coloro che, a fatica, resistono, osservano come l’indotto sia calato vertiginosamente, a fronte di affitti sempre più alti e di un'affluenza nei negozi, ma anche per le strade, molto calata. Forte l'attacco contro i "T-Days", le giornate pedonali, volute dal sindaco Virginio Merola e dalla sua giunta, che hanno involontariamente contribuito a peggiorare gli effetti della crisi rivelandosi un clamoroso autogol.

Con questa iniziativa e le politiche di mobilità attuate dal comune, risulta in pratica sempre più difficile e faticoso raggiungere il centro da parte della gente. Persino a taxi e autobus viene impedito di raggiungerlo agevolmente. Il tutto in un momento strategicamente sbagliato, perché i negozi hanno meno clienti, soprattutto nel fine settimana e la loro clientela abituale ormai non basta più a far quadrare i conti. Alcuni sono stati costretti a fare orario spezzato e non più continuato e/o a licenziare dei commessi. Prima ancora dei "T-Days" era stata la telecamera Sirio a mettere il carico da 90...

Giusti, storico negozio di abbigliamento che aveva 300 metri quadri in Galleria Cavour, nel 2008, causa affitto andato alle stelle, da 15.000 a 45.000 euro mensili, si è spostato in Via Castiglione. Prezzi in effetti degni di Via Montenapoleone a Milano.

Elena Passeri e Gianluca Bolelli

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