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Pubblicato il
10 mar 2016
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Armand Hadida: "Una sfilata ha senso solo se arriva al pubblico di massa"

Pubblicato il
10 mar 2016

Per Armand Hadida, è una rivoluzione quella che si preannuncia per il calendario delle sfilate, e che va al di là dell'organizzazione della professione. Una rivoluzione prevedibile da molto tempo, ma che non è stata colta in anticipo, soprattutto dalle istituzioni del settore, in particolare dalle organizzazioni professionali che riuniscono i marchi di lusso.

Armand Hadida


“Ne avevo parlato già anni fa a Didier Grumbach (allora alla testa della Federazione Francese del Prêt-à-porter, dei Couturier e degli Stilisti di Moda, ndr.)”, sottolinea il cofondatore delle boutique L’Eclaireur e direttore artistico del salone Tranoï. “Era una cosa evidente: non si potevano lasciar diffondere sui mass media le collezioni quattro o cinque mesi prima della loro commercializzazione. Si trattava di un pericolo per la creazione”.

Per questo attore di primo piano del mondo della moda, che ha sempre difeso la creazione, il lassismo ha permesso ai “copiatori” (e Armand Hadida cita soprattutto Zara e H&M al riguardo), di arricchirsi a buon mercato creando la fast fashion.

L’offensiva americana sul tema del see now buy now (vedi e compra subito) è destinata a creare scalpore. “Su qualcosa gli americani hanno ragione. Una sfilata ha senso solo se arriva al grande pubblico di massa”, spiega Armand Hadida. “E' un fatto di marketing”.

Hadida ha la sua idea sul calendario. “Dovrebbe avere due periodi”, puntualizza. “In primo luogo, come accade oggi, 3 o 4 mesi prima della vendita al pubblico dei prodotti occorre organizzare delle presentazioni in showroom, private, riservate ai buyer. Queste presentazioni possono durare anche tre giorni”. Armand Hadida non esclude di accogliervi 4 o 5 giornalisti indicati dalle case di moda, ai quali queste ultime rivelano dei frammenti della collezione. “In questo modo, si saprà chi imbroglia e diffonde le immagini”, sottolinea! E' così, secondo il direttore artistico del Tranoï, che le griffe potranno di nuovo essere padrone della loro immagine.

E poi, giusto prima della vendita al pubblico, possono intervenire le sfilate, ma che accolgano tutti, i blogger, i giornalisti, ecc. Bisognerà farne delle grandi operazioni commerciali, come del resto sono sempre più diventate. E soprattutto avere il massimo impatto di ricadute ovunque. “Oggi i francesi e gli italiani rifiutano una simile eventualità, ma finiranno per arrivarci”, insiste.

Per Armand Hadida, il cambiamento deve riguardare anche il comportamento dei giovani stilisti. “Bisogna che abbandonino le pratiche del passato, e che le scuole stesse smettano di insegnare loro”, sottolinea Armand Hadida. “Devono abbandonare l'idea delle collezioni per concentrarsi sul vestito, su un modello per esempio, giocare sulla flessibilità. Perché poi non fare a meno degli showroom per puntare sul consumatore finale, che è colui che decide al giorno d'oggi? I social network lo permettono. Possono creare reti collettive, ecc”. Annotazione finale del cofondatore de L’Eclaireur: "Certo, [i giovani stilisti] devono mettere il loro ego nel guardaroba".

Jean-Paul Leroy (Versione italiana di Gianluca Bolelli)

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