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8 mag 2017
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Antonio Tajani: “Non si può giocare 11 contro 11 in casa e poi essere costretti a giocare 9 contro 13 quando si va a Pechino”

Pubblicato il
8 mag 2017

Il Presidente del Parlamento Europeo ha aperto ufficialmente con il taglio del nastro la 38ˆedizione della fiera di oreficeria e gioielleria di OroArezzo, che intercetta le realtà del primo distretto orafo in Italia.

Un momento della conferenza di presentazione di OroArezzo 38. Da sinistra: Matteo Marzotto, Lorenzo Cagnoni, Antonio Tajani, Andrea Boldi, Corrado Facco


Di fronte alle molte aspettative che gli imprenditori di tutto il Made in Italy, non solo di oreficeria e gioielleria, nutrono dagli impegni delle forze politiche del nostro Paese in relazione soprattutto ai temi dei dazi, del commercio etico, della tracciabilità delle filiere, di normative che possono cambiare le sorti e le tutele di intere filiere produttive, si trova dall’altra parte un’Europa che sta cambiando molto e che deve affrontare sfide prossime venture molto importanti, ha ricordato innanzitutto Tajani.

“Certo, c’è sempre il mercato interno, ma il palcoscenico internazionale è quello sul quale tutte le nostre reti industriali dovranno giocare le partite più importanti e di primo piano”, ha continuato il Presidente. “E non a caso parlo di reti industriali, perché la partita non la si può giocare da soli o quando si è troppo piccoli. O almeno, la si può affrontare anche da piccoli, ma essendo parte di una rete e/o di un’organizzazione che ti consentano per la loro forza di andare ad esplorare nuovi mercati”.

“La politica commerciale, lo ricordo, è di esclusiva competenza dell’Unione Europea. L’accordo perfezionato con il Canada lo ritengo buono, perché riduce i dazi permettendo a molti nostri prodotti di essere esportati in un grande Paese”, ha puntualizzato Tajani. “Guardo con ottimismo anche all’accordo con il Giappone. Ci sarà da curare anche il mercato sudamericano: si riparte con il Mercosur dopo il cambio di governo in Argentina e ritengo che per un settore come quello della moda, e in generale dell’alta gamma, ciò possa essere di straordinario interesse. Mi auguro si risolva presto anche la crisi in Venezuela, Paese con una forte presenza italiana, che potrebbe così tornare a fiorire. Quindi, Messico, Mercosur, Giappone possono rappresentare, dopo il Canada, delle realtà dove andare a lavorare per una presenza di dazi molto minori per i prodotti italiani/europei”.
 
“Rimane il problema della Cina”, ha tenuto a precisare Antonio Tajani. “Come sapete, il Parlamento Europeo si è schierato con forza e in stragrande maggioranza contro il riconoscimento di status di economia di mercato per la Cina, semplicemente perché la Cina non è un’economia di mercato. La Commissione Europea, nell’ambito di un dibattito interno fra le istituzioni, ha fatto marcia indietro e ha proposto una nuova normativa anti-dumping che dovrebbe tutelare meglio le nostre imprese. Si è raggiunto un accordo fra gli ambasciatori dei Paesi dell’UE, poi il 4 maggio il relatore del Parlamento Europeo, l’italiano Salvatore Cicu, ha presentato una proposta in Commissione e quindi in Confindustria a Roma. Credo che l’accordo che si va configurando sia abbastanza soddisfacente per il mondo imprenditoriale europeo ed italiano. Chiaramente si tratta di un compromesso fra interessi diversi”.
 
“Poi c’è ancora il problema dei dazi, perché è chiaro che dobbiamo fare in modo che i nostri interlocutori a livello globale si rendano conto che non possono venire a invadere l’Europa puntando su dazi bassi e poi pensino di poter innalzare i dazi per difendere la loro produzione e andare a colpire la nostra”, ha spiegato Tajani. “Noi non vogliamo affatto farci colonizzare. Perché poi qual è il disegno? Venire qua, far abbassare i prezzi, conquistare e occupare il nostro sistema industriale e poi rialzare i prezzi quando fa comodo a loro. Ecco, questo è inaccettabile. Non significa voler fare del protezionismo. Significa avere le stesse regole. Con una metafora calcistica: non si può giocare 11 contro 11 in casa e poi essere costretti a giocare 9 contro 13 quando si va a Pechino”.

Antonio Tajani - Ansa


“Il Parlamento Europeo da questo punto di vista è l’istituzione comunitaria che difende più di ogni altra la competitività del sistema imprenditoriale e lo ha fatto comprendere in maniera molto chiara agli stati membri e alla Commissione Europea”, ha detto il Presidente. “Al termine di questo dibattito interno credo si possa arrivare a una soluzione soddisfacente per il mondo imprenditoriale. È stata una nostra priorità far inserire nel documento del 25 marzo per il rilancio dell’Europa la particolare attenzione che si deve riservare alle piccole e medie imprese”.
 
“La rassicurazione che vi posso dare è che farò di tutto ricoprendo questa mia carica, che è la più importante nella UE, perché il nostro sistema imprenditoriale europeo, l’unico che oggi può creare posti di lavoro diminuendo la disoccupazione giovanile (che con il terrorismo e l’immigrazione clandestina è uno dei grandi problemi odierni), abbia un sostegno continuo e determinato. Un impegno che continuerò a profondere in tutte le sedi, perché sono convinto che senza di voi non si crea lavoro, senza di voi l’Europa non cresce e non si vincono le sfide del futuro. Quindi è nostro dovere agevolare l’accesso al credito, ridurre il fardello burocratico, risolvere il problema della giustizia civile lenta che si mangia da sola il 2-3% del PIL italiano, per non parlare poi del ritardo dei pagamenti delle pubbliche amministrazioni nei confronti delle imprese. Il mio impegno sarà totale e spero di ottenere qualche risultato positivo nel prossimo futuro”, ha concluso.

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